Lettere Persiane

Si tratta di una corrispondenza con un alto esponente della diplomazia iraniana che si protrae nel tempo e abbraccia temi essenziali delle vicende politiche dei nostri due Paesi. 

 

Giovedì 27 Maggio 2021

 

 

 

Caro Dott. Almagià,

 

Intanto le auguro una buona giornata e le dico che sono molto lieto di leggere la sua lettera. Mi dispiace che i suoi guai non sembrano mai finire. Riguardo gli Stati Uniti, le devo dire con tutta franchezza che non mi ci trovo bene. Qui è tutto molto diverso da ciò che conosco e non sento nessun tipo di affinità con questo tipo di mondo: il Paese e la sua società appaiono ai miei occhi come un’altra galassia.

 

Lei conosce meglio di me l’America e devo dirle che ancora non abbiamo deciso se viverci stabilmente o meno. In Iran ci sono ancora tante cose da fare e qui abbiamo anche il problema dell’assicurazione sanitaria. Grazie a Dio, in generale mi sento bene.

 

Passando all’Iran, avrà senz’altro appreso dell’esclusione di Larijani dalla lista dei candidati alle elezioni di Giugno. Lo scenario adesso appare quello di far eleggere Raisi come nuovo presidente. I generali dei Guardiani della Rivoluzione hanno rinunciato a delle candidature per favorirlo: sui social media si è visto infatti che i loro candidati non sembravano avere un ampio sostegno.

 

Per questo motivo, sia i Guardiani che la Guida Suprema Alì Khamenei hanno deciso di puntare su Ebrahim Raisi, in quanto figura religiosa di non alto profilo, rozzo, poco capace e totalmente dipendente dalla loro volontà. Come nuovo presidente egli seguirà i dettami dei Guardiani della Rivoluzione, il che significa che se si vuole veramente capire la politica di questo regime bisognerà sempre guardare alle loro posizioni.

 

Riguardo le armi di Hamas, già da molti anni l’Iran aveva fornito la tecnologia necessaria a costruire i suoi missili. Lo stesso vale per Hezbollah in Libano. Queste forniture militari hanno anche permesso di fabbricare i droni usati dagli Houthi nello Yemen.

 

Ora Israele si trova in una situazione scomoda, in quanto l’Iran lo ha circondato da ogni lato. In questo momento Tehran sta foraggiando nuovi gruppi in Iraq con l’intento prendere il controllo di questo paese.

 

Mi dispiace che l’Iran con questi comportamenti stia diventando una potenza regionale.

 

Riguardo la domanda sul trattato nucleare, penso che l'Iran raggiungerà un accordo. L'alternativa è di continuare a subire le sanzioni e non so fino a che punto il regime sia disposto a farlo. Non credo però la storia finisca qui: sono dell'opinione che alla fine l'Iran vorrà a tutti i costi possedere la bomba atomica. Al momento però il mio paese è disposto a negoziare con l'Occidente sulla questione.

 

Spero aver presto sue notizie ed in attesa e invio i miei più cari saluti.

 

MO

 

 

 

 

Roma, 13 Maggio 2021

 

 

Caro Ministro,

 

Sarei curioso di sapere qualcosa riguardo la sua nuova vita negli Stati Uniti: intende rimanervi in pianta stabile o pensa che tornerà qualche volta in Iran? Come si trova nel paese e dove abita in questo momento? Ha idea di dove vorrebbe stabilirsi in via definitiva? Mi tenga per favore informato. Come lei sa, ho vissuto in America per 30 anni e forse un eventuale suggerimento potrei darglielo. Sarei comunque lieto di scambiare qualche opinione con lei.

 

Riguardo le mie faccende, la situazione non fa che peggiorare. Questo Paese è quello che è e stento a vedere una via d’uscita. Il mio più grande errore è stato di tornarci. Mai mi sarei aspettato di trovarvi quel che vi ho trovato e di finire in una situazione come quella mia attuale.

 

Dalla mia ultima lettera non è cambiato granché. Visto però che non si fa che continuare a parlare di Coronavirus, comincerò con l’illustrarle la situazione odierna.

 

L’andamento della pandemia:  Dopo una campagna vaccinale a rilento ed un’iniziale disastro nel processo di vaccinazione in Lombardia, il premier Draghi ha premuto l’acceleratore e ha denunciato i furbetti del vaccino: erano state infatti somministrate molte migliaia di dosi a categorie non a rischio, come ad esempio avvocati e alcuni settori del pubblico impiego. Per dirgliene un’altra, in Sicilia è stato truccato il numero dei morti al fine di aggirare i divieti di apertura delle attività economiche e farsi beffe degli assembramenti. La situazione è ora in via di miglioramento ed i dati statistici lo confermano. Una mia amica ha preso per me una prenotazione e sono andato a farmi vaccinare il 18 del mese scorso in un grande tendone di fronte alla stazione Termini.

