Lettere Persiane

Si tratta di una corrispondenza con un alto esponente della diplomazia iraniana che si protrae nel tempo e abbraccia temi essenziali delle vicende politiche dei nostri due Paesi. 

Tehran, Venerdì 9 Ottobre 2020

 

 

Caro dott. Almagià,

 

Buongiorno e grazie per la sua relazione sulle faccende italiane. Come al solito mi aiuta a capire cosa sta avvenendo nel suo paese. Per i motivi che può intuire, non posso permettermi di essere esauriente nelle mie spiegazioni come lo è lei.

 

Riguardo le sue domande, comincerò col dirle che le attività di Hezbollah sono in via di rallentamento perché l’Iran non è più in grado di aiutarlo finanziariamente come in passato. Malgrado questo, in Libano Hezbollah continua a contare e penso sia un ostacolo per la formazione di un nuovo governo: la sua influenza politica sulla scena libanese è sempre attiva e di fatto insisterà per sostenere un esecutivo pro-iraniano.

 

In questo momento la politica in Libano è bloccata e ciò sta ad indicare il peso dell’Iran sulle scelte del paese. Il popolo libanese stesso, oltre che gridare contro la sua classe politica, protesta anche per le interferenze dell'Iran. Vedo comunque Hezbollah trovarsi in una posizione di debolezza.

 

Il rapporto fra l’Iran e gli Stati Uniti è sempre stato molto complicato. Se Trump dovesse essere rieletto, al mio paese resteranno solo due possibilità:

 

- negoziare con Trump, anche se controvoglia;

 

- resistere e farsi aiutare da Cina e Russia e anche un po’ dall'Europa. Il regime non intende arrendersi di fronte di Trump e penso non esiterà ad arrivare fino al punto di sacrificare il popolo per il suo obiettivo.

 

Il mio parere è che l’Iran finirà per scegliere la seconda opzione perché lo scontro con gli Stati Uniti è diventato oggi il simbolo della resistenza del regime. Se il prossimo presidente in Iran verrà scelto tra i Guardiani della Rivoluzione, la posizione del paese sarà inevitabilmente più dura.

 

In termini più generali devo dirle che sia la situazione in Iran che nell’intera regione è tra le più complicate e ciò rende impossibile fare previsioni sul futuro.

 

Mi auguro la sua situazione migliori, anche se riesco ad intuire che lei si sta trovando di fronte a delle notevoli difficoltà. Fa comunque bene a diffidare di un sistema come il vostro, che ho sempre visto come inefficiente e sempre prono ad inchinarsi di fronte al più forte per penalizzare chi lo è di meno.

 

Le invio adesso i miei più cordiali saluti e spero sentirla presto.

 

MO

 

 

Roma, 30 Settembre 2020

 

 

Caro Ministro,

 

Alla fine della sua ultima lettera scriveva di sentirsi in pericolo. Lei di solito è molto più puntuale di me nel rispondere ed è da quasi un mese che non ho sue notizie. La cosa inizia a preoccuparmi. Si consoli che anche la mia situazione sta giungendo ad un punto di non ritorno. Mi auguro di no, ma forse questa potrebbe essere la mia ultima lettera.

 

Come questo Paese immondo, anch’io vivo alla giornata ma a disposizione purtroppo non ho l’Europa con un MES e un Recovery Fund, che ora viene chiamato Next Generation Fund. Step by step qui ci si mostra sempre meno capaci di parlare l’italiano e pur senza conoscerlo, iniziando dalla politica, il paese sta gradualmente passando all’inglese.

 

Scherzi a parte, l’avevo lasciata alla vigilia delle elezioni che puntualmente si sono svolte tra il 20 e il 21 di questo mese.

 

Pur non seguendo in dettaglio le faccende italiane che trovo noiosissime, eternamente ripetitive e di scarso interesse, credo poterle dire quanto segue: nessuna grande sorpresa e la spallata intravista da Salvini non si è verificata. Il risultato finale è stato di tre regioni al centro-sinistra e tre regioni al centro-destra. Questo sta ad indicare che da parte dell’elettorato vi è un desiderio di sicurezza e di stabilità.

