Lettere Persiane

Si tratta di una corrispondenza con un alto esponente della diplomazia iraniana che si protrae nel tempo e abbraccia temi essenziali delle vicende politiche dei nostri due Paesi. 

Roma, 07.01.2020 - Lettera di Risposta a[...]
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Roma, 06.16.2020 - Lettera di Risposta a[...]
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Tehran, 07.05.2020 - Risposta del Minist[...]
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Tehran 06.25.2020 - Lettera di risposta [...]
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Roma, Lunedì 16 Giugno 2020

 

 

 

Caro Ministro,

 

Dalla sua ultima lettera è certo passato un po’ di tempo. Come da voi, ma con qualche anticipo, anche qui è giunto dalla Cina il Coronavirus. Dopo un breve periodo di tentennamenti ed esitazione, il Paese è stato chiuso e noi ci siamo trovati tutti in gabbia.

 

Molti si lamentano e si sono lamentati, ma per quel che mi riguarda questi tre mesi di confino sono stati quasi una vacanza. Ho potuto finalmente condurre una vita normale, senza problemi, attacchi o persecuzioni. Mi sono abbandonato allo studio e alla lettura e ho anche trovato il tempo di mettere in ordine molte carte, lettere e foto di famiglia iniziando ad organizzare il tutto in un archivio.

 

La cosa mi ha consentito di aprire una dolce, malinconica e piacevole parentesi alla mia vita in compagnia di tante memorie del passato. Ho così potuto stare per qualche tempo insieme ai nonni, a mio padre, mia madre, mio fratello ed altre persone con le quali ho trascorso parte della mia vita e tante cose mi sono tornate alla mente.

 

Per il resto, Roma era deserta, silenziosa, pulita, senza traffico e auto in doppia o tripla fila, l’aria era respirabile e quando si passeggiava non si pestavano escrementi canini. Potevo sentire il rumore dei miei passi e concedermi il lusso di qualche pensiero nel corso delle mie deambulazioni. Andare in giro era un piacere ed ogni angolo era pervaso da un senso di pace e di serenità. Bellissima, calda e trasparente pure la luce. Nulla dell’orrore e della volgarità della Roma abituale.

 

La parentesi si è ora interrotta ed eccomi ripiombato nell’inferno italiano, a cominciare dalla gente e dalla politica. Resto adesso in attesa di una chiamata dall’ospedale per sapere quando si svolgerà il mio prossimo intervento chirurgico. Cosa mi può dire lei della sua vita a Tehran in tempo di pandemia? A casa state tutti bene e che notizie ci sono della sua figlia che abbiamo spedito in America?

 

Qui siamo sempre alle solite ed è quasi inutile le dica che come ai tempi del Partito d’Azione, il tema dominante della nostra politica continua ad essere la necessità di un rinnovamento profondo della vita dello Stato, a cominciare dal sistema istituzionale.

 

Comincerò adesso col farle un breve diario di questo ultimo periodo.

 

25 Febbraio – 25 Aprile: In un mare di messaggi altalenanti e contraddittori arrivano i primi allarmi sul Coronavirus. Gli organi di comunicazione ne sono subito a tal punto inondati che ho presto pensato che le mascherine andrebbero messe ai politici. Stavano iniziando a fare più danni loro della malattia stessa. Ero convinto che dal morbo prima o poi ci saremmo ripresi, ma che nulla poteva risparmiarci dall’incompetenza dell’insieme delle nostre classi dirigenti.

 

Se vi è una cosa che ho subito capito è che il potenziale di diffusione del virus avrebbe potuto avere conseguenze andanti ben al di là della stessa Cina o dell’Italia. Con lo svuotarsi delle fabbriche ne avrebbe presto risentito l’offerta e con i cittadini chiusi in casa, la domanda. Con la loro contrazione non è difficile immaginare le difficoltà che ne sarebbero potute derivare. Se questo poi dovesse estendersi a tutto il mondo e durare, il pericolo di una grande crisi non può che essere evidente. Ne avevo parlato a lungo al nostro Tavolo di Politica Estera.

 

Di fronte a ciò che stava accadendo ho considerato l’inizio di questa pandemia come un segnale. Stiamo andando troppo in fretta e il nostro agire sta cominciando a tradursi in effetti deleteri sulla vita del pianeta. Sarà necessario riflettere e rivedere seriamente il nostro modello di sviluppo e le tensioni che stanno creando sull’ecosistema le esigenze della crescita economica.

 

Coronavirus – l’apparizione di una nuova malattia: Dal dopoguerra ci eravamo illusi di aver estirpato o messo al guinzaglio le malattie più contagiose, quando ecco che improvvisamente qualcosa di inatteso ha iniziato a manifestarsi sotto forma di nuove malattie infettive. Dal 1960 al 2005 ne sono apparse 335, quasi tutte originate da virus trasmessi dal mondo animale a quello nostro. Tra aumento demografico, urbanizzazione crescente, esigenze di sviluppo, ricerca di materie prime e necessità alimentari che hanno portato ad un’estensione delle superfici coltivabili, si è finito con l’invadere sempre di più l’habitat naturale nel quale vivono molte specie animali. Questo è vero soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

 

Quest’intaccare lo spazio della natura non ha fatto che avvicinarci a specie che prima vivevano isolate e distanti. Da qui l’infettarsi e il contagio di un numero crescente di individui quando questi virus passavano da animale a animale, finendo poi col colpire chi vi entrava in contatto ed in modo particolare gli operatori del settore alimentare e da lì il consumatore. In un mondo dove sempre più persone viaggiano e si spostano, il passo dal mercato alimentare di Wuhan al resto del mondo è stato breve. In attesa di un vaccino, l’unico modo più efficace per proteggerci è l’isolamento.

 

Riflessi sulla situazione in Italia: Sempre attente a non smentirsi, le nostre forze politiche si sono lanciate in un nugolo di polemiche e litigi che hanno visto protagonisti soprattutto Salvini e Renzi. Si è giunti a proporre un governo di emergenza in attesa di inevitabili elezioni. Per il resto, tutti facevano a gara a sforare il deficit senza che li sfiorasse il dubbio che avrebbero lasciato alle generazioni a venire il peso di un cospicuo aumento del debito pubblico. Anche in questo i nostri non si sono smentiti, ma tanto non saranno certo loro a doverlo ripagare.

 

Presto le energie del governo si sono concentrate sull’isolare e provare di contenere il virus, cosa sicuramente non facile. Per le nostre autorità sanitarie il problema era di evitare il diffondersi a macchia d’olio del virus e rendere gestibile la situazione. Tutti sono stati colti di sorpresa e presto organismi internazionali, quali il WHO, hanno lanciato l’allarme sulla possibilità di un’imminente pandemia. Intanto da molti altri paesi europei gli italiani venivano indicati come degli untori. Il virus, infatti, era inizialmente scoppiato con violenza in Lombardia e da lì si era poi diffuso.

 

Inutile dire che all’inizio ha regnato un clima di confusione totale che ha coinvolto sia il governo che le amministrazioni locali. In assenza di una direzione comune ognuno aveva tendenza a marciare per conto proprio. Si sono così visti bar sprangati e ristoranti attivi, discoteche in funzione e teatri vietati, scuole chiuse e imprese aperte. Intanto in tutto il paese è giunta la notizia che vi erano qualcosa come 5.000 posti a disposizione per le terapie intensive. Con i numeri che crescevano ogni giorno, dove si sarebbero potuti mettere gli ammalati?

 

I tagli che in passato avevano investito il settore della salute pubblica e della ricerca hanno avuto come conseguenza una tale riduzione dei reparti specializzati di rianimazione e terapia intensiva da renderli insufficienti ad affrontare la sfida in arrivo. La qualità della previdenza ne ha risentito al punto che le strutture oggi disponibili non sono in grado di prendersi carico dei pazienti.

 

Il contagio si allarga: In Cina intanto si era arrivati ai 3.000 morti, in Europa si contavano 25.000 contagiati, mentre nel mondo questi erano 135.000. All’epoca in Iran i contagiati avevano raggiunto quota 11.400 ed i morti erano 514. Inutile dire che qui in giro di guanti e mascherine ve ne erano ben poche e lo stesso problema si sarebbe presto presentato anche in altri paesi europei. Mentre il virus andava propagandosi, nell’Unione si è iniziato ad assistere ad uno scontro tra i vari paesi membri: emergevano problemi sulla raccolta dei dati e su come affrontare la pandemia.

 

Come avrà capito da questi pochi cenni, si è trattato di un inizio piuttosto difficile.

