Lettere Persiane

Si tratta di una corrispondenza con un alto esponente della diplomazia iraniana che si protrae nel tempo e abbraccia temi essenziali delle vicende politiche dei nostri due Paesi. 

 

 

 Roma, 30 Ottobre2022

 

Caro Ministro,

 

Per via di tutti i miei problemi verrò presto cacciato di casa e già ho ricevuto la convalida di sfratto. La invidio molto per il suo trovarsi negli Stati Uniti, dove le cose funzionano non solo in modo diverso ma anche molto meglio.

 

Comincio a temere che questo sia un Paese senza speranza, che potrebbe finire col costar molto all’Europa: è infatti difficile pensare fino a che punto l’Italia abbia la capacità di far danni e guardando al passato ci si rende conto di quanto spesso sia stata precursore di tendenze del tutto nefaste.

 

Tornando ad oggi, come sicuramente avrà già potuto vedere è finalmente nato il nuovo governo. Il suo Presidente del Consiglio è Giorgia Meloni, capo del partito Fratelli d’Italia. Di lontane origini fasciste, lo aveva fondato nel 2012 all’uscita dell’esperienza del Popolo della Libertà poiché in disaccordo con l’appoggio dato al governo Monti.

 

Chi è la Meloni: Entra in politica giovanissima aderendo al Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Quest’ultimo, erede diretto della Repubblica Sociale, nasce nel 1946 e l’anno successivo si distingue per il suo simbolo con la fiamma tricolore. Nel 1972 si fonde con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, assumendo la denominazione MSI-DN (Destra Nazionale). Tutto questo qualcosa dovrebbe far pensare.

 

Tornando ad oggi, questo è il primo governo della storia della Repubblica guidato da una donna e da un partito di destra. Dopo i soliti mercanteggiamenti dovuti alla necessità di accontentare gli alleati, la Lega ha ottenuto 5 ministeri con Salvini alle Infrastrutture, Piantedosi agli Interni e Giorgetti all’Economia. Forza Italia altri 5 con Tajani agli Esteri. Fratelli d’Italia ne ha avuti 9, tra i quali quello della Difesa andato a Crosetto. Su 18 ministri, 6 sono donne.

 

Da parte delle opposizioni, piuttosto critici il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle come oggi incarnato da Giuseppe Conte, emerso da una recente metamorfosi che lo ha fatto virare a sinistra. Più conciliante invece il cosiddetto Terzo Polo, rappresentato da Renzi e Calenda.

 

I dati statistici del voto: Se da un lato questo voto ha espresso il desiderio degli elettori per un esecutivo stabile, dall’altro si è caratterizzato per un livello di astensionismo senza precedenti. Nelle elezioni del 2018 si era recato alle urne il 74% degli italiani e se ben ricordo il dato odierno di astenuti è del 36%. Sale però notevolmente se vengono incluse le schede nulle e quelle bianche, quasi sempre espressione di dissenso.

 

I risultati sono stati i seguenti: Centrodestra 43%, dei quali 26% Fratelli d’Italia, 8,9% Lega e 8,3% Forza Italia. Il centrosinistra ha ottenuto il 26% dei suffragi, con il PD al 19%. Il Movimento 5 Stelle ha fatto meglio del previsto con un 15,6%: Conte si è spogliato dei suoi completini blu con fazzoletto in tasca per assumere le sembianze di un moderno Masaniello: girava il Sud in maniche di camicia ed a Scampia, tanto per farle capire, ha raccolto il 65% dei voti. Il Terzo Polo se l’è cavata invece con poco meno del 8%.

 

In conclusione, al Senato il centrodestra ha ottenuto 112 seggi, alla Camera 235. Nel primo caso la maggioranza è di 101, nel secondo di 201.

 

Interrogativi sulla vittoria e su Fratelli d’Italia: Partendo dall’assunto che questa vittoria è un qualcosa di inedito, la domanda da porsi è: cosa ci dice sull’Italia di oggi e sulla salute del suo sistema politico? E poi, come reagirà il resto delle forze politiche di fronte a questi risultati? Si tratta di un ultimo esempio di evoluzione in corso in Europa nella quale i partiti di destra radicale ottengono percentuali di voto significative o è qualcosa di diverso?

