Lettere Persiane

Si tratta di una corrispondenza con un alto esponente della diplomazia iraniana che si protrae nel tempo e abbraccia temi essenziali delle vicende politiche dei nostri due Paesi. 

5 Aprile 2022

 

 

Caro Dott. Almagià,

 

Sono molto felice di sapere che il suo amico è di nuovo in Italia. Sono però anche molto dispiaciuto delle sofferenze che le tocca subire in Italia.

 

Da emigrati, stare negli Stati Uniti è per noi molto comodo: tutto va bene e posso dire che non abbiamo nessun problema in particolare. Per quel che mi riguarda, ho trovato impiego in un istituto americano specializzato negli studi sul Medio Oriente. Nel tempo libero mi dedico a quelli che sono sempre stati i miei interessi, ossia gli studi filosofici. Sono anche entrato in contatto con la comunità iraniana locale, ho fatto nuove amicizie e posso perciò dire che le cose in generale vanno bene.

 

Passando all’Iran, penso che per il momento riguardo il negoziato sul nucleare, la via possa dirsi chiusa: il regime chiede agli Stati Uniti una garanzia scritta che non violeranno gli accordi da prendere; vuole anche che il corpo dei Guardiani della Rivoluzione venga cancellato dalla lista dei gruppi terroristici. Oltre che all’America, anche gli altri membri dell’accordo vorrebbero vederlo modificato perché in Medio Oriente lo scenario è adesso cambiato.

 

Il potenziale missilistico iraniano è molto avanzato grazie alla collaborazione dei russi. Vi sono anche droni piuttosto efficaci. Soprattutto nello Yemen, ad esempio, i gruppi vicini ai Guardiani quando vogliono possono colpire l’Arabia Saudita. Ora i paesi arabi hanno un punto in comune con Israele che è la minaccia iraniana e perciò vogliono rivolgersi agli Stati Uniti per impiantare un sistema anti-missile nei loro territori. Per saperne di più dovremo aspettare il viaggio di Biden in Medio Oriente.

 

Come già le avevo accennato in passato, il governo dei Guardiani ha iniziato ad operare, ma in Iran adesso non c’è nulla: non esiste un’economia, non c’è lavoro, non ci sono soldi e quindi è una situazione terribile.

 

Oltre a tutto ciò, vi è anche un grande problema di diritti umani: ogni protesta viene pesantemente soffocata e continua la repressione dei diritti delle donne. Ogni tanto viene sequestrato qualche turista europeo per essere usato come moneta di scambio per provare a far liberare delle spie e dei terroristi attualmente detenuti in Europa. La situazione è dunque pessima ed il popolo non sa più cosa fare.

 

Mi auguro di avere buone notizie da parte sua la prossima volta che mi scriverà e la ringrazio ancora per cercare di tenermi aggiornato sulle vicende italiane che non vedo in via di miglioramento.

 

Cordiali saluti,

 

MO

 

 

 

Roma, 5 Luglio 2022

 

 

 

 

Caro Ministro,

 

Il mio amico Federico è finalmente tornato dalla Spagna e credo d’ora in poi voglia restare nei paraggi. Mi sarà così possibile riprendere contatto con lei nella speranza di riuscire a portare avanti la nostra corrispondenza.

 

La mia situazione purtroppo non fa che peggiorare e tra poco verrò sfrattato. Inutile dirle che non so più quale sarà il mio domani. Se non vi dovesse essere un miglioramento mi troverò costretto a regolare i conti con questo orrendo ed inutile Paese.

 

Tornando alle nostre cose, devo dirle che nello stato d’animo in cui mi trovo mi è sempre più difficile soffermarmi sulle faccende locali che continuano a distinguersi per noia e irrilevanza. In Ucraina si muore e qui si continua a litigare sul nulla: la solita politica miope, basata su una visione distorta della realtà e trasmessa tramite slogan, frasi fatte e luoghi comuni. C’è il terrore di raccontare la verità che è stata ignorata per più di 20 anni.

 

L’allarme inflazione: Insieme alla guerra vi è adesso da affrontare un altro grave problema che è quello dell’inflazione. Ne avevo parlavo tra l’estate e l’autunno dello scorso anno al Tavolo di Politica Estera ma nessuno sembrava dargli molta importanza. La tendenza ad un rialzo dei prezzi si era già andata manifestando da qualche tempo per via delle dislocazioni dovute all’epidemia di Coronavirus. L’attacco di Putin all’Ucraina non ha fatto che esasperare questa tendenza portandola a dei livelli di vero e proprio allarme. In Europa l’inflazione ha superato l’8,5% e le ultime statistiche la danno qui in Italia intorno all’8%. In entrambi i casi si tratta del tasso più alto negli ultimi 35 anni. Passando dall’energia all’agricoltura, ai fertilizzanti, ai trasporti e da lì a tutto il resto, quest’inflazione ha ormai contagiato ogni settore.

