Lettere Persiane

Si tratta di una corrispondenza con un alto esponente della diplomazia iraniana che si protrae nel tempo e abbraccia temi essenziali delle vicende politiche dei nostri due Paesi. 

 

  

Roma, 24 Gennaio 2022

 

 

 

Caro Ministro,

 

Tanto per cambiare, non posso che scusarmi per il mio ritardo nel risponderle. Come lei sa avevo un amico, Federico, che per via dei miei occhi mi aiutava col computer. Purtroppo, ma non per lui, ha lasciato l’Italia per trasferirsi in Spagna dove ha trovato un lavoro più adatto alle sue capacità. Francamente, qui a Roma era sprecato e stava perdendo tempo.

 

Per qualche giorno avrò ad aiutarmi una giovane fanciulla che mi ha inviato un mio amico. Questo spiega la mia lettera di oggi.

 

Come d’abitudine, sarei curioso di avere qualche sua notizia e sapere come si sta adattando alla sua nuova vita in America. Ci si trova meglio? Comincia ad integrarsi? È soddisfatto del suo lavoro? Prevede qualche novità? Mi tenga, per favore, informato.

 

Inizierò adesso col darle qualche notizia su questo disgraziatissimo Paese. Inutile dirle che mi fa sempre più fatica seguirne le tribolazioni politiche. Mi annoiano sempre di più dato che più o meno è sempre la stessa solfa. È ormai da quattro mesi che non si fa che parlare di chi sarà il prossimo inquilino al Quirinale e seguire ora per ora le cronache della pandemia che si cerca di far assomigliare sempre di più ad un bollettino di guerra. Come vede, tra corsa alla presidenza e continui aggiornamenti e dispute sull’evolversi della pandemia c’è veramente di che addormentarsi. Al di fuori, intanto, c’è tutto un mondo che pulsa e nel quale avvengono mille cose di cui nessuno parla.

 

La situazione prima di Natale: Le avevo detto in precedenza che pensavo la legislatura sarebbe durata fino alla sua scadenza naturale nel 2023. Malgrado parecchi dubbi resto sempre della stessa opinione perché vi sono troppe incertezze per interromperla e le forze politiche non ne sono pronte. Vi è da considerare anche la questione della nuova legge elettorale e della pensione alla quale i deputati non vogliono certo rinunciare.

 

Il Movimento 5 Stelle è in dissoluzione e si sta trasformando in una stampella del PD. A causare tanta sofferenza è il contrasto tra quelli che sono gli istinti dei primi tempi e le posizioni di oggi. Malgrado le speranze che Conte avrebbe potuto invertirne le sorti, questi continua a ristagnare.

 

Con Salvini e Berlusconi al governo e la Meloni con i suoi Fratelli d’Italia all’opposizione, il centro-destra è in crisi. Questa destra ha un problema culturale in quanto non riesce ad esprimere candidati accettabili da opporre al centro-sinistra e da rendere accettabili all’Europa. Forza Italia ha sempre vissuto all’ombra del Cavaliere e non potrà avere altro capo che lui: non si tratta infatti di un vero partito, quanto piuttosto di uno strumento personale. Non ha i voti per considerarsi determinante e nella coalizione di centro-destra è in coda a Fratelli d’Italia e la Lega. Berlusconi vuol fare il Presidente ed incoraggia Draghi a restare a Palazzo Chigi.

 

Riguardo la Lega, non ci si può che domandare quale ne sarà la futura connotazione. Salvini è un abile capopopolo, rattristato dal rendersi conto che i voti che prende non gli vengono dallo stare vicino a Draghi. Sa anche però che non può allontanarvisi troppo e ignorare gli interessi degli imprenditori del Nord. Vive la contraddizione di stare al governo e dover contemporaneamente pescare i suoi voti tra i sovranisti con una Meloni che lo pungola dall’opposizione. Più riservato e distaccato Giorgetti. Idealmente, credo pensi spingere il partito verso posizioni che lo rendano più accettabile a Bruxelles e alla parte più produttiva del suo elettorato settentrionale.