 

L’inquietudine che ha fatto seguito all’arrivo del Coronavirus è penetrata nell’animo del popolo e lo porta a cercare equilibrio e prevedibilità ripiegando su ciò che politicamente già conosce e che in fondo ha mostrato di reggersi in piedi.

 

L’affluenza alle urne: Considerando la continua presenza del Coronavirus e le prime avvisaglie di una possibile seconda ondata, l’affluenza al voto pur non massiccia può comunque dirsi soddisfacente: a recarsi alle urne è stato il 53,84% degli elettori. Se un certo numero di votanti è stato scoraggiato dal recarsi alle urne, lo stesso può dirsi per una gran parte dei presidenti di seggio e degli scrutatori che hanno scelto di rinunciare al proprio compito.

 

I risultati: A parte la piccola Valle d’Aosta, che ha la caratteristica di essere una regione autonoma e dove ha vinto la Lega, le altre sono le seguenti:

 

- La Toscana: storicamente inclinata a votare a sinistra, la regione anche in questo caso ha confermato la sua tendenza. Salvini aveva sperato di poterla conquistare, ma l’impresa non gli è riuscita. A vincere con poco più del 48%, un risultato migliore del previsto, è stato il candidato del PD Eugenio Giani. Ha messo grande impegno nella sua campagna ed è riuscito a spiazzare e sconfiggere Susanna Ceccardi, candidato del centro-destra da parte leghista, che ha ottenuto intorno al 40% dei voti. Per la Lega questa sconfitta è da considerarsi uno schiaffo ed il vantaggio è andato tutto al Partito Democratico.

 

- La Campania: Con ampia maggioranza vince il pittoresco e loquace De Luca. Polemista nato e mai a corto di argomenti, ha trionfato superando di un soffio il 69% il candidato del centro-destra Stefano Caldoro, che ha ottenuto poco più del 17% dei voti. In questo caso anche il vantaggio è andato al PD.

 

- Puglia: Altra regione importante che Salvini sperava di espugnare. Ha vinto invece il presidente uscente Michele Emiliano, che con il suo 46,7% sconfigge il candidato di centro-destra Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia che ottiene quasi il 39%. Di nuovo il successo è andato al Partito Democratico.

 

- Marche: Regione di tradizione rossa, ha visto questa volta vincere il candidato di Fratelli d’Italia Francesco Acquaroli, che incassa poco più del 49%. E’seguito da Maurizio Mangialardi, appartenente ad una coalizione di centro-sinistra, che ottiene quasi il 38% dei voti. Salvini ha accolto la notizia con una certa stizza, dato che il candidato vincente non era quello suo. La gloria è andata alla Meloni e al suo partito. Con questa vittoria il centro-destra diventa la prima forza politica della regione ed il risultato conferma la graduale ascesa di FdI a spese della Lega.

 

- Veneto: Senza sorpresa vince la lista del presidente Luca Zaia. E’ una conferma per il centro-destra ma anche in questo caso una sconfitta di Salvini, che mostra di perdere ascendente in seno alla Lega. Il leghista Zaia ha trionfato con il 76,7%. Dietro di lui il candidato del PD Arturo Lorenzoni, che ottiene il 16%.

 

- Liguria: Anche in questo caso nessuna sorpresa. Viene riconfermato il presidente di centro-destra Giovanni Toti con il 56%, mentre il suo sfidante Ferruccio Sansa, indipendente di sinistra, raccoglie quasi il 39% dei voti.

 

Alcune considerazioni riguardo i partiti: In tutto questo deludono i risultati dei partitini personali. Né Renzi, con il suo Italia Viva, né per Calenda con Azione hanno motivo di dichiararsi soddisfatti. Malgrado la loro onnipresenza sui media ed il loro esprimersi su tutto, si è trattato di uno smacco. E’ bene sia andata così, perché i due personaggi avevano bisogno di ridimensionarsi e imparare le buone maniere.

 

Poche righe adesso sulle altre forze politiche.