 

In risposta, la Banca Centrale Europea ha annunciato la fine della politica di tassi zero. Vi sarà adesso un rialzo di un quarto di punto e successivamente temo che questi ultimi potranno salire ancora. A questo rialzo corrisponde un aumento dello spread che per un paese indebitato come l’Italia rischia di trasformarsi in un ulteriore problema. Negli Stati Uniti, dove l’inflazione viaggia più alta, la stessa Federal Reserve ha programmato una serie di rialzi di tassi per raffreddare l’economia. La politica che sta mettendo in atto è più decisa di quella europea. Porterà ad un rafforzamento del dollaro e con tutta probabilità anche a una recessione. Se questo dovesse verificarsi, la contrazione della domanda che ne seguirà potrebbe risultare in un calo dei prezzi delle materie prime energetiche.

 

Al contrario degli Stati Uniti, dove l’inflazione nasce soprattutto dalla domanda, qui in Europa è all’offerta che bisogna guardare. Delle due, quest’ultima è la più difficile da contrastare. Non importa come la si affronti, si incontreranno sempre delle difficoltà: un aumento dei tassi non potrà che far danni, ma altrettanti ne verrebbero se non si fa nulla. Date le crescenti disuguaglianze, la cosa più ragionevole alla fine sarebbe quella di alleviare il carico fiscale dei redditi più bassi. Se qui da noi vi fosse stato un debito pubblico meno ingente, sarebbe stato più facile venire in aiuto alle fasce più deboli della popolazione. Purtroppo l’equilibrio delle nostre finanze pubbliche è disastroso.

 

Le ultime elezioni: Credo in passato di averle scritto a sufficienza su ciò che pensavo della situazione in Italia e non voglio gravarla con troppe ulteriori considerazioni. Spenderò comunque qualche parola sulle elezioni amministrative del 12 Giugno e sul successivo ballottaggio del 26.

 

Come avrà potuto vedere, i due partiti che più erano in crisi, Movimento 5 Stelle e Lega, non sono usciti bene da queste elezioni. Il sostegno a Draghi ha avuto per loro effetti devastanti. Solo a Genova, che è la città di Grillo, i suoi sono passati dal 18% al 4,4%. A far fare un ulteriore brutta figura alla politica è stato il fallimento del referendum sulla giustizia che le ha anticipate di poco.

 

Al primo turno si è assistito ad un balzo avanti del centrodestra, tanto che la Meloni ha espresso l’idea che forse era giunto il momento di staccare la spina al governo: ai suoi occhi diventava sempre più difficile parlare di una maggioranza. Benché all’opposizione, su alcuni temi come ad esempio la politica estera, il partito si trova molto più vicino a Draghi di quanto non lo siano i suoi alleati di governo. Il suo problema, che non è indifferente, è quello rappresentato dal suo stesso partito.

 

I 5 Stelle, che non hanno mai avuto un forte radicamento territoriale, hanno visto la loro crisi acuirsi per un crescendo di rivalità interne che si sono tradotte in un vero e proprio conflitto all’ultimo sangue tra Conte e Di Maio. Tra i punti che li dividono, l’ultimo è stato quello sull’invio delle armi all’Ucraina. Dietro altisonanti parole e dichiarazioni su ciò che è bene o non è bene fare, si tratta fondamentalmente del solito scontro di potere innescato questa volta dai disastrosi risultati elettorali.

 

Per rimediare a questo fiasco, l’ex-premier Conte cerca visibilità scagliandosi contro un Di Maio che si è tutto ripulito mutandosi nel più convinto dei sostenitori di Draghi. Dal suo scranno della Farnesina vuol far vedere di aver svolto bene i suoi compitini. Tale camaleontismo non può che lasciare esterrefatti e a noi non resta che chiederci chi stanno pensando di prendere in giro queste improbabili macchiette.