 

Qualsiasi la risposta, una cosa è certa: per questo suo accesso al governo Fratelli d’Italia dovrà pagare un dazio. Non è una coincidenza che sulle questioni più importanti si è dovuto rimangiare praticamente tutto e che sui temi dell’economia non potrà che percorrere il sentiero tracciato da Draghi. La cerimonia dello scambio della campanella è stata significativa: si è svolta in tono amichevole, se non quasi di complicità, tra il premier uscente e quello nuovo. Tra i due vi è stato anche un incontro privato di circa un’ora e mezza. Perciò viva l’Europa, viva l’Euro e viva i soldi del PNRR. Ieri veniva detto il contrario, oggi il governo è al guinzaglio di Bruxelles.

 

Un tempo non particolarmente vicina agli Stati Uniti, la Meloni oggi si è totalmente appiattita sulla posizione di Washington e della Nato riguardo la guerra in Ucraina. L’Italia infatti sta inviando materiale bellico a Kiev ma tutta la faccenda è secretata. In una democrazia lo trovo inaudito e non mi resta che pensare che il segreto sia stato posto per mascherare la pochezza del materiale inviato e ancora da inviare.

 

Quanto a Fratelli d’Italia, in due parole rappresenta una destra conservatrice, nazionalista, identitaria, cristiana, ostile ai musulmani, ai rom ed ai migranti. La si può paragonare al partito della Le Pen in Francia e associare ad alcune delle visioni di Eric Zemmour riguardo il multiculturalismo e la globalizzazione. Intervistata poco dopo aver fondato il partito, la Meloni aveva affermato che Mussolini è stato un grande politico e che tutto ciò che ha fatto, lo ha fatto per l’Italia.

 

Cosa adesso?

 

Le reazioni dall’estero: Ovviamente, chi più chi meno, molti capi di Stato esteri si sono congratulati con lei: da Mosca Putin si augura di avere rapporti costruttivi con l’Italia; il Segretario di Stato americano Blinken si è dichiarato impaziente di collaborare con il nostro paese, soprattutto riguardo il rispetto dei diritti umani (si tratta di una frecciata); dalla Casa Bianca sono anche giunti gli auguri di Biden. Berlino si aspetta che l’Italia resti “molto favorevole all’Unione Europea”, Bruxelles afferma di aver preso atto del successo del centrodestra e si auspica “una collaborazione costruttiva”.

 

Da Londra le congratulazioni di Liz Truss; il presidente Macron diplomaticamente dichiara di rispettare le scelte degli italiani, augurandosi di poter lavorare con la Meloni. Più prudente e circospetto l’Hotel de Matignon. La Le Pen, l’ungherese Orban e gli ultra-conservatori polacchi si sono congratulati per i risultati di queste elezioni ed hanno offerto il loro appoggio alla Meloni.

 

Il campo politico italiano: Cosa dire delle altre forze politiche? Per non dilungarmi troppo dirò semplicemente che il centrosinistra ha condotto una campagna debole, insipida e povera di contenuti che non ha saputo convincere gli elettori. Alcuni parlavano per il PD di un’alleanza con Conte ma la cosa non era possibile perché quest’ultimo aveva fatto cadere il governo Draghi. Enrico Letta, segretario del Partito Democratico, ha parlato di una giornata triste per il Paese e che non gli resta altra scelta che lasciare la segreteria.

 

Questa sconfitta porterà il partito, e dovrebbe farlo prima possibile, ad affrontare un congresso. Letta intanto ha indicato quattro punti cruciali sui quali discutere: il nome, il simbolo, l’identità e le alleanze. In breve, si tratta di ridisegnare il partito e rigenerare il gruppo dirigente rimettendo tutto in discussione in vista di recuperare un approccio popolare. Il grande peccato di questo partito è stato di non aver più compreso la realtà del Paese. Sempre Letta ha dichiarato che il PD farà fino in fondo il suo lavoro di opposizione e che sarà “guardiano inflessibile dei princìpi della nostra Costituzione”.

 

Male è andata anche a Salvini. Nel Veneto la Lega ha scelto di virare a destra preferendo dare il voto alla Meloni, considerata come l’originale piuttosto che la copia incarnata dal leader del Carroccio. Nel corso della campagna elettorale è stato inusualmente taciturno, probabilmente perché conscio di trovarsi in una posizione scomoda: in questi ultimi tempi ha infatti perso gran parte dei consensi che era riuscito a raccogliere in passato.