 

Alcune ricadute all’interno e all’estero: Questi intanto i numeri della nostra politica all’inizio di Marzo: Lega 31%; PD 20%; M5S 13,5%; FdI 12%; FI 5,5%; Sinistre 3,5%; IV 3,2%; Azione di Calenda 2,5% e Verdi 2%.

 

Le croniche difficoltà del Paese lo rendevano esposto sia dal lato della politica che da quello dell’economia: all’orizzonte, infatti, non poteva che profilarsi una lunga e difficile battaglia economica e finanziaria. Palazzo Chigi volgeva lo sguardo a Bruxelles in cerca di aiuto ed intanto stanziava 25 miliardi per far fronte all’emergenza. La questione dei migranti, per così lungo gestita ad arte dai nostri per incendiare il dibattito politico, poteva annoverarsi tra le prime vittime del virus. Il Governo ha adesso altre urgenze da affrontare, quali il venire in aiuto all’economia nazionale, rallentare la diffusione del virus ed impedire il collasso delle strutture sanitarie. In questo, i dottori avrebbero fatto miracoli.

 

Con l’incedere del male emergeva in tutti i paesi europei la constatazione che le sorti delle economie del continente sarebbero dipese dalla durata del contagio: se le cose non si sarebbero prolungate troppo il rischio era quello di una recessione. In caso contrario, non si poteva che contemplare un pericolo di proporzioni globali.

 

In Francia lo stesso presidente Macron andava esprimendo la più ferma volontà di sostenere il suo paese con l’intera sua economia. Sapendo però bene che lo Stato non è onnipotente, anche lui volgeva lo sguardo verso Bruxelles e, soprattutto, verso Berlino. L’epicentro del contagio ora non era più la Cina, ma l’Europa. Giungeva così l’ordine di chiudere le frontiere di Schengen e ogni stato sembrava voler privilegiare un percorso proprio. Ecco così scoppiare una competizione per l’approvvigionamento di materiale sanitario in un clima nel quale ogni nazione conta a modo suo il numero delle vittime e dei contagiati.

 

Lo sbandamento colpiva pure Bruxelles, che decideva di sbloccare d’urgenza 37 miliardi e concedere all’Italia uno sforamento fino a 20 miliardi. L’unico a beneficiare della situazione, il premier Conte: fino a ieri un illustre signor nessuno ed ora, a detta di molti, eccolo raccogliere intorno all’80% dei consensi. Con tutti assorbiti dal Coronavirus, i nodi politici ed i problemi da affrontare vengono rinviati ma come sempre succede in tempi di crisi, ecco emergere tutte le debolezze delle strutture del Paese.

 

La Banca Centrale Europea interveniva con la decisione di aumentare gli aiuti alle banche e di favorire ulteriori acquisti di obbligazioni nazionali. Allo stesso tempo il suo presidente dichiarava che non è compito dell’istituzione occuparsi dello spread tra i vari paesi. Apriti cielo! Da noi la Lagarde è stata travolta da una valanga di improperi. Sarebbe comunque opportuno che da queste parti ci si ricordasse che è proprio a quest’Unione e alla valuta comune che si sarà in grado di affrontare questa sfida e garantire un minimo di stabilità.

 

Ulteriori sviluppi e polemiche. Si rifà viva la BCE: Le tensioni dovute al virus sfociavano in uno scontro tra governo ed enti locali, con il primo che procedeva a forza di decreti che non collimavano con le ordinanze dei sindaci o dei presidenti delle regioni. Si apriva anche una diatriba tra Confindustria e sindacati, ognuno dei quali, da parti opposte, dichiarava di agire in nome del buonsenso. Ognuna delle parti temeva gravi danni economici e sociali ai quali era necessario rispondere con urgenza, assicurando la continuazione del lavoro nei settori vitali. Polemiche anche in Parlamento.

 

Mentre l’Onu chiedeva un cessate il fuoco globale nelle zone di conflitto, seguito poche settimane dopo da un identico appello da parte del Papa, Cuba inviava a Cremona 53 tra medici e infermieri: è la prima volta che L’Avana offriva assistenza ad un paese avanzato. Da Mosca, sotto forma di aiuti umanitari, giungevano poi nove aerei con un centinaio di virologi in pancia e quantità di strumenti di disinfezione. Sui camion balzavano all’occhio dei cuoricini con i colori della bandiera russa e di quella nostrana con scritto sopra “La Russia ama l’Italia e l’Italia ama la Russia”.

 

Per non sfigurare, ecco giungere da Pechino medici e apparecchiature sanitarie. Inutile dire che questi aiuti avevano anche una dimensione politica e servivano a sottolineare che mentre Trump da Washington non sapeva che fare, loro lo sapevano bene. La Nato inviava una clinica mobile e sono giunte voci che il governo abbia chiesto assistenza anche al Pentagono. Nel corso dell’ultima settimana di Marzo arrivava la notizia che si sarebbe spento anche il sogno olimpico.

 

Poco dopo, a seguito dell’atteso vertice telematico europeo, Francia, Spagna ed Italia chiedono l’emissione dei cosiddetti “Corona Bond”, obbligazioni destinate ad affrontare le conseguenze economiche causate dal virus. A questo progetto si sono subito mostrati contrarie Germania, Austria, Olanda e gli altri paesi del Nord, tutti opposti alla mutualizzazione di questo debito, del quale ogni Stato membro dovrebbe impegnarsi a garantirne la sostenibilità. Conte protesta, dichiarando che se fosse così l’Italia farà da sola. Il governo intanto resta in attesa di una risposta.

 

La Banca Centrale Europea, di fronte all’incalzare degli eventi decide di allentare i cordoni della borsa consentendo di superare i limiti previsti del debito ed offrendo di acquistare una quantità illimitata di obbligazioni. Viene sospeso il patto di stabilità e consentiti aiuti di Stato. In un’intervista al Financial Times, Mario Draghi interveniva parlando di una situazione di guerra e dell’urgenza di adottare misure forti ed adeguate. Per far fronte alla crisi, non si potrà fare a meno di innalzare il debito pubblico e sostenere il reddito delle persone e delle imprese.

 

Salvini e Renzi applaudono l’intervento. Meno entusiasti PD e la Meloni. Ribatte Forza Italia, invocando la necessità di un governo di unità nazionale presieduto proprio da Draghi. Salvini entra presto in lite con i 5 Stelle e poi attacca Conte. Medici ed infermieri intanto, malgrado il peso dell’incombenza e delle responsabilità, svolgevano il loro compito con esemplare senso del dovere. A seguito di tagli per 40 miliardi da parte nostra, in questi ultimi anni la Germania ha speso per la sanità il doppio dell’Italia e la Francia una via di mezzo. Tanto per darle un esempio, in Italia vi sono 5.000 letti in terapia intensiva, in Francia 14.000 ed in Germania 28.000.

 

Un disastro evitato: L’8 Aprile ad Albiano, in provincia di Massa-Carrara, crollava il cavalcavia sul fiume Magra. Erano state inviate all’Anas numerose lettere che ammonivano sulla presenza di crepe nell’asfalto della struttura. La risposta: tutto andava bene ed era a posto. Allarmarsi non serviva. Grazie al Coronavirus non c’era l’abituale traffico e si è potuta evitare una strage. La solita storia all’italiana di rapporti truccati, rilievi e riparazioni mai eseguite e allarmi inascoltati. Non si può non provare un senso di vergogna e trovo impossibile rassegnarsi a simili episodi.

 

Ad infastidire era la retorica dei nostri politici: con insopportabile faccia tosta si sentiva parlare di primavere e di rinascite, il tutto condito con espressioni del tipo “Siamo un grande Paese” e “Questo è un grande popolo”. Nessuno sembra rendersi conto che già prima dell’emergenza questo era un Paese scassato e con enormi problemi da affrontare. Domani ve ne saranno di maggiori, quale quello di un debito stratosferico che prima o poi qualcuno dovrà pur rimborsare.

 

E’ da trent’anni che si è sommersi di chiacchiere e si continuano a trascinare i problemi. Il paese è stremato e con l’arrivo dell’autunno dovrà affrontare una situazione drammatica. Se le famiglie si impoveriscono e le imprese si fermano o chiudono, diminuisce inevitabilmente il gettito fiscale, con conseguente crisi della finanza pubblica. Con in aggiunta una crisi demografica, chi pagherà gli stipendi pubblici e le pensioni?