 

Chi ha un minimo di memoria non può che ricordare un sorridente e compiaciuto Di Maio che tuonava contro l’Europa, sputava fiele sull’Euro, mostrava ostilità agli Stati Uniti e non perdeva occasione di infastidire la Francia, al punto di recarvisi indossando un gilet giallo per mettersi poi in bella posa e farsi fotografare accanto agli irati portatori di quel simbolo. Lo si ricorda anche mentre esprimeva entusiasmo per il progetto cinese della nuova Via della Seta oppure quando distribuiva onorificenze ad una sfilza di oligarchi russi, tra i più spudorati sostenitori di Putin e saccheggiatori di risorse pubbliche. Tanto per dare un’idea, nel 2015 le ricchezze occultate all’estero corrispondevano a qualcosa come l’85% del Pil russo. E’una cifra che non ha precedenti nella Storia. A farla breve, in politica estera lui ed i suoi accoliti hanno sostenuto tutto ed il contrario di tutto.

 

Di fronte a tale camaleontismo è difficile trovare argomenti che giustifichino situazioni come questa: non si tratta qui di un semplice cambiamento di idea sul percorso di un più vasto apprendistato, ma piuttosto dell’agire di un gruppo di persone che non crede in niente ed è del tutto privo di princìpi. Del tutto assenti passione politica ed impulsi ideali: cambiamenti così radicali si spiegano solo come puro opportunismo. In poche parole, si posizionano dove più conviene indipendentemente da qualsiasi ideale. Chi sono questi personaggi? Cosa pensano veramente? Cosa vogliono comunicare? Qual è la linea del Movimento 5 Stelle?

 

Forse a torto, ma la mia impressione è che Di Maio cerchi di sistemarsi: fino a ieri non faceva che scagliarsi contro l’establishment per trasformarsi oggi nel suo più convinto sostenitore. Il Parlamento aveva già dato il suo assenso alle scelte di Draghi e lui sa che i suoi due mandati sono in scadenza. A questo punto non gli resta molto da fare: o si dimette da ministro degli Esteri o lascia il Movimento 5 Stelle. In questo caso il suo progetto si baserà sulla figura del premier Draghi, tutt’ora molto popolare. Il famoso sport del quale gli italiani sono campioni, quello di saltare sul carro del vincitore.

 

Il nostro elettore, che già di per sé è piuttosto rimbambito, a questo punto o non capirà più nulla e si rimbambirà ancora di più, oppure si sentirà preso per i fondelli. In mezzo a tutto questo polverone varrebbe la pena menzionare che l’Italia ha inviato circa lo 0,6% delle armi che l’Unione ha spedito all’Ucraina. Questo materiale proviene dalle scorte delle nostre Forze armate, è obsoleto e consiste in gran parte di elmetti, giubbotti anti-proiettile, armi leggere e qualche blindato e pezzo di artiglieria.

 

Sulla carta i 5 Stelle sono ancora la prima forza in Parlamento, ma di fatto sono prossimi all’estinzione. Questa loro crisi non può che ripercuotersi anche su Letta. Di riflesso, un sorridente Matteo Renzi comunicava che il grillismo era ormai finito.

 

Calenda, più borioso che mai, rivendicava grandi successi che avrebbero giustificato la sua idea di uno spazio per un terzo polo, quello di un fantomatico e del tutto indefinito centro. Una visione, la sua, di carattere oligarchico, una sorta di governo degli ottimati e perciò teoricamente parlando non del tutto consono alla democrazia.

 

Fingendo armonia, nel centrodestra si dichiarava che uniti si vince. Poi però si giocava al rimbalzo di responsabilità in tutti quei collegi dove i suoi candidati si erano presentati divisi. Berlusconi non ne è uscito bene, in quanto più volte contestato dalla sua stessa gente. Il più danneggiato è stato comunque Salvini: uscito malconcio dal referendum sulla giustizia che aveva fortemente promosso, a parte l’offerta di farsi pagare dall’ambasciatore russo il biglietto per Mosca credo non abbia ottenuto grandi soddisfazioni. Bene non gli è andata neppure nelle grandi città.

 

Come lei certamente saprà, quello della giustizia è uno dei problemi più drammatici che affliggono il Paese. I referendum erano complessi, la posta in gioco non è stata spiegata a dovere e Salvini insieme ai suoi di tutto han fatto salvo che la campagna necessaria per portare la gente a votare: si è parlato di catasto, di balneari, del viaggio a Mosca ma non di ciò di cui si sarebbe dovuto parlare.