 

Il silenzio di Salvini non è durato però a lungo ed il giorno prima del voto di fiducia ha lanciato una serie di avvertimenti alla Meloni sull’economia e l’immigrazione. In un incontro con la Guardia Costiera ha lasciato intendere che benché fosse stato privato del Viminale, quello dell’immigrazione resta sempre un suo tema. In presenza di Giorgetti, discutendo del programma economico della Lega, ha affermato che presto darà una risposta alle soluzioni della Meloni.

 

Ancora peggio è andato Berlusconi. Ha perduto i suoi ministri e le sue donne più importanti, passate tutte al Terzo Polo: per Forza Italia si tratta della peggiore disfatta dal 2012. In quanto alle sue opinioni sulla Meloni, in un foglio da lui scritto si poteva leggere che è “prepotente, offensiva, arrogante, supponente” e “che non è possibile andarci d’accordo”. La Meloni, a dir poco seccata, ha dichiarato di non essere persona ricattabile. Lei ha una propria linea politica da seguire e lui teme che possa portargli via quel poco che gli resta del suo partito.

 

Poco dopo si è dato una colossale zappata sui piedi: nel corso di una riunione con i suoi e chiedendo il massimo riserbo in quanto notizie riservate, ha espresso considerazioni deliranti su Putin, Zelensky e la guerra in Ucraina. Senza il minimo imbarazzo li ha informati di aver riallacciato i rapporti col presidente russo e di aver ricevuto 20 bottiglie di vodka per il suo compleanno.

 

Su Zelensky, tra un “lasciamo perdere” e un “non posso dirlo”, ha detto che non lo vede disposto in nessun modo a mettersi intorno ad un tavolo di mediazione con Putin. Tale il servilismo dei suoi che a queste dichiarazioni e ad altre è stato risposto con applausi.

 

In quanto alla guerra, Putin era contrario ma ha dovuto cedere a forti pressioni provenienti da tutta la Russia: si è quindi dovuto inventare “un’operazione speciale” per deporre Zelensky e “mettere un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone perbene e buonsenso”. Gli ucraini poi hanno cominciato subito a ricevere armi e soldi dall’Occidente e la guerra secondo lui si prolungherà per “duecento e rotti anni”. Senza dilungarsi oltre, lei avrà già capito tutto.

 

Conte, come abbiamo visto, si è incarnato in una figura di sinistra: è andato molto bene nel Meridione spingendo sul tasto del Reddito di cittadinanza e facendo leva sulla paura, la rabbia e l’insoddisfazione di gran parte del suo elettorato. In questo sciagurato angolo del paese la politica non è riuscita a stimolare una classe dirigente capace di sottrarsi al malcostume e chi decide spesso è la criminalità organizzata. Le ricorderò che il 72% degli occupati si trova nel Nord e solo il 42% nel Sud. Il Movimento 5 Stelle è in ripresa sotto questa nuova veste e non pochi pensano che sia in grado di raggiungere, se non superare, i numeri del PD.

 

Il Terzo Polo ha fatto poco meglio del previsto ed ha qualche possibilità di aumentare di qualcosa i suoi consensi. Renzi ha dichiarato che farà opposizione ma resta aperto al confronto sui temi più importanti. Al nuovo governo questo polo darà dunque un apertura di credito.

 

Queste dinamiche politiche hanno contribuito a favorire la Meloni. Alla fine non penso sia stato un voto dettato dall’entusiasmo, quanto piuttosto il risultato del tentativo di un paese impaurito ed incerto che cerca di capire dove andare. Credo che il voto si sia diretto soprattutto sulla persona di Meloni e non vedo un vero e proprio convincimento ideologico.

 

Alcune considerazioni sull’azione del governo: Con la sua vittoria, la Meloni dovrà adesso governare tutto il paese e consolidare la sua affermazione sapendo bene di aver di fronte un elettorato molto volubile. Il momento, va detto, è molto difficile ed il peggio deve ancora arrivare: si accorgerà presto che una cosa è stare all’opposizione, un’altra è governare e per restare a galla non avrà altra scelta che interloquire con l’establishment e tranquillizzare i mercati.

