Per una Sintesi di Programma di Politica Estera

 

 

Per una sintesi di programma di Politica Estera

 

Roma, 01.22.2018

 

La collaborazione atlantica e l’integrazione europea sono sempre stati in questi ultimi 69 anni gli assi portanti della politica estera italiana.

 

L’alleanza con gli Stati Uniti è certamente fondamentale ma non è sufficiente.

 

Per via delle scelte errate dei governi Berlusconi, il nostro Paese, in campo europeo ed internazionale ha subito un declassamento che permane tuttora al quale bisogna con urgenza porre rimedio.

 

La nostra classe politica sembra ignorare che in politica interna un paese può anche permettersi di inciampare, addirittura di fallire: rimedi e cambi di rotta sono sempre possibili. Non così in politica estera: là gli errori si scontano sempre.

 

E’ la prima volta in quasi 160 anni di storia nazionale che l’Italia si trova ai margini delle più importanti iniziative europee.

 

Se l’Italia vuole conservare un ruolo internazionale che ne definisca l’autorità e, soprattutto, l’identità, è fondamentale riconoscere il primato della politica estera ed elaborare un programma adeguato.

 

Sin dagli inizi della storia unitaria quello internazionale è stato il fattore determinante: segnava infatti la nostra collocazione in un contesto di più vasti equilibri. Così è stato per il nostro Risorgimento, l'avventura coloniale, l'ingresso nel Primo Conflitto Mondiale fino ad arrivare alla catastrofe del Fascismo. Ancora più significativi gli eventi che hanno seguito l'aderire dell'Italia al campo delle Potenze Occidentali nel 1948 e quelli successivi alla caduta del Muro di Berlino (1989).

Oggi, con le imminenti elezioni di Marzo, si tratta di affrontare, oltre ad un difficile momento internazionale, anche il ruolo dell'Italia in Europa sullo sfondo di un improrogabile processo di riforma dell'Unione.

 

Per porre rimedio a questo nostro declassamento e all’affievolimento dello spirito europeo che ha fatto seguito al recente ampliamento della Comunità, ai referendum sul Trattato Costituzionale dell'Unione e al più recente pericolo del crescere di partiti demagogici e populisti, è idoneo avanzare le seguenti proposte:

 

  • Continuare e rafforzare, nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, la collaborazione con gli Stati Uniti. Si tratta di una scelta senza alternative, tanto più che a livello europeo non si dispone né di una politica estera e né di una difesa comune.

 

  • Portare avanti con vigore e coraggio iniziative atte a rinforzare e sviluppare l’unità politica e l’integrazione europea, obiettivo per noi fondamentale. E’ la sola via che ci possa garantire sicurezza e prosperità. Questo è particolarmente vero oggi alla luce dell'America First del Presidente Trump, della pressione russa ai confini orientali e della crisi dei migranti, figlia soprattutto dei centri di crisi in Medio Oriente ed in Nord Africa.

 

Dobbiamo dunque:

 

  • Riprendere il ruolo che ci compete in seno all’Unione Europea ed avere una presenza qualificata accanto a quella dei principali attori europei.

 

  • Prendere urgentemente iniziative per proporre, d’intesa con gli altri Paesi fondatori, un rilancio dell’Europa politica. Indispensabile è dare un nuovo impulso all’elaborazione di una politica estera e di difesa comune. Solo così saremo in grado di rispondere alle sfide del mondo contemporaneo e offrire un contributo all’equilibrio internazionale.

 

  • Prestare particolare attenzione, data la posizione dell’Italia al centro del Mediterraneo, agli accadimenti in Nord Africa, nel Medio Oriente, al nuovo corso della Turchia ed in particolare all’Iran, che potrebbe diventare un problema per i suoi vicini come per tutto l’Occidente.

 

Tehran sta cercando di coltivare buoni rapporti con l'Europa per far fronte all'ostilità del Presidente Trump e alle sue minacce di voler modificare l'accordo 5+1 sul nucleare. È in questo particolare settore che vi sarebbero concrete possibilità per l'Italia di agire, soprattutto per noi Repubblicani che con questo paese abbiamo sempre avuto buoni rapporti.