 

- Partito Democratico: Anche se a livello nazionale non può dirsi certo quello toscano, il suo segretario Zingaretti può dichiararsi tutto sommato soddisfatto. Il PD non ha subìto la spallata auspicata da Salvini e si è imposto nelle regioni più importanti, riuscendo a mantenere le posizioni ed in alcuni casi anche ad avanzare di qualcosa.

 

Forte dei suoi successi e soprattutto della mancata sconfitta, di fronte ai 5 Stelle suoi alleati di governo, potrà adesso impegnarsi in una manovra di condizionamento per spostare l’asse delle decisioni verso quelli che sono i temi per lui importanti, quali l’accettazione del MES e la revisione del Decreto di emergenza.

 

Questi suoi successi hanno contribuito a rafforzarlo e ne fanno d’ora in poi il partito trainante della coalizione di governo.

 

- Movimento 5 Stelle: Risultati di cui non andar fieri. Scompare praticamente dal territorio. Il Movimento è in piena crisi di identità e ha subito un tracollo a livello locale, dove comunque non era mai stato in grado di mostrare grandi capacità organizzative.

 

Grillo dichiara a Bruxelles di non credere più nella democrazia parlamentare e propone in alternativa quella diretta tramite lo strumento del referendum. Questa affermazione non manca di ironia, in quanto i 5 Stelle hanno oggi un terzo dei seggi in Parlamento ed il presidente della Camera. Con in più l’errante Di Battista prono a tornare al movimentismo delle origini, vi saranno nei prossimi mesi non poche cose da definire quali, per esempio, il rapporto con Casaleggio e la piattaforma Rousseau.

 

Da quando il Movimento si è fatto forza di governo stanno esplodendo le contraddizioni e non è un caso, dopo le prove date, che nel giro di due anni abbia perduto intorno agli otto milioni di voti.

 

Con la sua aria da abatino di campagna, Di Maio più spesso che al ministero degli Esteri si presenta ai microfoni dichiarando che è tempo di unire e aggregare, non di dividere. In risposta a questo scivolone elettorale, presenti gli eletti del Movimento i 5 Stelle si sono riuniti in una assemblea congiunta. Crimi era lì, mentre non si sono visti i ministri, tutti impegnati in questioni di governo. Assenti Grillo e Casaleggio. Scopo di questa assemblea è commentare le elezioni, analizzarne i risultati per poi prendere le dovute decisioni e discutere su come proseguire. Per continuare ad esistere i 5 Stelle saranno costretti a ritrovarsi, rigenerarsi e scegliere con cura i temi da presentare agli elettori.

 

Quegli elementi che sceglieranno di puntare ad un rapporto più solido con gli alleati del Partito Democratico faranno di tutto per isolare i loro colleghi più radicali. Per loro, che piaccia o meno, il Movimento si è fatto partito di governo ed ormai appartiene alla casta. Come già stanno iniziando a fare, dovranno rimangiarsi e far marcia indietro su non poche cose.

 

- Lega: Al suo leader Salvini non solo l’agognata spallata non è riuscita, ma sta anche continuando a perdere terreno. Toscana, Campania e Puglia sono rimaste saldamente in mano al Partito Democratico, mentre nelle Marche ad imporsi è stato il candidato della Meloni. Esce dunque malconcio da queste elezioni che non fanno che confermare la sua perdita di peso a livello nazionale e all’interno del centro-destra. Nel giro di poco tempo la Lega dal 34% è scesa intorno al 22%.

 

Salvini scarica sugli alleati le conseguenze delle elezioni e Toti gli risponde che il suo problema è di pensare unicamente a se stesso. Per venirgli in aiuto, la Lega ha deciso di dotarsi di una segreteria politica.

 

Nel Veneto la lista Zaia ha ottenuto il triplo dei voti di Salvini, mentre in Toscana solo un elettore su quattro votava per lui. Al Sud, dove sembrava in procinto di crearsi un suo spazio elettorale, non è riuscito ad attecchire. La Lega rimane comunque una solida presenza nel Nord e dato che il centro-destra controlla oggi quindici regioni su venti, Salvini scalpita per avere un maggior ruolo nel Paese.