 

Sono rimasto sbalordito. Il personale della Croce Rossa era giovane, educato, svelto ed efficiente. Aveva un giusto senso dell’organizzazione e sapeva impartire istruzioni. Non sembrava proprio di stare in Italia. Stessa cosa una volta entrato nel centro: non ho praticamente dovuto aspettare e la dottoressa che mi ha vaccinato è stata piacevole, professionale e pronta allo scherzo. Una volta vaccinato, sono stato dirottato in un altro padiglione nel quale ho dovuto aspettare qualche tempo prima di venire dimesso. Appena uscito mi ha investito un tremendo acquazzone e sono tornato a casa fradicio.

 

La politica Per merito del Coronavirus, si è parlato meno di politica e la cosa mi ha dato qualche sollievo. Con il nuovo governo la situazione comunque è di qualcosa migliorata ed oggi Palazzo Chigi è certamente più presentabile. Continuano però le rivalità tra i partiti e la cosa crea qualche confusione. È la solita lotta di tutti contro tutti ed ogni spunto è buono da sfruttare.

 

La mia impressione è che tutta questa politica sia una recita il cui copione varia da governo a governo. Il filo conduttore resta però sempre lo stesso: preoccupazione per le scadenze elettorali ed i loro risultati. Nel frattempo, si continua ad assistere ad un graduale erodersi dei principi della democrazia ed al prevalente interesse ad acquisire e mantenere il potere. Il terreno di scontro si è concentrato soprattutto sul tema delle riaperture e la durata o eliminazione del coprifuoco. La piazza protesta e Draghi deve tenerne conto.

 

Ora che le cose sembrano riprendere, si è assistito ad una disputa tra il premier Draghi ed il capo della Lega Salvini riguardo la questione delle riaperture. Il primo ministro, anche per venire incontro agli umori del paese, ha deciso di correre un rischio ragionato allentando i divieti e consentendo un maggior respiro ai cittadini. Salvini e la Meloni insistevano per una riapertura totale delle attività, cosa che sta avvenendo gradualmente: Draghi, tenendo conto dei dati, ha mediato tra i partiti.

 

Il centro-destra:  Tra Fratelli d’Italia e la Lega è in corso una rivalità. Mentre Forza Italia nei sondaggi resta stabile, la Meloni, che possiede la fiducia del suo elettorato, sta rosicchiando consensi alla Lega e al PD: stando all’opposizione gode di maggior libertà nel condurre la sua lotta al governo e sale nei sondaggi. Salvini le risponde cercando di interpretare e restare ancorato a quello che è un sentimento diffuso nel paese: si tratta per lui di non alienarsi il consenso del suo elettorato, cosa che lo pone spesso di traverso al governo.

 

Per Salvini, se uno potesse leggere nella sua mente, non sarà questo governo a fare le riforme. Nel muoversi egli è spesso condizionato dalle prese di posizione della Meloni. Il leader leghista è stato spinto ad entrare nel governo dalle pressioni dell’elettorato del Nord che puntava su Draghi per avere dei risultati concreti nella speranza di uscire dalla crisi. Questa concorrenza e questo gioco al rincorrersi in seno alla destra finisce col danneggiare il Paese perché fomentano le incertezze.

 

Così facendo Salvini conduce una partita nella quale è specialista e che consiste nell’essere allo stesso tempo politico di lotta e di governo. Tiene i piedi in due staffe e ove possibile ne approfitta. La sua posizione nel partito non è del tutto facile: vi si assiste ad una forma di duplice governo esplicata da un poco visibile ma non meno attivo Giorgetti. Il segretario della Lega è alla continua ricerca della ribalta e fa di tutto per mettersi in mostra e far parlare di sé. In Veneto Zaia governa decentemente, è presente sul territorio e rifugge dalle pratiche del segretario leghista.

 

Il centro-sinistra:  Il problema è il seguente: crisi del Movimento 5 Stelle e crisi all’interno del PD. Nel primo si è assistito ad un proseguimento del dibattito su Casaleggio e la piattaforma Rousseau. È una faccenda squallida e di scarso interesse, ma proprio per questo suscita scalpore e fa scorrere fiumi di inchiostro. Sono dibattiti noiosissimi che personalmente trovo privi di qualsiasi interesse. Non sono che il frutto della miseria della nostra politica.