 

E’ ormai certo che il Parlamento non riflette più il Paese e che le due coalizioni che caratterizzano l’attuale fase politica non possono che descriversi come farlocche: ciò che le tiene insieme è il semplice intento di non veder vincere l’avversario. Non vi è nessuna visione ideale che le accomuni, così come non vi è accordo su programmi precisi miranti a migliorare le sorti del Paese. Si tratta di un bipolarismo costruito su false coalizioni fatte di falsi programmi per battere falsi nemici. Le forze che ne fanno parte cambiano idea ogni quarto d’ora e non sono che il prodotto di un insieme di aggregazioni parlamentari tenute insieme o messe in difficoltà da piccole ambizioni personali che rendono impossibile prendere sul serio nulla. In poche parole, paccottiglia politica contrabbandata come arte di governo.

 

Il ballottaggio: Con la seconda tornata del 26 Giugno quel vantaggio che sembrava aver ottenuto il centrodestra si è capovolto. Alla fine, queste elezioni amministrative hanno segnato una netta vittoria del PD e del suo segretario Enrico Letta. Queste le sue parole: “un risultato straordinario che ci soddisfa pienamente. Il Pd vince, il centrosinistra vince perché la serietà, la responsabilità, la linearità sono più importanti di qualunque altra considerazione. Questa è stata linea che ci siamo dati. I cittadini sono in un momento di difficoltà e di fronte a questo c’è bisogno di una politica che deve dare affidabilità”.

 

Per l’alleanza Salvini-Meloni-Berlusconi si è trattato di un brutto scivolone. Il centrodestra infatti ha finito col pagare per tutte le sue divisioni e incoerenze. Questo è particolarmente vero per la Lega, nella quale stanno ripartendo le fibrillazioni sulla leadership di Matteo Salvini. Con questo voto il Partito Democratico pone la sua candidatura per Palazzo Chigi, anche se ancora non possono dirsi chiari i rapporti tra le forze politiche a livello nazionale. Per il premer Draghi il populismo rimane sempre il grande nemico.

 

Si è votato in 65 Comuni. I ballottaggi hanno coinvolto 59 Comuni nelle Regioni a statuto ordinario e 6 nelle Regioni a statuto speciale. I capoluoghi dove si è votato sono stati 13, questi i centri più grandi: Verona, Parma, Monza, Barletta, Lucca, Alessandria, Catanzaro e Como. Il Partito Democratico conquista Verona, Alessandria, Piacenza, Monza, Parma, Catanzaro, Cuneo e Carrara. Alle urne si sono recati poco più di 2 milioni di cittadini, un’affluenza di appena 42,16%, in netto calo rispetto al primo turno, quando gli elettori sono stati il 54,77%.

 

Il Movimento 5 Stelle si spacca: In questo contesto di crescente instabilità politica e di democrazia sempre più disfunzionale, a pochi giorni da questo ballottaggio si è verificata l’ineludibile scissione all’interno del M5S. La situazione era insostenibile e Di Maio ne ha tratto le conseguenze fuoriuscendo dal Movimento e portandosi appresso 11 senatori e 51 deputati. Ha subito fondato un nuovo gruppo parlamentare, Insieme per il Futuro, che lo ha portato in diretto conflitto con un partito nato da poco il cui nome è appunto Insieme.

 

Questo spettacolo da operetta si è svolto tra protagonisti che hanno contribuito al degrado della politica e allo sfascio del Paese, dopo aver nuotato nel populismo ed espresso montagne di sciocchezze nell’incapacità più totale di creare un progetto politico. Si torna credo al solito ma innegabile principio dell’attaccamento alla poltrona. L’uomo deve tutto ai 5 Stelle ed in passato non aveva fatto che sostenere ed idolatrare Conte, che ora reputa del tutto inadeguato. La forza di Draghi, come evidenziato anche da questo episodio, deriva dalla debolezza sia della politica che del Parlamento, oggi forse anche per il caldo sfinito ed esangue.

 

Il fenomeno dell’astensionismo: Come appena visto, oltre metà del Paese ha scelto di disertare le urne. Credo che a livello di apatia democratica si stia vicini al record. Come spiegare questo fenomeno? I motivi sono più di uno e tutti contribuiscono al disincanto per la politica e all’indebolimento della democrazia.

 

Ad onor del vero va sottolineato che quest’erosione della partecipazione elettorale è oggi diffusa in tutto l’Occidente. L’elettore infatti troppo spesso si trova confuso, o ancor peggio irritato, da un’offerta politica talmente scombicchierata da non dare più una sensazione di appartenenza. Peggio ancora, questa sembra confermare l’impressione che la politica non abbia più potere. Da qui, un inevitabile sentimento di sfiducia.