 

Nuove controversie sul MES: Con la politica operante in un clima di accese controversie, si inaspriva da noi il dibattito sul MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). Questo strumento era nato nel 2012 per far fronte alla crisi dei debiti sovrani. Ora metterà a disposizione 240 miliardi di euro da destinarsi alla spesa sanitaria, indipendentemente dall’andamento dei conti interni. All’Italia ne spetterebbero circa 37. L’Eurogruppo si era intanto riunito senza giungere ad un accordo. La Lagarde però continuava ad agire bene, consentendo quella liquidità disponibile per affrontare la crisi.

 

Intorno alla metà di Aprile giungeva la notizia che in Europa il mercato dell’auto era crollato del 50%. In Italia si era arrivati all’80%. Il 20% degli europei viveva sotto la soglia di povertà. Con queste notizie sotto gli occhi, senza troppo rumore ed in fretta, i Nostri trovavano un accordo sulla nomina dei dirigenti delle grandi imprese di Stato. Inutile dire che ad orientarne la scelta come sempre sono state soprattutto le simpatie politiche.

 

Nuovi screzi tra PD e 5 Stelle contro Renzi, mentre a destra Berlusconi si schierava contro le posizioni dei suoi due alleati, Salvini e la Meloni. Senza entrare nei dettagli, questi litigi coinvolgevano governo e opposizione, opposizione e opposizione, le forze stesse di maggioranza per allargarsi poi a Stato centrale ed enti locali. Queste approssimativamente le cifre della politica in quei giorni. Lega 29,5%; PD 20%; Movimento 5 Stelle 14,5%; FdI 13,3%; FI 6,5%; IV 3%.

 

Un nuovo vertice europeo: il 20 Aprile si svolgeva la videoconferenza tra i capi politici dell’Unione Europea. Com’era prevedibile, l’accordo non c’è stato ma è stata però reiterata l’idea che per ogni paese è necessario contribuire di più al bilancio comune. Vi è stato un accordo generale riguardo la proposta di instaurare il cosiddetto “Recovery Fund”, meno però quando si è trattato di definire il come e il quando. Vi è chi parla di prestiti e chi invece chiede trasferimenti di fondi. Con ogni Stato membro che cerca di difendere il proprio terreno, non vi sono stati né vincitori né vinti. Ciò significa che con lentezza la Commissione si avvierà verso qualche sorta di compromesso.

 

Con l’enfasi che ormai distingue la nostra politica, il premier Conte ha parlato di “un grande successo impensabile fino a poco tempo fa”. La prossima riunione era attesa per il 6 Maggio. Intanto si è smesso di parlare dei “Corona Bonds”, sui quali i Nostri tanto farneticavano e ne chiedevano l’emissione. I Paesi del Nord Europa li considerano inaccettabili per via dell’incapacità di disciplina di bilancio da parte di quelli del Sud. Per concludere, una qualche forma di intervento è stata garantita, ma ancora nessuno ha trovato un accordo su come dovrà funzionare. Saranno prestiti da restituire o versamenti a fondo perduto? Mentre esulta il Premier, Salvini grida che al governo siede una “banda di ladri di democrazia e di futuro”. Gli fa eco la Meloni, parlando del solito “buco nell’acqua”. Il presidente Macron esorta invece ad andare più lontano e con più forza verso una sovranità europea.

 

La riunione europea della quale ho appena parlato è la quarta dall’inizio della pandemia. Vi è stata inoltrata la richiesta di trovare una soluzione, ma la risposta è stata solo parziale. Si tratta adesso di passare un po’ di tempo per impostare un piano di rilancio per il 6 Giugno. La Von der Leyen ha sottolineato che sarà necessario raddoppiare il bilancio dell’Unione per portarlo al 2% del Pil europeo. L’Unione ha messo sul tavolo centinaia di miliardi ma tutto è ancora da negoziare.

 

Questi sono i fondi che l’Unione Europea metterebbe a disposizione:

 

  • 750 miliardi di Euro con il programma “Pandemic Emergency Purchase Program”.

     

  • 37 miliardi di Euro con il programma “Coronavirus Response Investment Initiative”.

     

  • 40 miliardi di Euro dalla Banca Europea per gli Investimenti da destinare alle piccole e medie imprese.

     

  • Bandi Horizon 2020 e IMI per la ricerca sanitaria finalizzata allo sviluppo di terapie e vaccini.

     

  • 80 milioni di Euro per il programma “RescUE”, la prima riserva comune di attrezzature mediche.

     

  • 100 miliardi di Euro per il programma “SURE” (temporary Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) per far fronte alla disoccupazione.

 

  • il MES mette a disposizione 37 miliardi di Euro per prestiti a tasso ridotto per affrontare l’emergenza sanitaria. Può arrivare fino al 2% del Pil.

     

- Il Recovery Fund, del quale sono ora disponibili 320 miliardi di Euro ma potrebbe arrivare fino a 1500 miliardi.

 

Non si tratta di somme da poco, ma neppure in queste condizioni difficili i nostri sovranisti rinunciano ad attaccare l’Unione Europea dopo averla implorata. La solita politica di annunci e di slogan che fa perdere autorevolezza al paese di fronte all’Europa, così come le dichiarazioni di Conte che il Recovery Fund è iniziativa italiana. Questo giocare sui fatti e sulla pelle del Paese non contribuirà certo a sanare le evidenti spaccature emerse in seno all’Unione.

 

Le tendenze della nostra politica: Mentre qui ci si rallegra con le chiacchiere, indiscussa specialità della nostra politica, toccherà fare i conti con la realtà e con quel che si ha. Non credo nessuno regalerà nulla ed alla fine ci troveremo nella seguente situazione: ad uscirne fuori bene saranno i paesi più solidi e meglio organizzati, mentre a perdere ulteriore terreno saranno quelli peggio gestiti e amministrati. I Nostri dovrebbero tenere presente che ogni paese ha i suoi sovranisti in casa e che vi sono delle logiche interne nazionali delle quali nessuno può permettersi di non tener conto.

 

Da noi il clima è tale che a presentarsi in modo sparso è anche l’opposizione. Si è potuto assistere ad un incrinatura nei rapporti tra la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Per Berlusconi se l’Unione soffriva di molti mali, le colpe andavano ricercate nell’azione dei sovranisti. Lo scontro sul MES non era accantonato e si assisteva ad una zuffa sulla fase 2 che non avendo fatto un percorso parlamentare, violerebbe alcuni fondamenti di libertà calpestando il testo costituzionale. C’è chi parlava di Stato etico e Renzi sciabolava contro Conte. Zingaretti invece lo appoggiava.

 

Posso solo dirle che vedo i nostri politici come tanti pinguini: goffi e balbettanti, che per quanto cerchino di sbattere le ali non riescono a volare. Per molti il problema resta sempre il governo e la sua tenuta. Vi è chi teme possa cadere, ma personalmente non ne sono convinto. Malgrado le convulsioni quotidiane è destinato a reggere. Alternative all’orizzonte non ne vedo. E’ dalla sua mancanza di chiarezza che sembra trarre forza, ma resta inevitabile che qualche indicazione prima o poi dovrà pur darla perché è in momenti come questi che un paese ha bisogno di una bussola. Tutti parlano adesso di fase 2. Benissimo, ma quali ne saranno i tempi, le modalità ed il programma?

 

Si stanno moltiplicando gruppi di intervento, ma intanto il Paese resta sospeso. E’ ovvio a tutti che sarà necessario distribuire liquidità, ma non è sufficiente limitarsi a dirlo. In un clima di mezze azioni e mezze verità si continua a procedere nella nebbia, quando sarebbe invece il caso di prendere delle decisioni. I politici nostrani troppo spesso vengono mossi da criteri di mero opportunismo e l’inefficienza del sistema si spiega anche perché a dettare il loro comportamento sia il timore di perdere il posto. Da qui una politica fatta di annunci, incertezze, sbandamenti e contraddizioni, il tutto condito da una manipolazione mediatica della situazione.

 

 

 

****Spero non troverà questo mio testo troppo lungo o pesante da leggere. E’ però passato tanto tempo dalla nostra ultima corrispondenza che mi sono trovato costretto, per darle un’idea dello sviluppo degli eventi, a dilungarmi più del solito. Per questo mi scuso, sperando di rifarmi con uno scritto che sia di suo gradimento. Mi auguro pure lei possa trovare il tempo per raccontarmi le faccende iraniane degli ultimi quattro mesi. Queste le mie curiosità principali:

 

- Mi racconti qualcosa di sé e della vita che fate a Tehran in tempo di Coronavirus. Che riflessi sta avendo questa pandemia sulla vita politica e sugli schieramenti politici interni? Come le sembra stia reagendo la popolazione e in che condizioni si trova il Paese?