 

Finora ha tenuto il giusto profilo, adesso dovrà però affrontare la sostanza: su molti fronti sarà costretta a cedere e non potrà trasformare radicalmente il paese come le sarebbe piaciuto fare in passato: da rispettare ci sono dei vincoli posti dall’Europa che il paese ha accettato. Ormai anche lei sa che questi impegni sono positivi e che dovrà perciò seguire un percorso già tracciato su quelli che sono i grandi temi: economia, inflazione, politica estera e disciplina di bilancio.

 

L’Italia fa parte di un sistema di alleanze internazionali collaudate e non può certo permettersi di contestarne le basi ed i princìpi. Sarà obbligata ad ancorare il Paese alla tradizionale politica estera del dopoguerra che si fonda su due pilastri: l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica. Questa politica è indispensabile e prioritaria, l’alternativa sarebbe l’isolamento e l’irrilevanza: questa collaborazione è infatti essenziale per l’equilibrio internazionale e per garantire un futuro al paese.

 

L’Europa studia la Meloni e la osserva con qualche perplessità. Di fronte ai problemi che dovrà affrontare, qualsiasi governo avrebbe i margini ristretti ed a partire dalle sanzioni alla Russia i percorsi, come si è visto, sono già tutti tracciati.

 

E’sulle questioni interne che farà mostra di una miscela di conservatorismo, nazionalismo e populismo. Questo finirà con l’emergere soprattutto su temi quali l’immigrazione, la famiglia, il genere, i diritti civili e questioni etiche come moralità, patria e religione. Per mostrarsi decisa, cercherà anche di insistere sul peso dell’Italia in Europa. Lo ha detto lei stessa: difenderà gli interessi nazionali e non farà “la cheerleader” di nessuno. Nega poi ogni vicinanza e simpatia verso il fascismo e sottolinea che resterà saldamente ancorata all’Europa e alla Nato.

 

Ottenuta la fiducia in Parlamento, ha dichiarato che le Leggi razziali sono state una vergogna, che l’Italia appartiene all’Occidente, che continuerà il sostegno all’Ucraina e non si piegherà al ricatto energetico di Putin. Intende rinegoziare con Bruxelles il PNRR e fermare le partenze illegali dei migranti dall’Africa.

 

Resta il fatto che l’economia non cresce, lo Stato non funziona ed i cittadini stanno peggio. Se vorrà far bene, la sua politica interna dovrà avviarsi verso la soluzione di alcuni problemi fondamentali finora a lungo ignorati: la struttura democratica ed il finanziamento dei partiti e dei sindacati insieme alla politicizzazione della magistratura, della stampa, dei militari, dei servizi segreti e della diplomazia. Questo implica dare un’occhiata anche al problema della corruzione che non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente. Dovrà anche guardarsi da quel plebiscitarismo e populismo insito nei partiti che ha infettato tutto e indebolito la carente struttura democratica dello Stato.

 

Un viaggio a Bruxelles: Poco dopo essersi insediata, la Meloni si è recata in visita a Bruxelles per farsi conoscere e portare il punto di vista dell’Italia sui problemi da affrontare. Dovrà difendere l’interesse nazionale e discutere sulle sfide che le porranno le istituzioni europee. Ha fatto delle promesse elettorali costose che per via dell’elevatissimo debito pubblico l’Unione Europea sarà riluttante a prendere in considerazione per paura di veder schizzare verso l’alto la spesa pubblica. Oggi infatti, come quello della Grecia all’epoca della crisi, il debito dell’Italia ammonta a qualcosa di più del 150% del Pil.

 

Caloroso ed amichevole è stato l’incontro con la maltese Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo. Più rigido e formale quello con la tedesca Von der Leyen, presidente della Commissione e più freddo e distaccato quello con Charles Michel a capo del Consiglio Europeo.

 

Alla fine si è detto che le autorità europee sono rimaste soddisfatte e che il dialogo è stato franco e positivo. Espressioni di questo tipo in linguaggio diplomatico normalmente possono esprimere qualche disaccordo: al termine della giornata si è preferito infatti non fare una dichiarazione congiunta e questo forse per evitare tensioni.