 

- Fratelli d’Italia: Naufragato il tentativo salviniano di dare una spallata al governo ed imporre il centro-destra in tutte le regioni contese, l’esito di queste elezioni è andato a favore della Meloni. Fratelli d’Italia conquista le Marche dopo almeno 30 anni di predominio della sinistra e nel paese continuano a crescere i suoi consensi: nel giro di un anno è passato dal 6% al 16%.

 

Questa destra, come in generale tutte le destre italiane, può descriversi come becera perché non ha nulla delle tradizioni delle forze di destra in Europa. Forte di questi risultati, la Meloni ha chiesto di andare al voto. E’ ovvio che ciò non avverrà, ma chiederlo non costa nulla e serve a mostrare la propria forza e fiducia.

 

- Forza Italia: I risultati non possono definirsi soddisfacenti: il partito mostra di aver perduto ascendente ed è ormai l’ombra di se stesso. Nel corso delle elezioni europee di un anno fa, negli stessi territori di queste regionali aveva preso 830 mila voti. Oggi ne ha raccolti 475 mila. E’ vero che in 5 regioni su 6 FI non presentava un suo candidato, ma l’esempio delle ingenti perdite in Campania è eloquente.

 

Come in passato, resta intatto il problema della classe dirigente. Adesso in alcuni settori vi è chi parla della necessità di un rilancio. Il vice-presidente Tajani si è espresso sottolineando la necessità di allargare il consenso verso il centro per vincere. Il problema qui da noi è la natura stessa dell’idea di centro: si tratta di un’area praticamente vuota, occupata da pochi partitini che contano quasi nulla. In queste condizioni l’area nella quale può continuare a trovare un campo di azione resta quella del centro-destra.

 

All’interno di FI ci si consola rallegrandosi dei risultati ottenuti dal centro-destra e si spera di poterne allargare i confini. Dubito possa andar lontano: non ha né gli argomenti né la necessaria forza di attrazione. In quanto a Berlusconi, contagiato dal Coronavirus, era uscito da poco dal San Raffaele dove era stato ricoverato in un lussuoso appartamento privato di qualcosa come 300mq. Non appariva certo in forma ed anche se continua a reputarsi immortale, la sua età resta quella che è.

 

Il referendum costituzionale: Ne avevo parlato nella mia ultima lettera. E’ sempre stato il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle ed esprimeva la diffusa insoddisfazione in seno al paese sul funzionamento delle istituzioni. E’ passato con il 70% dei voti ed i consensi sono stati forti soprattutto nel Sud. I deputati passeranno da 630 a 400 ed i senatori da 320 a 200.

 

La vittoria, espressione del distacco tra elettori e classe politica, è motivo di soddisfazione per i grillini che possono vantare un loro successo dopo i poco brillanti risultati delle regionali. Malgrado questo esito sul referendum, il vero sconfitto di questa tornata restano i 5 Stelle che quasi ovunque passano sotto il 10%. Questo risultato viene in soccorso al premier Conte che dovrà comunque destreggiarsi nella sua opera di mediazione all’interno del governo.

 

Alcune considerazioni di carattere generale: In questa partita, conclusasi con un 3 a 3, il Paese non emerge da una situazione di continuità in un contesto politico che rimane difficile e frastagliato. Il governo non può dirsi rinforzato ma è comunque meno a rischio. Per quel che mi riguarda resto convinto che andrà avanti sino alla fine della legislatura. Si continua comunque a vivere in una società tossica ed incarognita, nella quale è sempre più arduo affrontare i conflitti in maniera civile e dove spesso viene calpestata la dignità delle persone.

 

Resta sempre lecito domandarsi fino a che punto sia in grado di funzionare un sistema politico il cui partito maggiore sfiora il 23% dei consensi. Come le avevo menzionato più di una volta in passato, il problema è che per essere vero e coerente un partito ha bisogno di dotarsi di un’identità e di una cultura di riferimento. Non può identificarsi con una persona od un gruppo di potere ed esprimere ciò che a loro più aggrada. Qui restiamo nella marmellata.