 

Assistiamo ad uno strappo tra Conte, appoggiato da Grillo, e Casaleggio: lo scontro verte tra quest’ultimo ed i 5 Stelle sulla lista degli iscritti a Rousseau. Egli non intende consegnarla fino a che il Movimento non abbia pagato i suoi debiti, che ammonterebbero a 450 mila euro. In risposta, viene accusato di avidità. Questione, come vede, appassionante.

 

In ballo vi sono due visioni diverse della politica: da un lato un Conte che opera in vista di un organismo con sede a Roma e scuola di partito da porre in alternativa al PD, dall’altro un Casaleggio e i seguaci della prima ora che ritengono si tratti di un modo arcaico di far politica. Per loro la democrazia parlamentare è superata ed il futuro appartiene alla Rete. Stretto tra queste rivalità, il Movimento 5 Stelle, non potendo certo fondarsi su simili beghe, rischia di sfaldarsi.

 

Di Battista si è chiamato fuori dal Movimento, del quale ormai si sente parlare solo per i suoi problemi interni. Nulla invece viene detto sul da farsi per trarre il Paese fuori dalle secche. Ancora incerta la posizione di Conte: si è adoperato per mediare tra il Partito Democratico ed i suoi 5 Stelle, ma non si è mai mostrato un leader. Tende ad attribuirsi iniziative mai prese ed in questa difficile alleanza non può limitarsi a sovrapporre il suo partito al PD. Ora si trova di fronte a qualche difficoltà.

 

Particolarmente delicata la questione delle elezioni nei grandi comuni, in particolare Roma e Torino. Nella capitale il sindaco Raggi ha affondato il tentativo di convergere su Zingaretti per il Campidoglio. Il PD in risposta ha proposto l’ex-ministro Gualtieri.  A Torino, malgrado le aspettative del PD, la Appendino ha fatto sapere di non voler desistere. È difficile che i pentastellati possano sostenere le candidature dei Democratici, così come questi ultimi avranno difficoltà ad appoggiare le scelte dei 5 Stelle, che mostrano di incarnare due anime in conflitto. Il Comune di Roma ne è la dimostrazione: vede due candidati schierati l’uno contro l’altro e nessuno di questi sembra voler concedere spazio al rivale.

 

Non da ultimo, a rabbuiare il firmamento dei 5 Stelle la vicenda legata al presunto stupro nel quale sarebbe coinvolto il figlio di Grillo insieme ad alcuni amici. Si tratta di un fatto avvenuto nell’estate di circa due anni fa. Ad imbarazzare il Movimento è stato un video nel quale lo stesso Beppe Grillo, in un intervento demenziale, si scagliava in difesa del figlio e contro la magistratura, la stampa e tutti coloro che puntavano il dito. Per l’ex-comico si sarebbe trattato di un rapporto consensuale, perché la denuncia non era stata fatta nell’immediatezza dell’episodio.

 

In un Paese privo di valori, poco da stupirsi se i politici più di tanto non hanno aperto bocca mentre l’avvocato della ragazza, oltre ad essere legale di Salvini, è un parlamentare della Lega. Si parla anche di uno scambio di notizie con un sottosegretario alla Giustizia. In tempi più felici, l’abitudine era che quando si entrava in Parlamento si sospendeva la propria attività professionale.

 

Come segretario, Enrico Letta è arrivato da poco nel PD e per il momento sembra piuttosto preso a contrastare i giochi interni delle correnti. La sua leadership è ancora tutta da costruire e lui stesso da l’idea di non avere ancora certezze sul da farsi. Il partito è costituito da un insieme di gruppi di potere che non tutti sono disposti a fare un percorso comune. Questo rende difficile dare un’identità al partito e fa sì che il centro-sinistra non riesca ad esprimersi con una sola voce e sia incapace di proporre soluzioni ai problemi del momento.

 

I due partiti si trovano ad essere in cattivo stato, i 5 Stelle essendosi divisi in due ed il PD avendo subito una scissione a destra e una a sinistra. L’asse tra di loro non sembra funzionare al meglio e questo emerge in particolare sulle candidature per le prossime elezioni amministrative attese per Ottobre. Stesse divergenze appaiono sulle misure da adottare per l’economia. Se non dovessero trovare un’intesa saranno le destre a vincere: è difficile che due debolezze riescano a sbarrare la strada a Salvini e al centro-destra.

 

Se la sinistra ha i suoi problemi, vi è un centro-destra che nel Paese è largamente maggioritario. Quest’ultimo a Roma ha proposto per il Campidoglio la candidatura di Bertolaso. A Milano invece la scelta era caduta su Albertini. I due all’inizio hanno preferito non impegnarsi, poi hanno desistito. Il fatto mostra una certa fatica nel dialogo all’interno dello schieramento e la difficoltà di trovare dei candidati credibili. Non credo che fare il sindaco sia oggi una delle occupazioni più appetibili.