 

In quanto al centro-sinistra, questo è come al solito spaccato e alla ricerca di una missione. Renzi è sempre Renzi: gli piace il potere, gode a far soldi (se li va adesso a pescare fino in Arabia Saudita) e manca di costanza. Credo possa essere alla ricerca di qualche importante ruolo internazionale che possa portarlo fuori dall’Italia. Calenda si è distaccato dal PD per farsi un partitino suo personale. Si agita molto per afferrare qualche briciola di potere ed è coperto dalla sinistra. Tutti e due sembrano operare in vista della creazione di una forza di centro per sostenere Draghi e capace di cogliere consensi.

 

Riguardo al Quirinale, il centro-sinistra non ha forza sufficiente per eleggere il Presidente e lo stesso può dirsi per il centro-destra. Conclusione: tutto verrà deciso all’ultimo momento e con Berlusconi in campo è probabile che potrà esservi sottobanco anche una vendita di voti.

 

In mezzo a tutto questo, quel che è certo è che mancano veri leader politici e personaggi di calibro. È il regno della gentarella e della mediocrità. Continuano ad imperversare partiti personali che piuttosto che guidare il Paese lo inseguono. Le grandi culture politiche sono assenti e vediamo all’opera gente capace solo di contemplarsi l’ombelico, di viver alla giornata ed inidonea ad esprimere una visione del domani del Paese. In un sistema di questo tipo, inutile pensare che il cittadino possa in alcun modo concorrere alla determinazione della politica nazionale, principio cardine della democrazia.

 

In tempi diversi ed in nazioni più evolute, a caratterizzare un partito, oltre che ad uno statuto democratico, è la sua cultura interna. Da noi, i partiti, sempre più sclerotici ed autoreferenziali, si sono mutati in strumenti personali e comitati elettorali. Si sono così perduti quei legami per dialogare e collegarsi con il cittadino. Come aggregazioni di interessi, con un pensiero ed una visione della società strutturati, questi non esistono più e l’elettore non ha più accesso alla vita nazionale e all’elaborazione delle decisioni. Il Paese sarebbe tutto da ricostruire. Draghi è una garanzia ma non so se porti con sé un progetto riguardo l’Italia di domani. L’uomo solo al comando non funziona e non può avere i mezzi per farcela. Fuori dai partiti solo confusione e chiacchiericcio: si fa più spesso ideologia che non vero dibattito politico e vengono a mancare quegli strumenti indispensabili di mediazione tra interessi vari se non opposti.

 

Per concludere l’anno, in un caleidoscopio di incontri, vertici, dibattiti e telefonate, vediamo le forze politiche accapigliarsi su tutto e l’emergere di tensioni tra sindacati e governo. Temo ci si trovi di fronte al rispuntare di una triste realtà: questo Paese ha sempre bisogno di andare alla ricerca dell’uomo della provvidenza. Lo si sta vedendo adesso con Draghi al quale, come agli antichi re di Francia, vengono attribuiti poteri taumaturgici e nel quale sono investite le speranze del Paese.

 

In questa realtà di partiti scassati, il ruolo del Presidente si è fatto più importante e con una pandemia in corso ed in ballo i soldi dell’Europa, non credo sia prudente andare al voto prima della fine della legislatura. Quel che è certo è che continua ad aumentare la distanza tra il cittadino e il mondo della politica.

 

La politica estera: l’unico fatto di rilievo, prima di chiudere l’anno, è stata la firma del Trattato del Quirinale, già proposto dal presidente francese Macron nel 2017. Questo, per lui, va ad aggiungersi al trattato di Acquisgrana, sottoscritto con la Germania nel 2019, e serve a rinforzare l’asse franco-italiano mentre si prepara la fine dell’età Merkel. Il trattato si compone di 12 articoli che includono l’economia, la difesa, la salute, la cultura, la sicurezza, l’innovazione e la questione dei migranti. Se gestito a dovere potrà contribuire ad accelerare e consolidare il processo di unione, soprattutto in vista della presidenza francese dell’Europa attesa per l’inizio dell’anno a venire.