 

E’ da 25 anni che l’Italia non cresce perché manca una visione d’insieme e non vi sono più culture politiche degne di questo nome. Altro problema è poi quello che la politica si fa sempre meno in Parlamento. Nel paese, sempre alla ricerca di qualche figura di capo sul quale riporre le speranze e dato lo sbiadimento generale delle forze di governo, ecco emergere adesso quella dei presidenti delle Regioni. Con loro, più che i partiti, sembrano contare le personalità.

 

Non condizionati dai giochi di palazzo, i governatori, che spesso mostrano di non avere affiliazioni dirette con i partiti, prendono voti trasversali in quanto pragmatici e capaci di intercettare le reali necessità dei propri cittadini. Hanno costituito robuste reti sul territorio nel quale in non pochi casi i partiti danno segni di debolezza o cedimento: è inevitabile si faranno presto sentire nel voler dire la loro sull’utilizzo degli attesi fondi europei.

 

E’ probabile che sia apra un dibattito su quali forme di regionalismo avere e sul ruolo che dovranno avere le regioni nella gestione del Paese. Con dei governatori più forti ed un esecutivo sempre debole, i contrasti maggiori sono emersi e continuano a manifestarsi sui modi di affrontare la pandemia. Sempre riguardo i fondi europei per la ripartenza del paese, è prevedibile un negoziato su quanto spetterà al Nord, al Sud e al Centro.

 

Dal punto di vista dell’economia, con un debito che presto si avvicinerà al 170% del Pil, o il paese si rimette in carreggiata con l’obiettivo di crescere almeno del 2% oppure non riuscirà a far fronte agli interessi sul debito. Come in passato, continuo ad insistere sulla necessità di ridurre le spese correnti e le mancette elettorali per raccogliere consensi a vantaggio di reali investimenti produttivi.

 

È tempo di mostrare qualche competenza politica: i tecnici ci sono ma purtroppo vengono portati in passerella per mettere in buona luce i partiti e poi nessuno li ascolta. Se si vorranno ottenere quei fondi che Bruxelles ha stanziato per l’Italia serviranno programmi sostanziali, concreti e dettagliati. Tra poco si riunirà la Commissione e sapremo finalmente se verrà approvata l’elargizione degli attesi fondi europei che, comunque, non saranno disponibili fino alla primavera del prossimo anno.

 

Due parole sul Recovery Fund: A parte il fatto che i nostri politici lo pronunciano come “Found”, si è perso tempo con quel bizzarro strumento definito Stati Generali. Ancora più tempo si è poi perduto nel chiedere il parere alle amministrazioni pubbliche quando non tutte hanno le capacità per disporre di adeguati progetti: hanno tutte formulato proposte costose e in competizione tra di loro, spruzzandoci qua e là un po’ di digitale.

 

Si è in alto mare e tutto verrà reso più difficile dalla prevalenza di una cultura di assistenzialismo e parassitismo. Spero che ricorderà ciò che le avevo scritto su reddito di cittadinanza, navigator e quota 100. Per non dilungarmi, il primo più che a combattere la povertà è servito ad assistere un milione e mezzo di evasori con la metà che è andata distribuita a famiglie che di povero hanno poco. Per via delle complessità burocratiche, molte delle famiglie veramente in stato di bisogno non ne hanno potuto beneficiare. In quanto ai navigator, più strampalato è il nome e meno servono.

 

Tra poco si riunirà la Commissione Europea e vedremo quale sarà il destino ed il tragitto del Recovery Fund. Per quanto la cosa sia stata per Bruxelles un notevole passo avanti, il bilancio settennale dell’Unione è ai miei occhi del tutto insufficiente. Andrebbe perlomeno raddoppiato.

 

Conclusioni: Anche se il premier Conte ne esce rafforzato, queste elezioni hanno avuto scarso effetto. Restano adesso da affrontare due problemi: quale riforma elettorale e come distribuire gli attesi fondi europei. Per Zingaretti si apre una stagione di riforme che dovranno andare avanti speditamente. Il segretario PD pensa che il centro-sinistra stia maturando e che sarebbe il momento di offrire al Paese un programma di ampia visione e di vaste speranze.