 

- Dato il crollo del prezzo del petrolio ed i costi sicuramente ingenti di questa crisi sanitaria portata dal nuovo virus, pensa che l’Iran farà finta di nulla e continuerà imperterrito nelle sue avventure estere, Siria in particolare, o si troverà costretto a qualche rinuncia o marcia indietro? Sono molto curioso di avere una sua opinione su ciò.

 

In attesa di avere sue notizie, le invio intanto i miei più cordiali saluti e vivi auguri. A presto,

 

EA

Tehran, 21 Giugno 2020


 

 

 

Caro Dott. Almagià,

 

Sono contento di ricevere la sua lettera e la ringrazio molto per la prima parte della sua relazione.

 

In Iran il Coronavirus ha raggiunto livelli molto alti per via di una cattiva gestione nel controllare questa malattia. In questo momento tantissimi iraniani sono stati infettati, soprattutto a Tehran. La Guida Suprema Khamenei e i Guardiani della Rivoluzione ci dicono che l'unica soluzione sta nel pregare e chiedere aiuto a Dio. In questo modo, inutile dirlo, il regime sta uccidendo il popolo Iraniano.

 

Con la caduta del prezzo del petrolio ed il diminuire delle esportazioni, l’economia è ridotta piuttosto male. Il regime riesce ancora a vendere del petrolio in Cina ed in Corea del Sud: la cosa è del tutto illegale, ma si trovano sempre imprese disposte ad acquistarne.

 

Come potrà immaginare, questa situazione ha effetti negativi sulla politica regionale del regime. Questo, infatti, non ha le risorse necessarie per finanziare Hezbollah in Libano, così come non può foraggiare l’Iraq e la guerra in Siria. Il regime riesce ad inviare carburante in Venezuela per aiutare Maduro, la cui industria petrolifera è a pezzi e non riesce più a raffinare il suo greggio. In cambio riceve dell'oro, che va poi a spendere in Siria, Libano, finanche nello Yemen.

 

L’Iran non si ritirerà dalla Siria. Vi rimarrà perché è un nodo strategico nella regione. In generale le sanzioni rallenteranno forse la politica del regime ma questo continuerà inevitabilmente ad interferire nei paesi dell’area. Oggi la strategia di Tehran è chiara e del tutto semplice: rafforzare il suo potere missilistico ed arrivare anche a costruirsi le testate nucleari per i suoi missili.

 

Lei si sarà accorto che non permettiamo agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di controllare determinati siti. Non a caso, l'altro ieri l’Agenzia ha annunciato una mozione di condanna verso l’Iran. Qui si pensa di essere una superpotenza regionale e quindi con il diritto di interferire nelle faccende dei paesi vicini.

 

Il popolo, di fatto, è alla fame mentre il regime continua a spendere denaro per portare avanti i suoi obiettivi. Vi riesce perché tra le altre risorse ha pure quella del narcotraffico verso l’Europa, di cui i Guardiani della Rivoluzione rappresentano una componente essenziale. In questo modo il regime si procura illegalmente quei soldi che poi dedica ai suoi scopi.

 

Anche lo scambio di ostaggi stranieri è diventata un’ulteriore risorsa: di recente il regime ha trattato il ritorno di ostaggi con Stati Uniti e Francia, ricevendone in cambio del denaro. Come avrà capito, qui si conoscono molto bene i modi per guadagnare soldi, ma resta il fatto che a pagare sono sempre gli iraniani.

 

Sperando di sentirla presto, le faccio i miei migliori auguri per la salute e le invio i miei più cari saluti,

 

MO

 

 

Roma, Mercoledì 1 Luglio 2020

 

 

 

 

Caro Ministro,

 

Ho ricevuto la sua lettera come una piacevole sorpresa. Nulla di più bello in un Paese asfittico e chiuso come questo che ricevere ogni tanto una piccola finestra su un mondo distante e non privo di interesse. Mi dispiace sempre lei sia così laconico, perché mi farebbe piacere avere anche notizie sue e della vita che trascorre a Tehran, specialmente in tempi come questi.

 

Le invio adesso la seconda parte del mio diario italiano, cosa che faccio con immensa fatica data la noia che provoca in me seguire le vicende politiche di questo paese. E’ da quattro mesi che praticamente non si fa che ascoltare le stesse cose ed assistere alle medesime diatribe. Uno sbadiglio.

 

Mi tocca sempre perdere tempo a descriverle gesta di gente incapace di guardare oltre il piano quotidiano della vita ed indicare mete più alte, gente incapace di un’analisi critica della realtà e di rispetto per il cittadino. Siamo sempre ad annunci e parole che servono solo a creare confusione. Il conto di questa politica a pagarlo è sempre il popolo. L’avrà ormai ben capito, ma non vedo altra via d’uscita che una rivoluzione democratica che possa condurre ad una rigenerazione delle coscienze.

 

Intanto tocca accontentarsi di proteggersi dal virus dell’incompetenza e del malaffare, assistendo ad un abbassamento della vita civile, ad un’involuzione morale ed a un imbarbarimento culturale. La politica si riduce a vincere o a perdere, quando dovrebbe proiettare una visione più ampia, anche di educazione, per costruire una società migliore. Diventa a questo punto giusto ribellarsi contro uno Stato che non merita più alcun rispetto.

 

Più che farle uno schizzo di cronaca comprendente un po’di tutto, mi concentrerò questa volta solo su alcuni aspetti delle faccende del Paese, iniziando dal problema Coronavirus.

 

Lo stato dell’epidemia: Il quadro è oggi molto più confortante e malgrado alcuni scivoloni del governo e dissidi tra Stato centrale ed enti locali, i contagi sono in forte diminuzione, così come lo sono i numeri delle vittime e i pazienti ricoverati in terapia intensiva. Data la natura del virus ed il poco che ancora se ne conosce, il pericolo non può considerarsi terminato. Adesso è iniziato il caldo che sembra smorzarne la forza e quindi l’epidemia sta subendo un rallentamento. Abbassare la guardia però non è ancora prudente, perché con l’arrivo dell’autunno e soprattutto dell’inverno le cose potrebbero forse cambiare.

 

La situazione politica: Le risparmierò gli eventi degli ultimi due mesi, per dirle semplicemente che gli italiani non sanno più dove star di casa. Si trovano a contemplare una politica senza punti di riferimento, fatta da alleanze improbabili e geometrie variabili. L’elettore si sente smarrito, mentre i professionisti dell’annuncio e della chiacchiera sono l’espressione migliore della crisi dell’offerta politica. Far predizioni è difficile, ma non mi stupirebbe se da Paese una volta civile, aperto e capace di cambiare, si passi presto ad uno dominato dai conflitti.

 

Riguardo il MES, continua la gazzarra. Zingaretti sembra essersi svegliato ed emergendo dall’ombra avvisa che sul MES non si può più attendere e andrebbe richiesto immediatamente. Salgono le tensioni in seno alle forze di governo e le proteste da parte dell’opposizione, la cui linea sembra essere quella di dire che se il MES è proposto dalla Germania, non può che essere una fregatura. Da Bruxelles intervengono anche Gentiloni e Sassoli, sottolineando l’importanza di adottare questo strumento. A Roma intanto ci si trastulla in giochetti e per ora si mostra di non volerlo prendere in considerazione. Si spera molto sui 170 miliardi del Recovery Fund, ma la faccenda è ancora tutta da decidere e resta sempre da vedere la nostra capacità di spenderli.

 

A parte il fatto che l’Italia deve dimostrare di essere in grado di spendere questi soldi in modo sensato, dovrà fare lo stesso per convincere della sua capacità di disegnare delle riforme capaci di assicurare la crescita. Solo così potrà ottenere ulteriori fondi dall’Europa una volta che questi saranno approvati. Per quel che mi riguarda, malgrado tutte le sceneggiate, il MES prima o poi dovrà essere attivato perché se i soldi non verranno da lì andranno presi altrove e a condizioni certamente non migliori. Questa del MES getta una luce perfetta sulla situazione attuale, che vede disaccordo non solo tra le forze di governo ma anche al loro interno. Per concludere, non vi è ancora accordo su come affrontare la crisi e portare il paese fuori dalle secche.

 

Per il resto, all’interno dei 5 Stelle si sta assistendo ad una serie di contrasti tra le due anime del movimento che possono definirsi quella di governo e quella ancorata all’originale spirito di contestazione. Di Battista emerge come il migliore sostenitore di questa corrente e non a caso, proponendo un congresso e rivolgendosi a Conte, l’ha invitato ad iscriversi ai 5 Stelle, presentarsi a questo congresso e sostenervi la sua linea. La cosa non è piaciuta affatto a Grillo, che da quasi un anno si è convertito in sostenitore dell’accordo con il Pd.

