Il rientro di Navalny e i suoi riflessi nei rapporti tra Mosca e l’Occidente

 

 

 

Premessa La mattina del 20 agosto 2020 a bordo dell'aereo S7 Airlines in viaggio da Tomsk a Mosca, Alexei Navalny, nota figura dell’opposizione a Putin, ha cominciato a sentirsi male per poi perdere conoscenza. Il pilota dell’aereo prese la decisione di effettuare un atterraggio di emergenza all'aeroporto di Omsk. Navalny venne trasportato al reparto di rianimazione dell'ospedale del posto. Cadde in coma e venne collegato a un ventilatore.

 

A seguito della richiesta della famiglia e del partito Russia del Futuro alla Cancelliera tedesca Merkel e al presidente francese Macron, un aereo giunse dalla Germania per trasportare Navalny in una clinica tedesca. Un consiglio di medici ritenne però le sue condizioni "instabili" e che il paziente non fosse trasportabile. L’ospedale negò quindi l'autorizzazione al trasporto. Venne infine dato il permesso di ricoverarlo in Germania ed il 22 fece il suo ingresso all'ospedale della Charité di Berlino.

 

Il 2 Settembre un portavoce del governo tedesco confermò l'ipotesi dell'avvelenamento, aggiungendo che le analisi avevano riscontrato la presenza del Novichok, agente nervino già utilizzato per avvelenare in Inghilterra l'ex-spia Sergej Skripal nel 2018. Si tratta di un veleno militare ed il suo utilizzo non può che portare la firma dei servizi segreti di Mosca. Il 7 Settembre Navalny usciva dal coma indotto.

 

Questa sostanza è stata identificata a seguito di complesse analisi effettuate da laboratori in Germania, Svezia e Francia. Di riflesso questi paesi non potevano tacere ed esimersi dall’esprimere una severa condanna, sottolineata anche dalle prese di posizione da parte di Bruxelles e della Nato.

 

Dopo 32 giorni, 24 dei quali in terapia intensiva, Alexei Navalny è stato dimesso dall’ospedale mentre dal Cremlino hanno sapere che, come ogni cittadino russo, una volta guarito poteva rientrare in patria.

 

Appena atterrato a Mosca, il 17 Gennaio di quest’anno, viene arrestato insieme ad alcuni suoi collaboratori. Recita l’accusa: “All'aeroporto di Sheremetyevo di Mosca gli ufficiali del dipartimento operativo del Servizio Penitenziario Federale della Russia (FSIN) hanno fermato Alexei Navalny, che è stato condannato con sospensione condizionale della pena ed è stato inserito nella lista dei ricercati il 29 dicembre 2020 per molteplici violazioni del periodo di prova”.

Il 14 dicembre è stata pubblicata un'indagine congiunta di The Insider e Bellingcat, in collaborazione con la CNN e Der Spiegel, che indicava un ruolo di alcuni agenti del Servizio di sicurezza federale russo (FSB) nell'avvelenamento. L'indagine ha descritto in dettaglio un'unità specializzata in sostanze chimiche i cui membri sono stati rintracciati utilizzando dati di telecomunicazioni e spostamenti.

 

Quello stesso giorno Navalny ha pubblicato un nuovo video che ha avuto grande risonanza, twittando poi:

 

«Caso chiuso. So chi ha tentato di uccidermi. Il caso relativo al mio tentato omicidio è risolto. Conosciamo i nomi, conosciamo i ranghi e abbiamo le foto»

 

Secondo le indagini il dissidente è stato sorvegliato per tre anni da un gruppo di agenti dell'unità e potrebbero esserci stati precedenti tentativi di avvelenamento.

 

Prima che quest’indagine venisse pubblicata, Navalny telefonò a Konstantin Kudryavtsev, uno degli agenti coinvolti, presentandosi come aiutante di Nikolai Patrušev (direttore del FSB) e chiedendo dettagli sul perché il tentato avvelenamento fosse fallito. Kudryavtsev gli ha riferito che il Novichok era stato messo sulle mutande di Navalny mentre quest’ultimo si trovava in un albergo a Tomsk. Purtroppo l’agente nervino era stato con tutta probabilità assorbito troppo lentamente per avere effetti letali prima della partenza dell'aereo.