 

Roma comunque sta facendo il possibile per moltiplicare i segnali di distensione verso Bruxelles anche perché sa di dover affrontare temi non facili come quelli dei migranti, dell’inflazione, del caro energia e del tetto al prezzo del gas per proteggere le famiglie italiane. A complicare le cose, la contrarietà dei paesi del Nord Europa ad accettare sforamenti di bilancio e spese pubbliche elevate. L’Italia ha annunciato un deficit pubblico del 4,5% e chiede maggiore flessibilità sull’attuazione del PNRR nel momento in cui la Banca Centrale Europea per combattere l’inflazione ha ordinato un aumento dei tassi di interesse di tre quarti di punto.

 

Qualche parola finale: Mi creda, questo è un Paese triste, che non mi rappresenta più e che ha grandi difficoltà a rinnovarsi. In questi giorni non si fa che parlare di migranti quando vi è un problema mille volte più grande: quello del Mezzogiorno. Questo governo, va detto, è piuttosto sbilanciato a favore del Nord.

 

Lascia perplessi il fatto che in questo momento un personaggio come Berlusconi, che della democrazia non è certo amico, finisca con l’ergersi a garante del nuovo governo. Egli tutto è stato salvo che un custode della democrazia: è entrato in politica per salvare i suoi interessi economici, ha ampiamente abusato dei suoi poteri, contribuito alla distruzione dei partiti, usato il suo impero mediatico per farsi propaganda politica ed ha aperto le porte alla demagogia e al populismo che caratterizzano l’attuale vita politica.

 

Ha inoltre contribuito ad affossare il governo Draghi e ha legittimato quelle forze di destra che oggi sono al governo, tanto che la Meloni ha potuto affermare esser “giunto il momento della destra”.

 

C’è oggi chi vede questo sdoganamento della destra neo-fascista, iniziato nel 1993 da Berlusconi, come il compimento di un percorso democratico che ha reso possibile nel paese la partecipazione al governo di ogni forza politica. E’ un punto di vista che ha una sua validità anche se io lo vedo piuttosto come risultato indiretto di un tentativo di aggrapparsi ad ogni costo al potere.

 

Questi ultimi tempi hanno portato a galla tutte le contraddizioni della vita e della storia politica di un Paese che rifiuta di fare i conti col proprio passato. Si è infatti potuta vedere una prima sessione del Senato inaugurata dalla 92enne Liliana Segre, ebrea e sopravvissuta ad Auschwitz. E’ poi seguito un intervento dell’appena eletto presidente del Senato Ignazio La Russa, nostalgico del Ventennio e collezionista di cimeli mussoliniani. Il suo secondo nome non a caso è Benito.

 

Come se tutto ciò non bastasse, Berlusconi ne aveva bloccato la candidatura per vendicarsi del fatto che gli avesse negato la nomina a ministro di una delle sue favorite, Licia Ronzulli. Questa era un’infermiera che gli era stata accanto e che lo aveva aiutato nell’organizzare le sue allegre serate in compagnia di giovani ninfette. Dovrà accontentarsi del suo seggio in Senato.

 

La sua attuale compagna, la 32enne Marta Fascina, ha potuto beneficiare grazie a lui di un posto in Parlamento a rappresentanza di una città in Sicilia nella quale non ha mai messo piede. Candidamente ha affermato essersi recata nell’isola da bambina per le vacanze. In segno di apprezzamento ha fatto piovere sul compleanno del Cavaliere una miriade di palloncini rossi a forma di cuore.

 

Tutto ciò, che non è che un frammento della realtà italiana, dovrebbe far pensare allo stato della sua democrazia ed evidenziare come questo popolo sia pronto ad ingoiare tutto ed incapace di indignarsi. Mi dica se un Paese come questo, nel suo intimo sempre pronto ad abbracciare l’uomo della Provvidenza e nel quale invariabilmente le promesse non vengono mantenute, non meriti una rivoluzione. Vi è una dimensione di falsità che spaventa e sembra che nessuno abbia voglia di sapere o di imparare.

 

Di fronte ad una politica dell’immediato, che non fa il suo dovere e pensa solo a se stessa, poco da stupirsi se i cittadini non si sentono rappresentati. Cresce l’insicurezza, si accentua l’imbarbarimento e non vi è certezza sulla giustizia. Di fronte all’elettore, il solito teatrino per conservare il potere.