 

Di recente il Movimento ha continuato a perdere parlamentari: gli ultimi a favore della Lega, nella persona del senatore Riccardi e del Gruppo Misto, nella persona del deputato Ermellino. Vi sono state anche delle espulsioni, le più recenti quelle del senatore Giarrusso e del deputato Acunzo. Queste turbolenze stanno pericolosamente intaccando la maggioranza grillina in Senato.

 

Sempre ambivalente il comportamento di Renzi, che un giorno appoggia il governo ed un altro lo contesta apertamente. Tesi i suoi rapporti con il PD. Anche dal lato dell’opposizione non mancano i dissidi ed ultimamente su alcuni nodi centrali quali l’approvazione del MES vediamo Forza Italia schierarsi con il governo, contestando le posizioni della Lega e di Fratelli d’Italia.

 

Governo Draghi o caduta dell’esecutivo: Se avrà avuto la pazienza di seguire le nostre faccende, sa che vi è chi ha proposto di chiamare al governo l’ex-presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Vedo la proposta come delirante e soggetta ad aumentare la confusione. Draghi, che è una persona seria, se vuol restare tale meno si avvicina all’Italia, meglio è per lui. Verrebbe presto imbrigliato, fagocitato dal sistema e compromesso al punto da vergognarsi di farsi vedere in giro. Ricordiamoci dell’esperienza di Monti e guardiamo com’è andata a finire.

 

Con tutti i suoi contatti internazionali e le sue passate esperienze, mi domando che senso avrebbe per lui infilarsi nella palude italiana. Non potrebbe che riceverne amarezza e delusione. Meglio rimanga dove sta.

 

Chiamare un tecnico è un mero palliativo nel tentativo di dire qualcosa e perdere tempo. Quel che serve qui è la politica, quella vera però, capace di avere ambizioni, ascoltare gli elettori e sottolineare l’importanza di quel contratto morale che lo Stato dovrebbe avere con i cittadini. Ad oggi, solo piccole ambizioni dirette non oltre lo spazio di un giorno e pochissima voglia di ascoltare.

 

In quanto alla teoria di una caduta dell’attuale governo, lei sa bene che non mi trova d’accordo e le ragioni sono molteplici. Intanto vorrei che qualcuno mi mostrasse un’alternativa, vi è poi la questione dei numeri. L’attuale Parlamento riflette una situazione che però non è più quella attuale: i seggi in mano ai 5 Stelle sono ben superiori a quella che è oggi la loro forza politica. Se andassero alle elezioni molti di loro perderebbero la poltrona e questa è l’ultima cosa che vogliono. Credo che anche per il PD affrontare una nuova tornata elettorale sia lungi dai suoi obiettivi.

 

Vi è poi il cosiddetto “semestre bianco” che precede l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Meglio affrontarlo stando al potere, cosa che rafforzerà la capacità di indicare un nome e farlo poi votare. Vorrei anche ricordare che a Settembre si svolgeranno elezioni amministrative in Toscana, Marche, Veneto, Campania, Liguria, Valle d’Aosta e Puglia. Andranno al voto anche diversi importanti capoluoghi di provincia, quali ad esempio Venezia e Reggio Calabria. Resto perciò dell’opinione che questo governo dovrebbe durare fino allo scadere della legislatura.

 

Tanto per completare la lista, c’è chi parla di risolvere la crisi politica facendo appello ad un governo di unità nazionale. Anche in questo caso mi domando di cosa si stia parlando: su cosa potrà saldarsi un simile governo quando una parte dell’esecutivo sarebbe apertamente ostile all’Unione Europea? Mi domando infine grazie a quali contorsionismi e conservando i suoi legami con il PD, il Movimento 5 Stelle potrebbe tornare ad abbracciare la Lega di Salvini, con la quale ha rotto circa un anno fa.

 

Gli Stati Generali dell’economia: Penso che dall’Iran avrà forse potuto seguire questa brillante trovata del premier Conte. Inizierò col dirle che a me quest’etichetta di “Stati Generali” è piaciuta molto, perché aprirono la strada alla Rivoluzione Francese e condussero alla presa della Bastiglia. Le confesserò che qualche ghigliottina qui non ci starebbe male per niente.

 

Siccome siamo in Italia è inutile dirle che si è trattato di un’operazione concepita da un governo impreparato che ama dar spettacolo piuttosto che mostrare di brancolare nel buio. L’evento si è svolto nel casino del Bel Respiro all’interno di Villa Doria Pamphili ed è stato disertato dalle opposizioni, che avevano presto strillato dicendo trattarsi di una passerella per dare l’impressione che il governo ce la stia mettendo tutta.

 

Per il premier ed i suoi giannizzeri sono stati invece presentati come un’occasione di rilancio per il Paese. Dal mio punto di osservazione si è trattato di una sorta di farsa messa in piedi per coprire un’incapacità di decidere che porterà con tutta probabilità a risultati modesti e contraddittori: un vero e proprio calderone nel quale è stato messo di tutto senza pensare a nuovi ingredienti. Non vi si sono viste grandi novità trattandosi soprattutto di proposte che circolavano da tempo. Sono serviti anche a legittimare e rinforzare il premier Conte, che in questi ultimi tempi è stato contestato da più di una parte.

 

Questi Stati Generali sono consistiti in una serie innumerevole di incontri fatti con una pletora di sigle e di personaggi del tipo Federcasalinghe, Confcommercio, architetti, industriali, sigle sindacali fino a cantanti, attrici e registi cinematografici. Una Woodstock dell’economia, una Babele di progetti il cui esito dovrebbe conoscersi a Settembre.

 

Sono stati preceduti da un altro rito auto-promozionale dal nome “Piano Colao”. Pare sia piaciuto a Confindustria ma non se ne è saputo più nulla. L’ennesimo tentativo di usare grandi nomi per farsi belli di fronte al pubblico. Intanto si continua ad investire su Alitalia piuttosto che in scuole, università, ricerca e lavori di qualità. L’Unione Europea, che più di tanto non si è fatta impressionare, attende ancora un piano di riforme deciso e coerente. Intanto ecco resuscitare lo spettro del ponte di Messina quando, guardandosi intorno, si possono vedere infrastrutture insufficienti ed in pessimo stato, insieme a periferie in preda allo squallore ed al degrado.

 

La politica estera: In quanto alla politica estera, siamo al lumicino. La Farnesina è caduta in mano ad una sorta di banda diplomatica pentastellata inseritavi da Di Maio, il cui altissimo compenso è direttamente proporzionale alla povertà dei risultati. Tra una rissa domestica e l’altra, è prassi del governo coprire la propria incapacità invocando risposte europee e parlando di pace.

 

La faccenda libica e la questione delle due modernissime fregate vendute all'Egitto di al-Sisi a prezzo di favore, non sono che un'ulteriore riprova dell'inettitudine di chi ci governa. Sono state vendute armi e navi ad un paese che ci rema contro in Libia senza aver preteso nulla in cambio e nel silenzio totale del Parlamento su questo legame. Inutile dirle che in tutta questa faccenda il ruolo dell’Italia ne è uscito ulteriormente ridimensionato.

 

In quanto al caso Regeni, questa transazione con l’Egitto non ha portato a nessuna svolta. Tanto per cambiare lo Stato Italiano vuole risposte concrete ed in tempi brevi e tanto per cambiare al-Sisi non concede nulla. I genitori del ricercatore ucciso nei pressi del Cairo chiedono il ritiro dell’ambasciatore.

 

In un contesto come quello libico, appellarsi al dialogo senza dire come e proporre zone di divieto di sorvolo senza avere la più pallida idea di ciò che implicano, così come il parlare di Conte su una cabina di regia promessa da Trump all’Italia ed il mostrarsi indecisi anche sull’importanza del gasdotto EastMed, non fanno che erodere le posizioni dell’Italia. Senza armi e senza volontà di farne uso quando è necessario, ogni proposta di mediazione o di negoziato equivale a chiacchiere. Ai tempi miei si diceva che una diplomazia senz’armi è impotente.

 

In una situazione di questo tipo ed in un paese per noi di grande importanza come la Libia, di fronte ad attori determinati e pronti ad usare le armi come Russia e Turchia non ce la si può cavare con i giochetti del premier Conte che, fierissimo di sé stesso, ha dichiarato non essere né per al-Serraj, né per Haftar, ma per la pace. Simili vette sono state superate con le sue affermazioni sul piano Trump per il Medio Oriente: accoglie “favorevolmente il piano”, pur riservandosi di esprimere un suo giudizio. Mi dica lei cosa vuol dire! Vi è da aggiungere che quando il presidente americano ha deciso di fare fuori Suleimani non si è neppure preso la briga di avvertirci.