 

Berlusconi da quando è entrato in crisi il governo Conte continua a galleggiare, con Forza Italia che vive ancora della sua immagine. Più instabile il controllo di Salvini sui suoi. Come visto, in ascesa la Meloni che si avvantaggia del fatto di essere l’unica a stare all’opposizione.

 

Queste le ultime cifre riguardanti quella che approssimativamente è la forza dei vari schieramenti: Lega 21,5%; PD 19%; FdI 18,5%; M5S 17%; FI 7,5%; Azione 3%; Italia Viva 2,5%. I dati confermano la crescita di Fratelli d’Italia a spese soprattutto del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Il consenso per il governo gravita intorno al 74,5%. A favore dell’opposizione circa il 22%.

 

Bufera sulla magistratura In un momento di emergenza economica e sanitaria ecco esplodere un nuovo episodio di quella che viene definita  “malagiustizia”.

 

La faccenda ruota intorno ad un personaggio di nome Pietro Amara. E’ stato un ex-legale e consulente esterno dell’Eni. Con una serie di rivelazioni ha gettato una luce sinistra sul corretto funzionamento della giustizia in Italia.

 

Vi si accenna ad una misteriosa Loggia Ungheria, di verbali secretati trasmessi ai giornali nel periodo precedente la fine del governo Conte e di rapporti ambigui tra politica e magistratura. A farla breve, un mercimonio di cariche, mancate comunicazioni e trasferimenti di atti: il solito gioco di scontro tra procure che costringe il cittadino ad essere testimone e vittima di lotte interne alle stesse.

 

L’immagine che ne deriva è quella di una magistratura fuori controllo, dedita a guerre tra bande, che tradisce il senso della giustizia e le aspettative del cittadino. Questi orrori non fanno che minare la fiducia nello Stato e indebolire la democrazia: urgente la necessità di una riforma radicale del settore che sempre più appare come un covo di vipere. In questo caso particolare, ad essere coinvolte sono ben quattro Procure.

 

Non mi stancherò mai di sottolineare l’importanza di una giustizia degna di questo nome e di una magistratura affidabile: sono ambedue indispensabili per il buon funzionamento di uno Stato democratico e per mantenere la fiducia dei cittadini.

 

Questa faccenda rende evidente come il Paese non abbia assimilato i valori della rivoluzione francese e di quella americana. La Storia avanza, ma qui da noi continua sempre ad emergere quel tipo deteriore di italiano, privo di virtù civili e capace di pensare unicamente al proprio tornaconto. Questo è un Paese privo di base culturale e sostanzialmente conformista nel quale circola un’abbondanza di personaggi privi di carattere e capacità di giudizio. Pensano solo a se stessi ed ai loro meschini interessi.

 

Economia e lavoro:  L’economia resta un nodo centrale. Se non si riuscirà a trovare il modo di farla crescere, l’aumento della spesa pubblica dovuto al Coronavirus ed alla sospensione delle regole europee rischia di condurre ad un aggravio permanente del debito pubblico. Negli ultimi trent’anni il tasso medio di crescita è stato dello 0,89%. Per riprenderci dai guai dovrebbe essere almeno del 2%. Su di una lista di 63 Paesi, l’Italia per competitività è stata classificata al 44°posto. I tassi per fortuna restano bassi e non vedo ancora tracce di inflazione all’orizzonte.

 

Le infrastrutture, quali autostrade e rete telefonica, sono vetuste. Più che agli investimenti si è infatti pensato a distribuire dividendi agli azionisti. Si è molto indietro anche a livello della logistica. Sembra riemergere un dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, mentre il consorzio Mose (ricorda la mia lettera su Venezia?) rischia il fallimento per debiti. Il cantiere è deserto, nei vari compartimenti non vi sono controlli e le paratie non vengono più manutenute.

 

In questo momento su 60 milioni di italiani ad avere un lavoro sono circa 21 milioni e da quando è apparso il Coronavirus si sono perduti circa un milione di posti di lavoro. Come le avevo spesso scritto in precedenza, questa crisi occupazionale è pagata soprattutto dai giovani e dalle donne. In aggiunta, per rapporto alla media europea del 33%, il numero dei laureati in Italia è di poco inferiore al 20% Il debito pubblico intanto è salito a 2651 miliardi di euro.

 

Data l’importanza del soggetto, le avevo sovente illustrato il problema demografico del Paese. Adesso si è in piena crisi: il numero dei decessi ormai supera quello delle nascite, il cui numero non è mai stato così basso. Nel 2020 sono nati 404 mila bambini, nel 2012 erano 534 mila. Il motivo non è difficile da immaginare: vi è poco lavoro, la situazione di molti giovani non è stabile ed il futuro appare difficile.