 

Nella nostra vita politica restano immutate la differenza tra la comunicazione e la realtà e le contraddizioni di una classe politica che si distingue per l’abitudine di promettere e non mantenere. Come avrà capito, resto sempre pessimista sui destini di questo paese. Abbiamo un governo di basso livello professionale e le battaglie politiche vengono condotte con l’arma della pura propaganda anche da parte dei nostri inefficienti apparati amministrativi.

 

Nelle classi dirigenti prevalgono una mentalità chiusa, scarso pragmatismo e poco senso della giustizia. In poche parole: difetti di cultura, qualità civili ed intellettuali. I politici hanno perduto di vista il loro mestiere, che è quello di servire la causa del cittadino e sapere che la funzione pubblica si esprime nel mandato elettorale e si esercita nelle Camere e negli altri corpi istituzionali. Qui invece il confronto con l’avversario si svolge un po’ ovunque, ma in Parlamento meno che altrove. La politica è diventata evasione, come andare al cinema.

 

Si vive in un mondo disordinato e la sua bruttura va molto in fondo perché fa del cittadino il peggio che gli si possa fare, mettendogli a disposizione una quantità illimitata di mezzi e di strumenti che accrescono la sua stupidità e ne atrofizzano il buonsenso. Il poveretto è continuamente fatto segno a oltraggi enormi ma non se ne sente affatto oltraggiato. A rimetterci è la democrazia che funziona bene solo quando è capace di rispondere alla domanda “chi ne risponde e a chi ne risponde”.

 

Ci si lamenta dell’indifferenza politica che regna nel Paese, ma per chi deve combattere contro le crescenti difficoltà della vita la politica può sembrare un lusso. Questo è un Paese che le classi di governo hanno corrotto e che di conseguenza si distingue per scetticismo, assenteismo e opportunismo. Chi ha un minimo di senso non può che esprimere l’amarezza di sentirsi debole e trascurato di fronte ad un’eredità di parole vuote e pompose e di miserie genuine. Per decenza eviterò di entrare nell’argomento dell’inevitabile disgusto che si prova nel dover vivere in un’atmosfera politica all’interno della quale emergono quotidianamente le basse gelosie di chi aspira ad un posto nella scala del potere.

 

Resta da augurarsi che la mediocrità e la corruttela della nostra politica riescano un giorno a spazzar via tutto quello scetticismo e quella passività che caratterizzano il paese e provocare nel cittadino un moto di rivolta che spazzi via tutto ciò: l’insorgere di un’ondata di rinnovamento generale memore di quello che si è visto in Francia nel 1789. C’è qui intorno talmente poco di bello e di ammirevole che a questo punto ogni tipo di cambiamento è bene accetto.

 

I malanni del Paese sono gravissimi e pericolosi ed il carattere morale dei cittadini ne sta emergendo minato dalle mezze misure, dai silenzi e dagli accomodamenti: solo riserve mentali e non coraggiosi compromessi. Con un governo onesto e sincero – mi creda – l’Italia, come per miracolo, si trasformerebbe in pochi giorni.

 

Arrivati a questo punto, non è solo con i soldi che si possono risolvere i problemi del Paese. Vi sono importanti riforme da affrontare e se il sistema non verrà cambiato questi fondi finiranno con l’esaurirsi e serviranno a ben poco. I partiti politici si sono mostrati finora non in grado di dare le risposte necessarie e la domanda resta sempre la stessa: come è possibile cambiare se si continua sempre a fare le stesse cose? Con un Paese incapace di semplificare, afflitto da strutture amministrative e di potere rigide e pletoriche, accompagnato da una classe politica scarsamente preparata e di bassa qualità, poco da stupirsi se si respira in giro un’aria di disagio e di disorientamento: è la notte della politica.

 

Il popolo ha tutte le ragioni di sentirsi indignato e scontento vedendosi retto dalla mediocrità e dalla miopia, in un contesto nel quale gli eventi e le sfide sono molto più grandi degli uomini.

 

Come mi pongo di fronte all’evolversi delle cose in questo Paese: Per quel che mi riguarda, sono esausto per la stanchezza di vivere alla giornata. Non vi è tregua, ma solo privazioni e sofferenza. Di fronte al grottesco del quotidiano mi sento oppresso dalla fatica e dal tedio. In questa nazione infernale a prevalere è spesso la pura e semplice forza della letargia ed il motto nazionale sembra essere: “a che pro?”.