 

In democrazia le decisioni appartengono ai cittadini ma questa viene loro sottratta e ben pochi sono coloro capaci di guardare in faccia la realtà e dire la verità di fronte alle menzogne e all’ipocrisia dei politici. Ad andarci di mezzo, l’avvenire del Paese e questo le spiega il mio pessimismo sulle sue sorti.

 

Ora mi congedo da lei, chiedendole però come vede questo susseguirsi di proteste che continuano sulla scia della morte della giovane Mahsa Amini: esprimono il desiderio di rovesciare la Repubblica Islamica e la loro intensità non accenna a diminuire. Vedo il potere oggi più fragile, che a seguito di queste giornate ci si trovi di fronte a qualcosa di inedito e si sia voltata una pagina.

 

Benché resti forte il punto interrogativo, mi chiedo se questa frattura tra un paese giovane da un lato ed una casta al potere vecchia ed incapace di offrire soluzioni dall’altro, non sia il prodromo di qualcosa di nuovo che possa portare a qualche sorpresa.

 

Restano però i Guardiani della Rivoluzione e gli apparati di sicurezza, che sono ancora un ostacolo formidabile al rovesciamento del regime. I primi ormai sono talmente inseriti nell’economia e nella struttura del potere da non avere che da perdere se il sistema dovesse implodere. Vi è anche da domandarsi se si sia di fronte ad un governo religioso o piuttosto ad una dittatura militare. Fino a che punto poi queste forze sono disposte ad uccidere ragazze, studenti ed altri manifestanti?

 

La legittimità del sistema credo sia stata resa fragile e non so fino a che punto sarà possibile far finta di niente e che tutto torni come prima. Sarei curioso di avere da lei un’analisi un po’ più approfondita.

 

Con i miei più cordiali saluti,

 

EA

 

9 Novembre 2022

 

 

 

Caro dott. Almagià,

 

Mi ha fatto molto piacere ricevere la sua lettera e ho trovato molto interessante la relazione che mi ha mandato.

 

Per quel che riguarda gli Stati Uniti devo dirle però di non essere del tutto d’accordo con lei. La sua visione di questo paese è forse troppo indulgente. A parte i soldi, qui non c’è molto altro: è un posto in mano ai ricchi e agli investitori e fatto su misura per venire incontro ai loro interessi. Non voglio comunque perdere tempo a discutere di questo argomento.

 

Passando all’Italia, capisco bene la sua delusione e temo che quello che lei mi scrive sia vero. Penso anch’io che in un Paese come il suo nessun governo sia in grado o abbia le capacità di cambiare le cose. Purtroppo è sempre la solita storia e alla fine del percorso non c’è altro che peggioramento e amarezza. Mi dispiace molto.

 

Per quanto riguarda l’Iran, a me pare che lo scenario sia piuttosto chiaro: quasi la metà della popolazione è stanca di questo regime e non lo non vuole più, l’altra metà invece continua ad appoggiarlo. Le autorità, grazie al sostegno che ricevono, stanno reprimendo le proteste di piazza senza esitare e con la massima determinazione: la repressione è talmente violenta e brutale che mi è difficile descriverla adeguatamente.

 

Le due parti sono adesso ad un punto delicato e decisivo, direi cruciale: basta che una delle due faccia un passo indietro che rischia di perdere tutto. Se i manifestanti dovessero soccombere, l’Iran non vedrà più né democrazia né libertà e le loro speranze per un futuro migliore verrebbero irrimediabilmente soffocate.

 

Se invece a perdere dovesse essere il regime, l’Islam in Iran non avrà più alcun potere. Penso sia ancora troppo presto per fare previsioni su quello che potrebbe accadere e non so veramente come potranno concludersi queste proteste. Posso solo dirle che in questo momento provo molta pena ed un gran dolore per tutti quei giovani che si stanno battendo con tanto coraggio e per i giorni che sta vivendo il mio Paese.

 

Mi auguro che queste mie righe possano soddisfare le sue domande e le invio i miei più sinceri auguri. Nella speranza di sentirla presto,

 

Cordiali saluti,

 

MO

 

 

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