 

Il tasso di natalità è oggi ai minimi: negli ultimi vent’anni le nascite sono state deboli e il fenomeno si è accentuato negli ultimi dieci. Si potranno forse avere dei progressi se dovesse entrare in funzione qualche tipo di riforma sulle politiche della famiglia. Ma perché abbia effetto toccherà attendere almeno qualche anno.

 

La politica estera:  Come l’esperienza italiana le avrà ormai insegnato, questo è un Paese ormai privo di ambizioni ed incapace di aspirare ad avere un ruolo nel mondo. È anche considerato ambiguo e poco affidabile. Affrontando questo tema, i nostri politici si trovano faccia a faccia con una realtà che li supera infinitamente: questa non aspetta, gli eventi si compiono e le cose avvengono.

 

Di recente vi è stato un viaggio del ministro degli Esteri Di Maio a Washington. Non ha destato grande clamore. Divertente invece un manifesto apparso da poco con scritto sopra “Grazie Luigi” per aver riportato a casa i soldati dall’Afghanistan: come fosse stata una decisione sua! Questa gente è priva di pudore e pur di raccogliere qualche consenso è disposta a qualsiasi furbizia.

 

Ieri pomeriggio si è svolta di fronte alla Sinagoga una manifestazione a sostegno di Israele. Ovunque uno sventolare di bandiere tra esponenti politici di ogni schieramento. Erano tutti lì alla ricerca del voto ebraico e facevano a gara a chi diceva più banalità. Non avevo mai visto una tale presenza partitica per le vie del Ghetto: il tutto, di nuovo, per accaparrarsi una manciata di voti in più!

 

Il 6 Aprile il premier Draghi si era recato in Libia per il suo primo viaggio all’estero  quale Presidente del Consiglio. Insieme al ministro degli Esteri Di Maio si era incontrato con il suo omologo Abdel Hamid Dbeibah, attualmente capo del governo di transizione incaricato di traghettare il paese al voto il prossimo 24 Dicembre. Il suo scopo era quello di rilanciare il ruolo dell’Italia in Libia, gravemente ridimensionato dalla presenza turca in Tripolitania e da quella russa in Cirenaica, ambedue testimonianze del declassamento strategico italiano.

 

È certo che nel corso del suo viaggio a Tripoli il premier Draghi si sia accorto che in Libia la Turchia conta e sia più forte del previsto. Questa presenza è stata per l’Italia una sconfitta strategica, anche per via del riorientamento di Tripoli nel contesto regionale. Prima dell’arrivo di Draghi tra Libia e Turchia erano stati firmati 5 accordi internazionali. Quando più tardi il governo libico è stato chiamato ad Ankara, ci è andato. Nessuno invece sente più parlare della proposta Conferenza di Roma.

 

L’8 Aprile, nel corso di una conferenza stampa Draghi aveva descritto il presidente turco Erdogan come un “dittatore”. Così facendo, si mostrato digiuno di politica estera. Se vi è un paese che non può permettersi il lusso di infuriare la Turchia è proprio l’Italia. Quest’ultima ha in Libia degli interessi che gli altri non hanno e deve perciò rendersi conto che Ankara ha avuto e continuerà ad avere un ruolo determinante in quel paese. Sarà un concorrente economico molto forte e con tutta probabilità avrà un ruolo nella formulazione degli accordi bilaterali tra l’Italia e la Libia: finché la Turchia sarà presente, l’Italia deve stare attenta.

 

Involontariamente ha anche portato acqua al mulino dell’apparato propagandistico di Erdogan, già di per sé bravissimo a farne uso. Draghi avrebbe dovuto muoversi con maggior discrezione ed operare a livello europeo per ottenere un consenso ed adottare una posizione comune. Erdogan andava contenuto in altro modo piuttosto che andare a stuzzicare l’orgoglio turco. Grave anche l’appoggio dei rappresentanti del Parlamento alle dichiarazioni di Draghi.

 

La Turchia sarà il concorrente dell’Italia in Libia e non la si fermerà dicendo che Erdogan è un dittatore. È un termine abnorme ed improprio, anche se sulla scena interna la tendenza politica va nella direzione di un governo autoritario. Per noi la presenza turca in Libia ha significato una sconfitta enorme e se si perdono posizioni in posti consolidati la colpa ricade solo sull’idiozia di chi ci governa: ci si è fatti estromettere dalla Libia senza batter ciglio e a causa di politiche di questo tipo il potere contrattuale dell’Italia nel mondo è molto basso.