 

L’evoluzione dei fatti nei grandi centri di crisi non consente ancora molto ottimismo anche se sembra delinearsi la necessità di un accordo tra Stati Uniti e Russia per restituirvi stabilità.

 

Portando interdipendenza e vulnerabilità, globalizzazione significa che è oggi impossibile sfuggire alle conseguenze di avvenimenti in paesi anche molto lontani. Per necessità, se non per generosità, dovremmo aver tutti capito che non si avrà pace e collaborazione internazionale se si mantiene il pericolo di nuclei di popoli imbevuti di odio e di rancore.

 

  • Contribuire a riformare e snellire le istituzioni sovranazionali per garantire la difesa dell’ordine mondiale e a sviluppare un nuovo diritto internazionale che assicuri libertà e prosperità a tutti i popoli al fine di allontanare ogni pericolo di guerra. Da rivedere soprattutto i due Trattati portanti del mondo di oggi: lo Statuto delle Nazioni Unite e il Trattato di Non Proliferazione Nucleare.

 

Con l'inizio dell'Era Nucleare nell'Agosto del 1945, con la fine della Guerra Fredda e con l’arrivo del nuovo millennio l’Europa, dopo 500 anni, si trova a non essere più il centro del mondo.

 

In passato, il nostro continente aveva sempre adottato una prospettiva globale che oggi sembra sfuggirgli. Questo è particolarmente vero per il nostro Paese che, in più di un modo, sembra resistere alle nuove dinamiche del XXI secolo. È bene tener presente che i rapporti internazionali non consentono alcun vuoto.

 

Se da un lato l’Unione Europea è cresciuta e si è allargata, dall’altro la sua visione strategica sembra aver imboccato il sentiero opposto. Il Presidente Francese Macron fa mostra di notevole dinamismo, ma si trova senza sponde. La Gran Bretagna è assorbita dalla gestione della Brexit, la Germania indebolita dalle difficoltà di formare un nuovo governo, la Spagna distratta dalla farsa catalana e l'Italia nel mezzo di una campagna elettorale dagli esiti incerti e non privi di pericoli. Difficili i rapporti con Ungheria e Polonia che sembrano allontanarsi da quegli ideali democratici che hanno contribuito a fondare l'Europa.

 

Unico elemento positivo è l'impegno siglato da ventitré paesi dell'Unione il 13 Novembre scorso di partecipare alla cosiddetta Cooperazione Permanente per la Sicurezza. Si tratta di un primo passo verso un sistema integrato di Difesa Comune.

 

Se guardiamo al mondo, e in particolare ai centri di crisi, ci accorgiamo che l'Europa è ovunque assente: la politica estera viene oggi fatta da Americani e da Russi, gli altri sono solo comparse. Dignità e responsabilità dovrebbero indicarci un percorso e farci riprendere un ruolo credibile come contributori alla pace, agli equilibri e alla sicurezza dei tempi nuovi.

 

Pensare di adagiarsi sulla poltrona della Storia e fare la parte dello spettatore con l’illusione di poterci cullare in una sorta di neutralità post-moderna, significherebbe uscire dal corso degli eventi, scadere al ruolo di colonia e imboccare la via dell’emarginazione e del declino.

 

Dare prova di ambizione e coerenza è indispensabile: soltanto seguendo questa strada le nazioni europee, e con esse l’Italia, potranno sperare di mantenere ed accrescere il loro ruolo nel mondo. In caso contrario, sarà difficile evitare il declino e l’irrilevanza e ci si condannerebbe tutti a vivere in un pianeta segnato da maggior violenza e meno democrazia.

 

Di fronte a partiti che non sono tali, svuotati di energia vitale, privi di dinamismo civile, morale e politico, capaci di proporre solo banalità senza dar risposte ai reali problemi del paese, dovere dei Repubblicani è quello di indicare una strada verso il futuro da percorrere con coraggio e con fiducia così da far scomparire lo spettro dell'inquietudine e della preoccupazione.

 

Se riusciremo in questo nostro intento, si potrà ancora una volta dire che l’Italia è in grado di districarsi dai suoi guai e che tutti noi siamo capaci di fornire un contributo originale all’edificazione di un mondo migliore.

 

 

 

Edoardo Almagià

 

 

 

 

 

 

 

 

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