 

Da noi risulta evidente una progressiva assenza di cultura parlamentare. Con il loro ingresso in politica Berlusconi ed i suoi hanno iniziato a sfasciare il Parlamento, gli altri lo hanno presto seguito e il resto lo ha fatto la pandemia. Questi nuovi partiti, se così li si può chiamare, ospitano quasi sempre personaggi che ad esser generosi non hanno molto in comune. Non si distinguono né per funzionamento democratico né per visione, né per progetti. Nessuno è mai intervenuto sul funzionamento di questi partiti e non si vede in giro nessuno porsi la domanda di come gestiscono il denaro pubblico e di come ne rispondono. Ognuno fa ciò che gli passa per la mente, mentre qualsiasi aspirazione di partecipazione democratica viene falsata dalla corruzione ed erosa dal populismo. Le istituzioni sono state colonizzate e nessuno presta attenzione al cittadino. A generare questa crisi di partecipazione è anche la scarsa qualità del dibattito politico.

 

Un tempo la classe politica era fatta di persone che avevano un’identità e dalle quali era possibile imparare. Intorno ai partiti, che non erano né virtuali né di plastica, vi erano luoghi di elaborazione, oggi del tutto assenti. Agli occhi dell’elettore la politica è vista come presa d’assalto da personaggi vuoti, mediocri e privi di spessore, da qui capriole, giravolte, annunci, favolette e paura di raccontare la verità. Questo sfascio generalizzato fa dell’Italia un paese brutto e mediocre, cosa che porta inevitabilmente all’astensione.

 

Conclusioni: Potrei continuare, ma oggi mi fermo qui lasciandola con le seguenti considerazioni.

 

Innanzitutto penso che alla luce degli eventi che si sono svolti in questi ultimi anni l’idea del bipolarismo è da considerarsi tramontata. I governi che si susseguono non sono in grado di rispondere alle attese di cambiamento e di modernizzazione provenienti dalla società. Lo stesso vale per la pubblica amministrazione che è forse la peggiore in Europa.

 

La classe politica invece di occuparsi del Paese ed elaborare progetti di ampio respiro per traghettarlo verso il futuro, prosegue invece senza il minimo rispetto per l’elettore nel suo indecoroso spettacolo di schermaglie ideologiche e personalistiche. Mai il coraggio di uscire con proposte concrete, ma solo presentazioni di liste di problemi: la politica dovrebbe essere un passo avanti alla società, ma così non è.

 

Se la politica nuota in un mare di populismo, questo è dovuto alle troppe insoddisfazioni del popolo italiano. Se le forze populiste riuscivano in qualche modo a trovare una ragion d’essere stando all’opposizione, messe una volta alla prova del governo hanno tutte fallito. Ad incendiare gli animi sono state brave ma poi non sono riuscite a tradurre queste insoddisfazioni in un’espressione politica. Da qui il regolare ricorso a governi tecnici di grande coalizione nella speranza di affrontare i problemi e risolvere le sfide del paese. Alla fine però dopo valanghe di annunci, grida, litigi, montagne di chiacchiere spesso accompagnate da abbracci e cazzotti, resta intorno a noi solo un campo di detriti.

 

Serve una nuova cultura politica, così come servono necessità di rinnovamento, forze, idee e uomini nuovi: si è invece circondati da cadaveri che rifiutano di farsi seppellire e mentre ci si guarda in giro non ci si può che accorgere che vi è un’intera gamma di valori umani e culturali che non sono più rappresentati. Per il resto, chi ha più voti ha più posti e troppi intorno a noi pur di arrivare al potere sono pronti a sfasciare tutto.

 

Dopo avermi letto per tanto tempo, spero riuscirà a capire il mio profondo pessimismo sul futuro di questo Paese. O si fa una rivoluzione o non si finirà da nessun altra parte che non sia quella di un’ulteriore e lenta erosione dell’ottimismo, della speranza e della libertà. Tra una guerra che non sembra finire, un’inflazione crescente, una pandemia che pare in ripresa ed un’inevitabile recessione, questo clima di precarietà non potrà che prolungarsi e sfociare in un autunno difficile per il quale sarà necessario prepararsi all’emergenza.

 

Le sarei grato se dal suo nuovo punto d’osservazione potesse mandarmi notizie riguardo la direzione che stanno prendendo gli eventi in Iran, sulle aspettative verso il trattato sul nucleare e su come si pone il paese di fronte alle conseguenze dell’invasione russa in Ucraina. Sarei anche curioso di sapere qualcosa riguardo la sua nuova vita negli States e di come questi le appaiano.

 

Nella speranza di sentirla presto, le invio i miei più cordiali saluti.

 

EA

 

  

 

2022

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