 

Senza l’intervento della Turchia – va sottolineato – la Libia per l’Italia era persa: sarebbe doveroso ricordare che se Haftar non ha vinto è grazie all’intervento turco che ha salvato al-Serraj. Al presidente Erdogan si deve quindi molto e non avendo in mano le carte per vincere lo scontro, si sarebbe i primi a pagare per un peggioramento delle relazioni con Ankara.

 

L’affermazione di Draghi è stata incauta, ma va detto alla fine che egli ha agito con la Libia in modo meno confuso di come lo si è visto con i precedenti governi. Il presidente della Banca Centrale libica ha avuto parole incoraggianti per lui e vi è da augurarsi che questo screzio venga presto dimenticato. Il premier italiano ha fatto bene a recarsi in Libia, ma sembra essersi scordato che vi è presente anche la Turchia e che Erdogan con il suo intervento ha salvato il paese. Resterà da vedere la questione dei contratti economici. La Turchia si prenderà ciò che più le interessa, il resto lo lascerà agli altri.

 

Draghi ha avuto una svista, figlia della sua inesperienza in politica estera. Questa gaffe verrà alla fine dimenticata, così come verrà dimenticato l’incidente sul protocollo con la presidente della Commissione Europea Von der Leyen che ne è stato  il motivo. Sono entrambi problemi trascurabili ma un prezzo verrà pagato. Da parte del nostro premier è stata una reazione sproporzionata per una questione della quale Erdogan probabilmente non sapeva nulla.

 

Riguardo alla Turchia, sarebbe invece necessario pensare alle elezioni del 2023: data la suscettibilità del popolo turco e il suo innato senso di orgoglio nazionale, Erdogan non potrebbe che trarne vantaggio. Questa affermazione fa il gioco delle componenti più radicali e conservatrici all’interno del paese, che non mancheranno di sfruttarla per farci leva. Sarebbe ben più saggio da parte nostra sostenere le forze laiche e democratiche in vista di queste elezioni che fornire pretesti ai loro antagonisti.

 

Volgendo lo sguardo ancora più lontano e pur tenendo conto di tutte le difficoltà, sarebbe utile per noi e per Bruxelles portare avanti un dialogo con la Turchia per arrivare ad un trattato di associazione con l’Unione Europea.

 

La Turchia è un vicino scomodo e potente, poco avvezzo alla democrazia, che deve confrontarsi con una realtà interna piuttosto complicata. Fa parte della Nato, nella quale possiede il secondo esercito per numero di uomini ed ospita sul suo suolo un’importantissima base americana ove si custodiscono anche ordigni nucleari. Ankara gioca inoltre su vari fronti con la Russia e tenta di riaffermarsi in tutti i modi, ma non credo sia da considerarsi un pericolo per l’equilibrio internazionale: ha dei freni quali gli Stati Uniti e la Nato che alla fine gli impongono un certo criterio di comportamento. La vera forza sta ancora nell’Occidente.

 

A Oporto si è svolto un vertice europeo in omaggio alla presidenza del Portogallo. Erano presenti Capi di Stato e di governo e vi si è discusso di tutto, dai vaccini all’Europa sociale, con particolare attenzione ad un rilancio dell’ideale europeo.

 

A Strasburgo si è avuta una conferenza sull’avvenire dell’Europa. È stata chiesta una maggiore partecipazione da parte dei cittadini e si è affermato che l’Europa è più di un mercato. Di fronte ad un mondo globalizzato e frammentato è fondamentale proporre un obbiettivo comune. Questa città, i cui uffici delle istituzioni europee erano deserti da più di un anno per via del Coronavirus, è sostenuta dalla Francia e questo incontro è servito a puntarvi nuovamente i riflettori.

 

John Kerry, inviato speciale del presidente Biden per il clima, è sbarcato a Roma per discutere di problemi concernenti questo tema. L’Italia è attualmente presidente del G20, un forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, il quale ha un’importante agenda sulle questioni climatiche.

 

Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina e priva di esperienze all’estero, è stata nominata a capo dei servizi segreti. In mezzo alle beghe della politica, credo Draghi l’abbia scelta perché amica di vecchia data e pertanto figura della quale si poteva fidare. Come curiosità vorrei anche farle sapere che è per ordine di questa signora che dopo 50 oltre anni di onoratissima carriera è stata colata a picco la nostra storica rivista Affari Esteri.

 

A Lampedusa, con il progressivo miglioramento della stagione, stanno sbarcando centinaia di migranti. Il premier ha dichiarato che nessuno verrà lasciato solo in acque italiane e che chi non ha diritto di restare verrà rimpatriato. Indispensabile resta sempre non solo un accordo con i paesi di provenienza, ma anche con Bruxelles: l’Italia da sola questo problema non è in grado di affrontarlo.