 

Spostando lo sguardo verso l’Adriatico, così come in Libia si sta lasciando nell’area balcanica campo libero all’influenza politica ed economica della Turchia. Pure Mosca vi si sta impegnando nello stesso modo.

 

Altra macchia è la notizia dei tre milioni e mezzo di dollari in contanti che sarebbero stati consegnati nel 2010 a Gianroberto Casaleggio dall’attuale presidente venezuelano Maduro, all’epoca dei fatti ministro degli Esteri. Senza giungere a conclusioni, è risaputo che sia Chavez che quest’ultimo non disdegnavano foraggiare formazioni politiche straniere.

 

Un atteggiamento così deciso e determinato dei 5 Stelle a favore di Maduro lascia aperto il campo a molte interpretazioni: di tutti i paesi occidentali, l’Italia è l’unico che si sia schierato totalmente a favore del presidente venezuelano. Indipendentemente dalla realtà dei fatti, sul piano dei princìpi appoggiare Maduro è stato e continua ad essere un gravissimo errore.

 

Più consolante la notizia giunta ieri a seguito del viaggio del presidente francese Macron a Nouakchott, capitale della Mauritania. Si è trattato del suo primo impegno fuori dall’area Schengen dall’inizio della pandemia dato che considerava urgente riprendere la questione del Sahel a seguito della conferenza di Pau del Gennaio di quest’anno. L’oggetto di quest’incontro, sorta di consiglio di guerra a porte chiuse, aveva come tema centrale quello di consolidare gli sforzi contro il terrorismo ed internazionalizzare le forze locali, rendendole interoperabili con quelle straniere.

 

Nel corso delle conversazioni si è anche affrontato il tema di aggiungere una dimensione internazionale alla lotta contro il radicalismo islamico. In videoconferenza sono intervenuti anche la Merkel ed il premier Conte, mentre sul luogo era presente il premier spagnolo Sanchez. Era da tempo che sostenevo la necessità di un impegno italiano in quell’area, diventata oggi il più importante focolaio del terrorismo islamico.

 

Data l’importanza di quel teatro e gli sforzi compiuti da Parigi, reputavo necessaria qualche sorta di partecipazione che non fosse il solito ospedale od una manciata di istruttori coperti dalla sigla “missione di pace”. Mi spieghi lei come si possono affrontare agguerriti, dedicati e fanatici combattenti come quelli dell’Isis o di al-Qaida presentandosi quali missionari della pace.

 

A parte le considerazioni che in passato la Francia ha sempre avuto nei confronti dell’Italia nei momenti più importanti della costruzione europea, oggi più che mai nell’attuale contesto del dibattito in seno all’Unione sarebbe nostro interesse curare i rapporti con Parigi e stare vicino ai francesi. Solo loro infatti hanno quel rapporto con la Merkel che può consentire passi avanti nel progresso delle istituzioni europee. I recenti dibattiti sul Recovery Fund ne sono una riprova.

 

Utile soffermarsi anche sul velato invito che il presidente Macron ci ha rivolto nel corso del suo discorso alla Scuola di Guerra e al Centro di Alti Studi Militari del 7 Febbraio di quest’anno: “I soci europei che vorranno impegnarsi su questa via potranno essere associati alle imprese delle forze francesi di dissuasione. Tale dialogo strategico e tali scambi parteciperanno naturalmente allo sviluppo di una vera cultura strategica tra europei”.

 

Di fronte a simili sfide è triste fare il confronto con la Francia, che almeno a parole e con tono deciso continua ad affacciarsi sul mondo ed affermare un orgoglio nazionale che da noi ormai è sepolto da tempo. Al mio tavolo di politica estera, che lei ha conosciuto, si è in molti a sostenere che i Nostri hanno ormai messo la parola fine alla politica estera italiana.

 

La situazione economica: Il Paese è scivolato nelle spire del Coronavirus che già si trovava in una situazione di debolezza e di precarietà. E’infatti entrato nella crisi con 10 punti di Pil in meno rispetto al 2008, con in più tutti i servizi pubblici trascurati e spesso in decadimento. Con l’inizio della Fase 2, stanno venendo al pettine tutta una serie di nodi che riguardano l’efficienza dello Stato, il funzionamento delle banche e le sorti del nostro capitalismo, costruito sul debito e sul sussidio. Con queste condizioni di partenza ancora non si riescono ad individuare le priorità del governo e queste pecche impediscono al paese di crescere e rinnovarsi.

 

Malgrado i proclami del governo di soldi se ne sono visti pochi, mentre sono in molti coloro che si lamentano e dicono di essere stati presi in giro, dato che si parla di distribuire denari che non ci sono.

 

Nel mese di Marzo i consumi sono calati del 20%. La produzione industriale ha fatto uno scivolone stimato intorno al 50% e gli ordinativi dell’industria sono scesi del 26,5%. Il Pil è diminuito del 9,5%, ma secondo la Banca d’Italia entro l’anno calerà ancora e dovrebbe toccare il 10%. Confindustria ha di recente annunciato che nella seconda metà di quest’anno la produzione industriale diminuirà del 20%. Le esportazioni soffriranno più che i consumi, l’inflazione resterà bassa e la domanda più debole. A fine anno si prevede un debito pubblico addirittura superiore al 160%.

 

Si è sicuri che alla riapertura delle imprese i costi risulteranno più elevati e la produzione meno robusta per via delle misure di sicurezza. Occupazione, povertà e condizione dei migranti saranno presto dei problemi da affrontare. Già sappiamo che qualcosa come 10.000 lavoratori nel campo della frutta sono costretti ad operare in condizioni oltraggiose. Il problema dei lavoratori stagionali in campo agricolo ha persino commosso il ministro dell’Agricoltura Bellanova. Unica consolazione è sapere che peggio di noi in Europa sta facendo solo la Grecia.

 

Si è svolta di recente un’asta per 22 miliardi di obbligazioni emesse allo scopo di far fronte alla crisi. Il tasso era stato fissato all’1,4%, al quale verrà aggiunta un’indicizzazione per l’inflazione. Questa sottoscrizione si è svolta bene ma penso abbia riguardato soprattutto investitori di casa nostra, dato credo che quelli stranieri stiano in questo momento uscendo dai nostri titoli di Stato. Inutile dirle che il MES è allo 0,6%, cosa che servirà a farle capire l’assurdità del dibattito su questo strumento.

 

Riguardo l’evasione fiscale, l’Italia può quasi vantare un primato: all’erario ogni anno mancano intorno ai 110 miliardi di euro ed oltre 2 milioni di italiani hanno conti all’estero. Per risolvere il problema basterebbe contrastare l’evasione facendo pressione sugli evasori sistematici. La realtà è che sono in molti ad avere interesse che questa situazione permanga e questi votano.

 

Il ruolo dell’Europa: Il 19 Giugno si è svolto l’ultimo vertice telematico europeo. Dopo essersi consultata col presidente francese Macron, il cancelliere Merkel si è adoperata per persuadere la Commissione Europea di mettere a disposizione per la ripresa una somma di 750 miliardi di Euro. Si tratta di un piano di rilancio che va ancora negoziato e finanziato per via dei disaccordi sull’entità del bilancio comunitario emersi nel corso del dibattito svoltosi il 9 Febbraio.

 

Malgrado le spinte della Von der Leyen, un accordo ancora non è stato raggiunto e si è ancora in alto mare sull’entità del bilancio settennale. Nel frattempo sulla somma da mettere a disposizione per la ripresa dei paesi europei è emersa una linea di frattura tra le cosiddette nazioni frugali del Nord e quelle ritenute spendaccione del Sud. Il dialogo non sarà facile ed ancora si ignorano i termini del compromesso. Sono anche emersi problemi con i paesi del blocco di Visegrad che si sentono trascurati in rapporto a quelli del Sud: non vogliono vedersi penalizzati da un taglio dei Fondi Strutturali di cui finora hanno beneficiato.

 

Ancora non si è giunti ad un accordo sulle modalità del versamento ed è necessario trovare presto una soluzione. Tra pochi giorni si riunirà un nuovo Consiglio che lascia prevedere lunghe giornate di dibattito. Il consenso è che si dovrebbe giungere a qualche decisione tra Settembre ed Ottobre. Quel che è certo è che per assicurare un rilancio dell’Unione sarà necessario sia rafforzare che accelerare il processo di integrazione economica e finanziaria e consolidare le politiche sociali.