 

Da parte dello Stato e della giustizia solo disprezzo sistematico dell’essere umano e della civile coabitazione. I politici di casa nostra non studiano a sufficienza ed il loro flagello è l’improvvisazione. Il risultato: un Paese inceppato, un’economia incapace di sostenerne lo sviluppo ed una politica estera invisibile persino al microscopio. Come la politica, anche l’informazione diventa tanto più spregevole in quanto si fa beffe del cittadino.

 

Nel mio caso, la viltà degli apparati è tale che quando mi batto contro le loro menzogne questi cercano di infangarmi con menzogne raddoppiate. Tanto per farla ridere, sappia che dopo aver detto di me ogni sorta di cose adesso vengo attaccato su internet con l’accusa di essere partecipe del delitto Moro; in qualche modo coinvolto con l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli; vicino alla Banda della Magliana; in combutta con un certo Chichiarelli, falsario e morto assassinato; in qualche modo prossimo a Luciano Dal Bello, ideatore della rapina alla Brink’s Securmark del 1984, pure lui vittima di omicidio. Quando mi sono recato all’Archivio del Parlamento per fare richiesta di alcuni documenti, mi è stato risposto che erano secretati. Non le dico poi le illazioni fatte sulle mie attività di politica estera!

 

Lei ne sa qualcosa, ma quando le visioni ideologiche sostituiscono il confronto informato con la polemica ne deriva una ricerca del male per l’individuo fino al giorno del loro trionfo. Politica e informazione diventano tanto più spregevoli quando disprezzano e umiliano il cittadino. Queste tecniche totalitarie e demenziali al servizio dei pregiudizi di una ragione cieca finiscono col condurre direttamente a perverse ideologie di dominazione. Come può vedere, in un’Italia di tal fatta i motivi lucidi e validi di speranza sono a dir poco assenti. Questo non vuol dire però che si debba rinunciare a resistere incondizionatamente a tutte le follie che vengono proposte. Questo Paese ha perduto, se mai lo ha avuto, il culto della libertà.

 

Forse penserà sia perfido, ma resto dell’opinione che la cattiva fede e le menzogne possano fare forse più danno della stupidità. Un Paese viene moralmente danneggiato quando chi governa fa finta di credere a ciò che dice per poi ridere alle spalle degli elettori: ciò serve solo a degradarli, con il risultato che di tutti i problemi italiani il più grave è quello morale. In quanto agli altri, i nostri politici sono spesso incapaci di capirli e spesso di vederli. Non vi è dunque da stupirsi se nello spazio di una generazione l’Italia da soggetto della Storia ne è diventata oggetto: tende a vivere sul suo passato senza accorgersi che vegetare significa non contare nulla nel mondo.

 

In questo orrido di idee imbalsamate e preconcette, la trasformazione ed il cambiamento non possono limitarsi unicamente all’economia e al sociale. Devono essere anche psicologici. Resta sempre importante opporsi al veleno della propaganda sovranista e nazionalista cercando di capire che se non si guarda all’Europa sarà impossibile salvare l’Italia. Chi pensa che i paesi europei debbano essere compartimenti stagni è nemico del futuro. Se non ci si sveglia e non si accelera il processo di unità europea, nel giro di non molto tempo il rischio è quello di trovarsi ad essere una mera penisola del continente asiatico.

 

Con queste considerazioni mi congedo, nella speranza che lei non stia passando qualche grosso guaio. Se ciò dovesse essere, la lascio almeno con la magra consolazione che siamo in due.

 

Se ne è in grado, le sarei riconoscente se potesse darmi qualche informazione sulle domande sul Libano ed Hezbollah che le avevo fatto al termine della mia ultima lettera. Sarei anche curioso di sapere da lei se il regime iraniano sarebbe disposto ad intavolare un negoziato con Trump nel caso, ancora possibile, di una sua vittoria il 23 Novembre.

 

Nella speranza di sentirla presto e privo di preoccupazioni, le invio i miei soliti cordiali saluti.

 

EA

 

 

 

 

 

 

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