 

Il Recovery Plan L’Italia è entrata nella pandemia che già era disastrata e agli ultimi posti in molti settori nei confronti degli altri paesi europei. Con il premier Draghi ha dovuto recuperare un grande ritardo.

 

Questo progetto se fatto a dovere – cosa ancora da dimostrare – potrà essere per il paese una base da cui partire, ma non potrà certo risolvere ogni problema e rimettere in sesto l’Italia: la libererà forse dalle stampelle, ma continuerà a zoppicare. Rispecchia comunque una visione europea che andrà rispettata e nella quale questo piano dovrà integrarsi. Bruxelles ne controllerà l’attuazione e questo farebbe aumentare la fiducia nel paese. Gli investimenti senza riforme non andranno però lontano.

 

Il piano è stato presentato alla Camera ed include una transizione ecologica, una serie di forti investimenti nel settore delle energie rinnovabili, in campo digitale, per il Mezzogiorno, allo scopo di ridurre le disuguaglianze ed in campo sanitario. Ha avuto il via libero dalla Camera, con l’astensione di Fratelli d’Italia, e così in Senato. È stato approvato a larghissima maggioranza. Adesso il governo dovrà mettere un accento sulle riforme (giustizia, fisco, pubblica amministrazione) per far sì che questi investimenti possano andare a buon fine.

 

Penso sarebbe necessario investire molto di più nella scuola, nell’istruzione e nella ricerca al fine di dare più opportunità ai giovani e alle donne: per loro gli stanziamenti sono pochi e così anche per la formazione. Questi sono però il futuro e per ora non vi è l’ombra né di una riforma della scuola, né dell’università.

 

Per concludere, due righe su un fenomeno agghiacciante: per comprare qualche voto il Partito Democratico e le sinistre hanno sgomitato per mettersi in luce con due personaggi come Fedez, rapper di casa nostra ricoperto di tatuaggi, e la Ferragni, imprenditrice, blogger e influencer su Instagram, nonché sua moglie. Ambedue hanno decine di milioni di seguaci sui più importanti social network. Personalmente, fino al giorno dell’evento che li ha catapultati in prima pagina non sapevo neppure chi fossero.

 

Ai miei occhi sono un fenomeno da baraccone ed il prodotto di una società che qualche problema lo deve avere. Il personaggio, durante il concerto per il 1 Maggio organizzato dai sindacati, aveva denunciato le interferenze della politica nella Rai, non solo a livello di palinsesti e contenuti, ma anche di nomine. Inutile dire che di questo anche i bambini erano da anni al corrente: il fatto che però l’abbia detto lui ha scatenato un putiferio nel mondo della politica. Che pena!

 

Quest’ultimo fatto non fa che confermare la necessità di ribellarsi e rottamare questa classe politica fatta di ignoranti, di professionisti della poltrona e di brama del potere: persone di scarse capacità e soggetti discutibili che continuano a pensare di incarnare un diritto di governare un Paese senza idee e senza programmi concreti. Gente inutile che manca di una concezione coerente dello Stato democratico e dell’etica della politica.

 

Questo Paese regredisce e si affloscia economicamente perché le sue energie trovano sempre più difficile esprimersi ed emergere. Alla fine, la prospettiva comune si riduce in un’infinita serie di prospettive personali che accentuano il deperimento delle strutture della democrazia: il fondo dei valori morali che dovrebbero reggere uno Stato democratico non possono che risultarne intaccati.

 

Queste le mie note sui fatti italiani. Spero potranno esserle utili nel tenerla informata su cosa accade da queste parti. Vorrei invece chiederle cosa pensa di questa ripresa delle trattative sul nucleare e quali possono esserne le prospettive. Ho visto che Ali Larijani e Ibrahim Raisi sono emersi come i due candidati con le maggiori possibilità di vincere le elezioni. Che opinione ne ha e cosa cambierebbe con loro? Sui recentissimi fatti di Gaza, il suo paese si è schierato con Hamas e contro Israele. Quale secondo lei, in termini più vasti, il senso di questa presa di posizione? Mi saprebbe dire qualcosa su come l’Iran riesce a far entrare missili a Gaza? Le sarei grato se potesse dilungarsi un po’ nel darmi queste risposte.

 

Le invio nel frattempo i miei più cordiali saluti e tutti gli auguri per la sua nuova vita americana.

 

A presto,

 

EA

 

Mercoledì 14 Aprile 2021

 

 

 

 

 

Caro Dott. Almagia’,

 

Mi auguro lei stia bene. Per quel che mi riguarda di questi tempi sto meglio anch’io.

 

Se volessimo paragonare gli Stati Uniti all’Europa, la mia impressione è che questi non siano migliori dei paesi nordeuropei, ma di sicuro lo sono ben di più di quelli mediterranei, quali Italia, Spagna e Grecia.