 

Per raccogliere i fondi si parla di nuove tasse e di nuovo debito da rimborsare in 30 anni. Vi è chi parla di concedere prestiti agli Stati che ne hanno bisogno ed il rimborsarli spetterebbe poi a loro. Vi è chi propone alla Commissione di rivolgersi ai mercati, raccogliere i fondi e poi a rimborsarli ci penseranno i 27 tutti assieme. La Commissione è certamente credibile ed otterrebbe i prestiti desiderati a condizioni agevolate. Gli Stati frugali, ossia Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, non mostrano entusiasmo e vorrebbero poter esercitare un controllo sulle spese da effettuare.

 

Data la natura del dibattito, i prossimi negoziati saranno inevitabilmente lunghi e non potranno farsi tramite videoconferenza. Dei 750 miliardi richiesti, 500 verrebbero concessi sotto forma di sovvenzione e 250 come prestiti. La speranza è che verso metà Luglio si possano avvicinare le varie posizioni: non tutti sono infatti d’accordo su di un indebitamento dell’Unione. Il problema con tutta probabilità avrà a che fare con le condizioni di quest’ultimo. Il presidente Macron insiste nel non perdere tempo e sottolinea l’urgenza del programma di rilancio. Per la BCE prima queste decisioni verranno prese e meno pesanti saranno le conseguenze.

 

Date le incertezze, l’unica cosa che si può dire in assenza di un’intesa è che perlomeno non ci sono stati veti. Un’altra cosa da sottolineare è che per i tempi necessari e se tutto dovesse andar bene, prima del 2021 non potrà esserci nessun esborso e quando vi sarà i soldi verranno distribuiti a rate perché vincolati a programmi precisi e mirati. Troppi finanziamenti sono stati dati a fondo perduto.

 

Oggi si inaugura il semestre europeo a guida tedesca. Se il cancelliere Merkel si è mostrata all’inizio partigiana del rigore, si è adesso convinta della necessità di rafforzare il ruolo dell’Europa a seguito delle conseguenze dell’epidemia di Coronavirus.

 

L’economia tedesca si basa soprattutto sulla sua capacità di esportare ed ha dunque bisogno del mercato europeo e della regolarità delle consegne dei suoi fornitori, in particolar modo nell’industria meccanica. Se questi, per un motivo o l’altro dovessero entrare in difficoltà o chiudere, le ripercussioni sull’industria tedesca sarebbero devastanti.

 

Avendo annunciato il suo ritiro dalla politica per il prossimo anno, la Merkel si impegnerà a fondo per far passare il progetto del cosiddetto Recovery Fund concordato insieme al presidente francese. Se il suo impegno dovesse concludersi in un successo o in un buon compromesso, potrà vantare di aver avuto un ruolo fondamentale nell’assistere l’Unione ad uscire dalle secche. Questo semestre rappresenterà per lei l’ultima occasione di brillare sulla scena europea e lasciare come eredità politica l’aver consentito all’Europa di emergere dalla crisi più forte e compatta di prima.

 

Un nuovo scandalo sulla giustizia: In una recente trasmissione televisiva è stata fatta ascoltare una registrazione nella quale uno dei giudici che condannarono Berlusconi per frode fiscale dichiarava che il processo era stata una porcheria e la sentenza già decisa in anticipo. L’ennesima storia che descrive il fango nella quale sguazza la giustizia italiana.

 

Molto più grave la vicenda che ha condotto alla cacciata dall’Associazione Nazionale Magistrati di Luca Palamara, ex-presidente della stessa e membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Una serie di intercettazioni hanno fatto emergere rapporti vergognosi tra magistratura e politica, finalizzati alle nomine di incarichi di rilievo quali quelli di Procuratori della Repubblica. Egli sostiene che coloro che lo accusano non avevano fatto che agire allo stesso modo ed i loro nomi sono da lui ben conosciuti. In alcuni ambienti si mormora che l’uomo sia stato sacrificato per coprire altri personaggi. Su questo non so cosa dire.

 

E’l’ennesimo scandalo che coinvolge un settore che nessuno riesce a toccare, data la diffusa abitudine di far finta di non vedere e di non sapere. In questa palude capita spesso che i magistrati facciano i legislatori e si dedichino alla politica oltre che a intrattenere spesso oscuri rapporti tra giornalisti, servizi segreti e rami delle Forze dell’ordine. Tutte queste commistioni pongono il Paese in un rango cui vergognarsi nelle statistiche internazionali e sono un pericolo per la tenuta della democrazia stessa.

 

In questi giorni i Nostri si lamentano della giustizia egiziana, quando qui viene regolarmente calpestato il principio costituzionale sulla ragionevole durata del processo e, parole a parte, si rifiuta di prendere in considerazione l’idea di separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero.

 

In un Paese civile la legge dovrebbe trattare tutti allo stesso modo ed essere intesa come volontà non arbitraria da applicare senza distinzioni ad ogni cittadino. In questo orrendo posto, al contrario di ciò che avviene in uno Stato democratico dove l’avversario si combatte con le armi della democrazia stessa, qui lo si fa troppo spesso con un uso taroccato della giustizia.

 

Le ultime intercettazioni emerse in questo caso danno un’idea agghiacciante del paese nel quale viviamo: continue lotte intraprese da una magistratura immersa nella politica per chi deve andare ad occupare posti di rilievo, carrierismo sfrenato, ambizioni grette e sete di potere. A queste possiamo aggiungere squallide trame, conflitti tra togati, interferenze partitiche e porte girevoli tra carriera politica e magistratura, tutte patologie ripugnanti che incidono sul funzionamento della giustizia per stingere sulla vita del cittadino, che sa già poter ottenere di tutto, salvo che giustizia. Vi è da aggiungere che in più casi i giudici di casa nostra invece di seguire la legge, giocano su tutte le sue ambiguità per interpretarle a secondo dei desideri di chi conta.

 

Qui in Italia la magistratura è un corpo indipendente nel quale le faccende tendono a risolversi in scontri ideologici e battaglie sulle carriere. Quest’ultima orienta anche la politica giudiziaria e si opera per regolare i conti a modo suo. Le varie correnti che la compongono si danno da fare per spingere i loro affini nei posti di potere lasciati vacanti, mentre le troppe carenze della politica le consentono di assumere funzioni di supplenza legislativa.

 

Le procure possono descriversi come centri di potere a sé stanti e spesso indipendenti dalla giustizia stessa. Sono anche luoghi di esaltazione di ambizioni personali. A detta di tutti gli avvocati che conosco, l’attuale ministro della Giustizia è personaggio di scarsissimo valore quando servirebbe invece un ministro indipendente e dalle idee chiare. Mi disse una volta un amico di papà che se uno non ha progetti né idee in politica non dovrebbe entrarci.

 

Le indagini giudiziarie sono spesso di natura politica e in un mondo simile, tra richieste di aiuti e scambi di favori, si piazzano gli amici dove meglio si può: un universo nel quale senza aiuti e spinte pochi fanno carriera e nel quale si barattano i processi e le sentenze in un sistema che spesso tutto è tranne che imparziale. Risultato: un’involuzione ed un abbassamento di livello della vita civile.

 

E’ da oltre trent’anni che si parla di riforma della giustizia e democratizzazione dei poteri forti. La verità è che a molti manovrare questi giocattoli fa comodo e non è perciò un caso che nulla sia stato fatto sino ad oggi: un vero e proprio cancro del potere che non farà mai quelle riforme che non desidera. Abbiamo a che fare con un sistema implacabile, totalmente privo di considerazione per l’interesse generale e che molto spesso stritola i più deboli per tutelare gli interessi dei più forti.

 

Su queste allegre note la saluto, sperando non averla annoiata con le mie considerazioni. Sono però oltre quattro mesi che non ci siamo sentiti e da tutto il tempo trascorso ho cercato in qualche modo di trasmetterle il clima che si respira da queste parti, alternando quelle che sono le mie impressioni con quel sentire comune che capto in giro.

 

Dato che il tempo passa velocemente e che tra non molto vi saranno in Iran le elezioni per il nuovo presidente, sarei curioso di avere informazioni sull’attuale contesto politico e su chi lei crede possa vincere. In che condizioni sono oggi le fazioni viste come moderate e quelle più conservatrici o radicali? Cosa pensa la gente?

 

Riguardo la Siria, lei me ne ha illustrato l’importanza per l’Iran e mi ha dato l’impressione che il regime intenda restarci. E’anche vero, come lei dice, che è bravissimo a trovar soldi. La situazione del Paese però non è florida e si potrebbe pensare che prima o poi i cittadini iraniani, stufi di vedere tanta ricchezza sprecata in avventure esterne, possano reclamare l’abbandono di queste operazioni?