 

Dopo il trasporto del dissidente in Germania, Kudryavtsev è stato inviato a recuperare i suoi vestiti in modo che potessero essere trattati per rimuovere le tracce di Novichok prima che fossero esaminati da esperti indipendenti.

 

Se non fosse stato per l’iniziativa del comandante del velivolo sul quale viaggiava Navalny, che aveva deviato la rotta dell’aereo atterrando ad Omsk e per la Germania, che lo ha poi curato per 5 mesi in un suo ospedale, probabilmente il dissidente russo non sarebbe sopravvissuto all’avvelenamento.

 

Penso sia interessante porsi la domanda sull’effetto che potrà avere questa storia sulla nuova amministrazione americana e sui rapporti con l’Occidente.

 

Biden entra alla Casa Bianca:  Il 20 Gennaio il nuovo presidente americano ha prestato giuramento ed è entrato alla Casa Bianca. Mosca gli ha offerto le sue congratulazioni con notevole ritardo perché ha voluto speculare sulla retorica dei presunti brogli riguardo le recenti elezioni.

 

A differenza di quattro anni fa il Cremlino si è mostrato molto più cauto nell’interferire nella competizione elettorale, che ha visto il presidente Trump confrontarsi con il suo avversario, il candidato democratico Joe Biden. Penso sia il caso di menzionare che quando Mosca aveva agito in modo così spregiudicato nel corso delle precedenti elezioni, probabilmente non lo aveva fatto tanto in segno di stima verso Trump quanto per indebolire il processo democratico americano.

 

Non so cosa il presidente Putin si aspettasse dall’elezione di Trump e mi domando adesso cosa si aspetti da quella di Biden, che vede come ostile alla Russia: forse non molto, ma un dialogo tra le due nazioni è senza dubbio necessario. Ritengo che come la Cina, anche la Russia abbia accolto con sollievo questo cambiamento alla Casa Bianca. Certo che continua a vedere gli Stati Uniti come un rivale e farà il possibile per proteggere quelli che considera i suoi interessi, ma Biden sarà per Mosca un interlocutore meno imprevedibile e perciò più affidabile.

 

L’agenda tra i due Paesi sarà comunque fitta, dato che il 5 Febbraio scade il trattato New Start sugli armamenti nucleari e le discussioni sul disarmo saranno di primaria importanza. Tra i vari temi da affrontare, vi saranno quelli della crisi ucraina, delle possibili interferenze nel corso delle elezioni, del gasdotto North Stream II ed il caso Navalny, quest’ultimo nel contesto di un dibattito in favore della democrazia e sulla difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà.

 

Per il Consigliere alla sicurezza nazionale Jake Sullivan, l’attentato a Navalny è stato in primo luogo un attacco ai diritti umani e poi un affronto alla dignità del popolo russo.

 

Si pone adesso la questione sull’effetto che potrà avere l’arresto di Navalny sulla nuova amministrazione americana, dato che l’operazione può considerarsi un affronto alla libertà e alla dignità dell’uomo, tematiche che il nuovo presidente americano ha dichiarato essere di grande importanza nel definire il corso del suo mandato. Nel corso della campagna elettorale si era infatti posto a difensore della democrazia, dichiarandosi inoltre contrario ai regimi autoritari.

 

Per il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, l’Occidente ha volutamente scelto quest’episodio per distogliere lo sguardo dalla più grande crisi che ad oggi abbia mai conosciuto il mondo liberale. Sono sciocchezze che non hanno molto senso e dal mio punto di vista ribalterei l’assunto per dire che sono le parole di Lavrov ad essere dettate da motivi di politica interna. Queste hanno invece molto a che fare col deflettere l’attenzione della Russia dai suoi problemi, che sono ben maggiori di quelli che stanno vivendo Europa e Stati Uniti.

 

Navalny torna in Russia:  Il dissidente russo sapeva che appena sbarcato in patria sarebbe stato arrestato. Ha deciso però di tornare lo stesso: non vi era infatti altro modo per affermare il senso ed il significato della sua lotta contro il Cremlino.