 

Qui negli Stati Uniti vedo due cose che credo non vadano bene:

 

1) La mancanza di sicurezza sociale, accompagnata da un alto tasso di criminalità.

 

2) Un sistema capitalistico che non funziona adeguatamente e non offre buoni servizi quali istruzione, salute, trasporti, ecc.

 

In generale però le cose tendono a funzionare come si deve. Per quel che mi riguarda, sto adesso in contatto con un istituto di ricerca sulla politica islamica sciita, con al centro l’Iran e anche su alcuni aspetti della giurisprudenza sciita riguardo i diritti sociali.

 

Per il resto, ho appreso una notizia da parte di un amico a Tehran. In una riunione che si è tenuta tra la Guida Suprema Alì Khamenei ed i generali dei Guardiani della Rivoluzione si è sostenuto che, con l’aiuto della Cina, l’Iran è in grado di mettere pressione sia agli Stati Uniti che all’Europa per fargli accettare le condizioni poste dal regime: cancellare le sanzioni e riconoscere la supremazia di Tehran nella regione.

 

In questo caso, anche l’Iran sarebbe in grado di dettare le sue condizioni. E’ dunque per questo motivo che il paese non ha tanto interesse a rispettare l’accordo sul nucleare.

 

Per quanto mi riguarda, temo che il regime abbia ragione in quanto possiede tutti gli strumenti necessari per realizzare i suoi obbiettivi.

 

Inviandole i miei auguri nel risolvere i suoi problemi, la prego di accettare i miei più cordiali saluti.

 

MO
 

 

 

 

 

Tehran, 15 Aprile 2021

 

 

 

Nel nome di Dio,

 

Carissimo Edoardo,

 

Scusa per il mio silenzio, ma la gestione degli affari inerenti alla vita ed alla famiglia, come saprai meglio di me, non è per niente facile, soprattutto in un tempo di crisi. Tutto questo mentre il mio lavoro e' di fatto azzerato dalla pandemia.

 

Ti ringrazio anche per la stima. Come sai, non lavoro più per nessuno come giornalista, e seguo i fatti solo per passione personale.

 

Su Iran e Stati Uniti, la guida suprema, l'Ayatollah Khamenei, ha dichiarato apertamente la posizione dell'Iran e ha anche lanciato un velato monito alle autorità iraniane, ricordando che hanno il diritto di assumere solo e unicamente la posizione che vado ora a spiegarti:

 

1) Le sanzioni devono essere tolte senza precondizioni;

 

2) L'Iran dovrà fare una verifica, almeno per un certo periodo, al fine di assicurarsi che queste sanzioni siano state effettivamente tolte;

 

3) Se tutto ciò avverrà, l'Iran tornerà a rispettare gli impegni;

 

Mentre ti sto scrivendo, il livello di arricchimento dell’uranio sarà presto portato al 60% e questo per via delle azioni di sabotaggio alla centrale di Natanz. Credo che da noi la rabbia e l'indignazione siano cresciute per via di questo episodio e che i negoziati di Vienna – come ha detto ieri sera la Guida Suprema – non vengano presi seriamente per via delle proposte ridicole che sono state fatte.

 

Tra l'altro, dopo l'accordo con la Cina che garantisce la vendita di 1,5 milioni di barili di greggio al giorno e una media di investimenti equivalente a 18 miliardi di dollari l'anno, l'Iran può anche permettersi di ignorare sia gli Stati Uniti che l’Europa.

 

Poco alla volta stanno riprendendo ad interessarsi al Paese anche la Corea del Sud (ieri il loro premier era a Teheran), l’ India ed altri. C'è poi tutto l’insieme delle nazioni limitrofe quali Iraq, Turchia, Afghanistan, Siria, Armenia, Azerbaijan, Qatar, Oman con cui si hanno ottimi scambi commerciali e talvolta anche nazioni lontane, come il Venezuela o alcuni paesi africani che da noi fanno spesso ottimi acquisti.

 

Prima che gli americani si accorgano che la loro posizione e' più debole rispetto all’accordo di Vienna del 2015 e che devono accontentarsi di quello già sottoscritto, credo che potrebbero passare mesi o forse addirittura anni. Per questi motivi esito a credere che vi potrà essere un accordo entro breve.

 

Aggiungo che tra meno di due mesi ci saranno da noi le elezioni presidenziali e che per merito dell'Occidente è quasi certo che sarà un ultraconservatore a salire al potere. A quel punto credo che Biden avrà pane per i suoi denti.

 

Un abbraccio e un caro saluto, prego Iddio affinché la tua situazione possa migliorare.

 

A presto,

 

Davood

 
 

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