 

Last but not least, cosa intende esattamente l’Iran quando avverte russi e turchi che riguardo la Siria non vi può essere una soluzione militare?

 

Le invio adesso i miei più cordiali saluti e resto in impaziente attesa di sue notizie.

 

EA

 

 

Tehran, 21 Giugno 2020


 

 

 

Caro Dott. Almagià,

 

Sono contento di ricevere la sua lettera e la ringrazio molto per la prima parte della sua relazione.

 

In Iran il Coronavirus ha raggiunto livelli molto alti per via di una cattiva gestione nel controllare questa malattia. In questo momento tantissimi iraniani sono stati infettati, soprattutto a Tehran. La Guida Suprema Khamenei e i Guardiani della Rivoluzione ci dicono che l'unica soluzione sta nel pregare e chiedere aiuto a Dio. In questo modo, inutile dirlo, il regime sta uccidendo il popolo Iraniano.

 

Con la caduta del prezzo del petrolio ed il diminuire delle esportazioni, l’economia è ridotta piuttosto male. Il regime riesce ancora a vendere del petrolio in Cina ed in Corea del Sud: la cosa è del tutto illegale, ma si trovano sempre imprese disposte ad acquistarne.

 

Come potrà immaginare, questa situazione ha effetti negativi sulla politica regionale del regime. Questo, infatti, non ha le risorse necessarie per finanziare Hezbollah in Libano, così come non può foraggiare l’Iraq e la guerra in Siria. Il regime riesce ad inviare carburante in Venezuela per aiutare Maduro, la cui industria petrolifera è a pezzi e non riesce più a raffinare il suo greggio. In cambio riceve dell'oro, che va poi a spendere in Siria, Libano, finanche nello Yemen.

 

L’Iran non si ritirerà dalla Siria. Vi rimarrà perché è un nodo strategico nella regione. In generale le sanzioni rallenteranno forse la politica del regime ma questo continuerà inevitabilmente ad interferire nei paesi dell’area. Oggi la strategia di Tehran è chiara e del tutto semplice: rafforzare il suo potere missilistico ed arrivare anche a costruirsi le testate nucleari per i suoi missili.

 

Lei si sarà accorto che non permettiamo agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di controllare determinati siti. Non a caso, l'altro ieri l’Agenzia ha annunciato una mozione di condanna verso l’Iran. Qui si pensa di essere una superpotenza regionale e quindi con il diritto di interferire nelle faccende dei paesi vicini.

 

Il popolo, di fatto, è alla fame mentre il regime continua a spendere denaro per portare avanti i suoi obiettivi. Vi riesce perché tra le altre risorse ha pure quella del narcotraffico verso l’Europa, di cui i Guardiani della Rivoluzione rappresentano una componente essenziale. In questo modo il regime si procura illegalmente quei soldi che poi dedica ai suoi scopi.

 

Anche lo scambio di ostaggi stranieri è diventata un’ulteriore risorsa: di recente il regime ha trattato il ritorno di ostaggi con Stati Uniti e Francia, ricevendone in cambio del denaro. Come avrà capito, qui si conoscono molto bene i modi per guadagnare soldi, ma resta il fatto che a pagare sono sempre gli iraniani.

 

Sperando di sentirla presto, le faccio i miei migliori auguri per la salute e le invio i miei più cari saluti,

 

MO

 

Tehran, 25 Giugno 2020

 

 

 

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
 

Gentile Edoardo,
 

Sono stato contento di leggere la tua risposta. Ecco alcune riflessioni che vorrei condividere con te, rispondendo un po' alle tue ultime domande.

Il fatto stesso che all'Iran e a me, venga chiesto di "giustificare" la nostra presenza in questa che è la nostra regione, mi sembra abbastanza esagerato. Gli Stati Uniti hanno decine di basi nella regione e attorno ai confini dell'Iran a ben 11 mila km dal loro territorio; quando chiedi loro il perché, di solito rispondono che bisogna "comprendere" il fatto che loro "hanno interessi da difendere nella regione".

 

In altre parole, la presenza di una nazione in un contesto geografico, nella geopolitica che si è affermata dopo la seconda guerra mondiale, non deve per forza essere dovuta a origini storiche o ragioni valide; detto molto semplicemente, ognuno va dove può e dove ha la forza di andare o dove è ben accolto.
 

In Medio Oriente, per ironia della sorte, l'Iran può andare, ha la forza per farlo ed è anche ben accolto. Poniti un momento questa domanda: se tu fossi iracheno, afghano, pachistano, siriano, libanese, armeno, azero, turco ecc..., chi accoglieresti meglio. Mettiamo che si tratti di creare un centro culturale: tu sceglieresti quello americano o quello iraniano?
 

Ti devi rendere conto che in Medio Oriente la gente ha paura degli Stati Uniti per tutte le malefatte degli ultimi decenni, che tra l'altro non sono mai finite. Anche da noi la gente studia. Tu credi che gli iracheni non sappiano chi abbia dato a Saddam il Tabun, il gas mostarda, il nervino ecc... In Afghanistan pensi che la gente non studi la storia, e non sappia chi siano i creatori dei talebani?
 

In Turchia, Erdogan ha capito benissimo da dove partiva il golpe contro di lui, ma diciamo che ha fatto buon viso a cattivo gioco. Anche se sono paesi piccolini, tu credi che Kuwait e Qatar dimenticheranno chi li ha aiutati nel momento del bisogno? La presenza iraniana nella regione ha precedenti storici, ma credo che tu abbia capito male la mia risposta precedente; l'unica motivazione non è la Storia. Una delle motivazioni principali, è lo stesso operato e la minaccia costituita dagli Stati Uniti.

 

L'altro motivo è la potenza naturale del Paese. E poi il fatto che il Paese non è pericoloso e non va a costruire basi militari. Le tue riflessioni sulla democrazia in alcune nazioni come Siria o Russia, sinceramente, lasciano il tempo che trovano e sinceramente non me le aspettavo da una persona di grande esperienza come te. Tu sai bene che il sistema mondiale non è basato sulla moralità o sull'amore o sull'etica, ma sul potere. L'idea di una vita politica e sociale senza Dio e senza moralismi l'hanno diffusa gli occidentali stessi.
 

Ammesso che le tue considerazioni sulla Siria o la Russia siano esatte, sono gli unici elementi poco democratici della regione? Vogliamo parlare di regimi totalitari filo-americani come la Giordania o l'Arabia Saudita? L'Arabia Saudita è obbiettivamente il regime più oscurantista del mondo. E' però l'alleato numero uno degli Stati Uniti da queste parti.
 

Non è solo un problema di oscurantismo. In questo momento Riyadh occupa militarmente pure il Bahrain e dal 26 marzo 2015 bombarda lo Yemen. Sai che sono morte 100 mila persone nello Yemen? Sai che milioni di yemeniti sono ridotti alla fame? Sai che l'Europa e gli Stati Uniti si sono arricchiti vendendo armi all'Arabia Saudita e sul sangue del popolo dello Yemen? Tu immagini che da queste parti, e nello stesso Yemen, la gente sia all'oscuro di tutto ciò? L'America e l'Arabia Saudita hanno creato un altro stato come l'Iran. Io ne sono convinto. Quando lo Yemen uscirà da questa guerra e formerà un governo, saranno talmente anti-americani che gli iraniani, a loro confronto, vi sembreranno dei monaci buddhisti.

E' importante che tu comprenda che una cosa è la politica, una cosa è quello che la gente pensa. In pochi casi, le due cose coincidono. E' successa una cosa incredibile.


L'Iran ha affrontato il dramma del Coronavirus. Quando tuo padre ha il Covid-19 e vai in farmacia ed il dottore ti dice che non c'è l'antibiotico per il trattamento della malattia per via delle sanzioni e tu sai che le medicine non arrivano per le sanzioni americane, a quel punto ti lascio immaginare il sentimento.
 

Un conto è che gli slogan della tv dicano "morte all'America". In quel caso un iraniano medio può anche essere contrario; ma quando incontra l'ostilità americana nella sua vita quotidiana e vede morire i propri cari per questo, a quel punto l'odio per gli Usa diventa parte del suo essere. D'ora in poi, quando un occidentale mi parlerà di diritti umani, sarà semplicissimo fargli capire che tutto il discorso sui diritti umani, è solo una grande messa in scena.
 

Capisco che per anni è stata un'ottima linea propagandistica, ma diciamo che in Iran non attecchisce più, nemmeno con quelli che gradiscono meno l'attuale sistema politico.

Sarai già stanco e allora non ti disturbo oltre. Auguro tanto bene a te e all'Italia

 

Che Dio ti protegga,
 

DA

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