 

In Russia manca infatti un vero dibattito sulla democrazia e se egli vuole contare qualcosa nel suo paese, non aveva altra scelta che rientrare. Solo in questo modo potrà sfondare politicamente, dato che per il momento l’opposizione in Russia non ha possibilità. A Navalny non manca il coraggio e la sua statura internazionale gli è di aiuto, ma resta tuttavia da vedere se gli riuscirà di portare a termine la sua missione e fino a che punto gli sarà possibile diffondere il suo messaggio.

 

Ora il dissidente dovrà passare in carcere un periodo di quattro settimane, fino al 15 Febbraio, poi verrà processato.

 

Per il Cremlino dopo tutto, malgrado la voce grossa ed i metodi duri scelti per contrastare il dissidente ed i suoi sostenitori, Navalny non è certamente il più pericoloso dei oppositori: fondamentalmente un russo nel profondo del suo animo, egli propugna una veduta conservatrice e nazionalista che non è molto diversa dalla visione sovranista di Putin. Non si è mai battuto per la messa in atto di un regime democratico modellato su quelli occidentali.

 

E’ vero che la sua immagine all’estero gli dà risalto, ma quella che si è costruita in Russia è di un patriota e non certo di uno strumento dell’Occidente. Questo suo incarnare l’anima russa paradossalmente lo aiuta nel trasmettere e diffondere il suo messaggio attraverso il Paese. La battaglia che conduce è diretta soprattutto contro la corruzione, i privilegi, gli eccessi della vita privata del presidente russo e di chi gli gravita intorno e dell’intero sistema gestito da Putin. Si tratta senz’altro di un punto per attaccare, in quanto si contrappone alla povertà che affligge buona parte della nazione. Per molti infatti più che alla libertà si pensa ad un pasto da mettere a tavola e alla mancanza di prospettive per la gioventù.

 

Di particolare rilievo il filmato, andato in onda il giorno successivo al suo arresto, sulla villa che si sarebbe fatto costruire Putin sulle rive del Mar Nero. Si tratta di una costruzione sfarzosa di circa 7000 mq, che quasi ricorda la Domus Aurea di Nerone, che contiene tra l’altro piscine, un cinema, un casinò ed un locale con tanto di palo per la lap dance.

 

La regale dimora è circondata da una proprietà grande quasi come 39 volte il principato di Monaco, con giardini, vigneti ed altri luoghi ameni, quali una casa per il tè. Il costo dei lavori ammonterebbe a circa un miliardo e mezzo di dollari. Secondo l’inchiesta di Navalny sarebbe stata finanziata da aziende vicine al Cremlino e da fondi illeciti di varia provenienza.

 

Il movimento da lui creato è inizialmente partito come un blog, cosa che gli ha dato una forte presa su una generazione di giovani il 42% dei quali è tra i 25 e i 45 anni, che lo sostengono e seguono con entusiasmo. Si tratta di una realtà che si esprime soprattutto a livello regionale e municipale. Da parte del Cremlino e del sistema creato da Putin vi sono invece due linee da non oltrepassare: le questioni riguardanti i soldi e la vita privata dei gerarchi.

 

Tra Mosca e l’Occidente L’arresto di Navalny non può dirsi per Mosca una faccenda priva di rischio: non vi è da tenere conto solo delle reazioni negative in Occidente, ma anche di un certo azzardo interno per via dei molti che lo considerano un idolo.

 

Putin, che non manca certo di pragmatismo, ha ordinato questo arresto ritenendolo con tutta probabilità il male minore. Sarà certamente così, ma alla fine il caso Navalny evidenza la sua debolezza e di sicuro non lo aiuta. Dovrà comunque evitare di farne un martire e ricordare che sono in molti in Russia a voler vivere in un contesto di legalità e a pensare che il potere non dovrebbe superare certi limiti. Che questo tentativo di avvelenamento possa essere da stimolo a far crescere il movimento di Navalny?

 

Il sistema messo in piedi da Putin, come ogni edificio costruito su premesse oligarchiche, clientelari ed autocratiche, non è destinato a durare nel tempo. Presto o tardi, chi oggi gravita intorno al Cremlino, o appartiene al mondo delle élite di potere, dovrà confrontarsi con la necessità di qualcosa di diverso e domandarsi se col tempo sarà per i russi più forte la collera o la paura del regime.

 

L’arresto di Navalny e le manifestazioni che ne sono seguite attraverso tutto il territorio russo, da San Pietroburgo a Vladivostok, sono avvenute a non molta distanza dal tentativo di Macron di ricucire i rapporti con Mosca deterioratisi a seguito della questione ucraina. I risultati però non si sono mostrati all’altezza delle aspettative dell’Eliseo. Il presidente francese oggi non ha potuto esimersi dal condannare l’agire della Russia.

 

L’arresto ha anche avuto un impatto sui rapporti con la Germania. Per via del suo passato nei servizi segreti russi che lo hanno visto dislocato a Dresda, il presidente Putin parla il tedesco e conosce bene quel paese. Non è perciò ignaro del ruolo chiave di Berlino nei rapporti con l’Europa. Questa sua attenzione è confermata tra l’altro anche dal progetto North Stream II, gasdotto che dovrebbe trasportare metano russo evitando l’Ucraina, sottraendole così le commissioni dovute per il passaggio del gas sul proprio suolo.

Questo progetto, per via della sua importanza e di ciò che comporterebbe, ha creato non poche polemiche ed attualmente sia Bruxelles che gli Stati Uniti hanno aperto un dibattito per capire se questo abbia risvolti positivi o, al contrario, se sia il caso di sospenderne la costruzione. Lo sviluppo del caso Navalny potrebbe avere un impatto su questa decisione.

 

Vi è in questo momento un clima di confronto tra l’Occidente e la Russia di Putin che sembra andare a vantaggio di quest’ultimo: la visione russa del mondo, basata sulla paura di essere sotto assedio, lo rafforza spingendo la nazione ad unirsi e far quadrato intorno a lui. A sostenerlo sono soprattutto gli abitanti dei piccoli centri, che non condividono i valori dell’Occidente e a cui solo Putin può offrire la stabilità necessaria. Se questo è certamente vero, è altrettanto vero che è piuttosto difficile misurare oggi l’opinione in Russia, dove forte è la presenza di una maggioranza silenziosa.

 

Dopo l’invasione della Crimea, primo territorio europeo ad essere annesso dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’incoraggiamento del separatismo nelle regioni orientali dell’Ucraina, gli interventi in Siria, Libia e Iran e gli attacchi cibernetici condotti a danno dell’Occidente, la Russia ha subìto una serie di sanzioni che nel tempo sono state inasprite.

 

A determinare questa linea aggressiva nella politica estera del Cremlino, la convinzione che l’Occidente liberale sia in declino e che per affrontare lo scoglio dei problemi posti dal nuovo secolo sia necessario un potere autoritario modellato su quello di Putin. A ciò vi è da aggiungere anche una serie di pressioni interne dovute alle difficoltà nelle quali si dibatte il Paese.

 

Va detto che se c’è attualmente un sistema in crisi è proprio quello russo, che in questo momento si trova ad affrontare una congiuntura politica, economica e finanziaria di notevole gravità, alla quale si è aggiunta l’ondata di Coronavirus. Non è dunque un caso se per distogliere lo sguardo dei cittadini dalle sue debolezze, il regime arrivi anche al punto di menzionare un rischio di guerra nucleare con l’Occidente.

 

Dopo una settimana di forti e spesso brutali pressioni sui sostenitori di Navalny, il Cremlino ha affermato di non voler tenere conto delle istanze internazionali: ha ribadito trattarsi di questioni interne che sono di sua esclusiva pertinenza. La minaccia adesso è di una sua condanna a tredici anni di reclusione.

 

Mentre l’Europa chiede l’immediato rilascio di Navalny, la polizia di Mosca si dichiara pronta a reprimere qualsiasi manifestazione a suo favore e intanto in più posti si moltiplicano gli arresti dei suoi sostenitori. Questi ultimi, nel frattempo, hanno lanciato appelli in 65 città per organizzare manifestazioni.

 

Ora che gli Stati Uniti stanno rientrando nel concerto delle nazioni e affermano che nelle elezioni a vincere è stata la democrazia, in politica estera più che a Mosca sarà a Pechino che dovranno guardare: è da lì che viene quella sfida che pone loro le maggiori preoccupazioni per il futuro. Gli americani, per spirito e tradizione, non vogliono essere secondi a nessuno e sarà inevitabilmente alla Cina che dedicheranno più attenzione e concentreranno i loro sforzi.

 

Più che all’Atlantico, lo sguardo di Washington sarà perciò rivolto al Pacifico a sottolineare come la grande rivalità di questo secolo sarà quella con Pechino, che emerge economicamente, militarmente e politicamente come il suo grande antagonista.

 

Alcune considerazioni finali:   Più che un inno alla democrazia, la protesta di Navalny è diretta a denunciare un regime incancrenito dalla corruzione ed incapace di rinnovarsi. In un sistema di stampo feudale, Putin distribuisce ricchezze e privilegi a chi gli è vicino ed in cambio ne riceve delle ricompense. Si tratta di un sistema marcio e corrotto che il dissidente continua a denunciare. Malgrado la sfida lanciata al Cremlino, nella scala dell’indice di fiducia in Russia al primo posto resta sempre Putin.

 

Nonostante le manifestazioni per chiederne la liberazione ed i 67 milioni di russi che nel giro di meno di una settimana hanno potuto vedere il documentario girato sulla lussuosissima villa del presidente, Navalny si trova al quarto posto.

 

Bruxelles chiede la liberazione di Navalny e minaccia ulteriori sanzioni, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’azione di Mosca come dettata da ragioni politiche e Washington si schiera in difesa del dissidente lamentando la brutalità delle Forze dell’ordine. Tutto ciò continua a persuadere il Cremlino di essere sotto attacco e che gli verranno imposte ulteriori sanzioni. I sostenitori del dissidente, dal canto loro, lamentano l’assenza della legge ed il mancato rispetto dei diritti civili.

 

Per questo insieme di motivi l’affare Navalny finisce col incidere sui rapporti tra la Russia ed il blocco occidentale e nessuno nasconde vi siano difficoltà, aggravate anche dal precedente tentativo di avvelenamento in Inghilterra di Sergej Skripal, ex-agente segreto russo, insieme a sua figlia.

 

Questi rapporti non sono e non saranno facili, ma data la posta in gioco un dialogo tra le parti è inevitabile. Tolto il suo arsenale nucleare che gli dà un ruolo di preminenza, la Russia è da considerarsi una potenza di secondo ordine il cui Pil equivale pressappoco a quello dell’Italia o della Spagna.

 

Il presidente Putin è un formidabile negoziatore e sa che prima o poi dovrà sedersi al tavolo con Biden: fino a quel momento farà il possibile per rafforzare la sua mano in vista di queste trattative che toccheranno livelli molto alti nelle relazioni tra i due Paesi. Dovranno infatti affrontare tutti quei grandi temi che definiscono lo stato dei loro rapporti: si tratta di negoziati cruciali e di portata maggiore che finiranno con l’abbracciare orizzonti ben più complessi rispetto a quella spina nel fianco rappresentata dal dissidente russo.

 

In tutto ciò l’Europa non esiste e dato che viviamo nell’era nucleare, se vogliamo realmente capire cosa accade nel mondo è necessario iniziare sempre con l’esaminare lo stato delle relazioni tra Washington e Mosca. Su queste, il caso Navalny non avrà grande impatto anche se tutte le manifestazioni in corso dovrebbero preoccupare il presidente russo.

 

 

Nota:  Come possibile scenario futuro, perché non pensare che queste trattative possano affrontare un giorno il problema della sfida cinese che preoccupa anche la Russia? Quest’ultima infatti, al contrario degli Stati Uniti condivide con la Cina un confine lungo 4.250 km. Alla luce di questa considerazione, perché non supporre quindi la possibilità di un riavvicinamento tra Washington e Mosca per contenere la sfida di Pechino che si manifesta in più settori e a vari livelli? Credo che malgrado le numerose tensioni del momento vi sia da parte di Putin una volontà di migliorare i rapporti con gli Stati Uniti.

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