 

Si tratta di un documento vincolante di cooperazione rafforzata che consolida i legami economici, politici, commerciali e culturali fra i due paesi e rappresenta una salutare cucitura dei rapporti dopo un lungo periodo di tensioni.

 

Nella visione dell’astuto Macron è un tassello per porre la Francia al centro dell’Unione. A noi serve per rimediare al nostro isolamento in Europa e ad esser franchi, in un certo senso, rappresenta anche una sconfitta. Si doveva entrare nel trattato dell’Eliseo concluso tra Francia e Germania e non lo si è fatto: l’Italia avrebbe potuto far parte di quest’importante trattato trilaterale ed ora viene ripescata con un trattato bilaterale. Ci si stava isolando in Europa. Ci si aggrappa adesso alla Francia.

 

Si tratta per il momento di solo inchiostro: a contare, di fatto, è la realtà di una Nazione, la qualità della sua classe dirigente, il reddito nazionale ed il suo spessore culturale. Con la sua arretratezza e la sfiducia nelle istituzioni che ne derivano, non credo il Paese possa essere di buon esempio.

 

Il Presidente Mattarella si è recato in visita dal Papa per poi partecipare all’incontro con il corpo diplomatico per il saluto di fine anno. In ambo i casi, si è trattato di un commiato in quanto a Febbraio lascerà per sempre il Quirinale.

 

Il discorso alla stampa del Premier Draghi: rivolgendosi alla stampa, Draghi ha fatto un discorso chiaro, succinto e deciso. Questi, alcuni dei concetti chiave: il suo destino personale non conta niente ed egli è semplicemente un nonno al servizio delle istituzioni. Ha sottolineato che spetta alla politica creare quelle condizioni necessarie per mandare avanti un Paese indipendentemente da chi sta al potere. Le istituzioni - ha sottolineato - contano più degli uomini ed in quanto a lui, ha finora fatto e continuerà a fare il suo dovere.

 

Ha poi voluto ringraziare le forze politiche per la loro disponibilità nel rendere possibile la chiusura del dibattito sul Piano di Crescita. Al suo posto - ha voluto far sapere - potrebbe stare chiunque ed il lavoro che ha svolto lo ritiene concluso in quanto ha creato quelle condizioni necessarie per andare avanti, indipendentemente da chi sarà il futuro Premier. Con il Presidente Mattarella che lascerà il Quirinale la domanda adesso è: tornerà il Premier a casa per fare il nonno oppure salirà al Colle?

 

L’Anno Nuovo: l’Italia si affaccia nel 2022 come un Paese tutto fuorché risanato ed in condizioni sempre precarie.

 

Credo che per il bene della Nazione sia meglio che Draghi resti a Palazzo Chigi ma dato che i partiti non sembrano accordarsi sulla scelta di un nuovo Presidente, è possibile che passi al Quirinale. Gli italiani intanto sono preoccupati dal lavoro, dal rincaro delle bollette energetiche, già salite del 30%, e dall’espandersi della pandemia. Con questi chiari di luna, d’ora in poi il tasso di interesse sul debito dipenderà dalle scelte di politica interna.

 

Non senza fatica, i nostri hanno trovato un accordo sul vaccino: sarà reso obbligatorio per quella parte della popolazione che risiede in Italia e supera i cinquant’anni. Tensioni e divisioni continuano a percorrere la maggioranza, accentuate dell’avvicinarsi della data per la scelta del prossimo Presidente della Repubblica.

 

Queste, approssimativamente, le prime cifre dei partiti: PD 21,5%; Fratelli d’Italia 19,5%; Lega 19%; M5S 15,5%; FI 8%; Europa più Azione 4,5%; IV 2%.

 

Per non annoiarla troppo le dirò soltanto che il pollaio si agita e si muove in un mare di incontri, scambi di telefonate e vertici che a loro volta ne prepareranno altri. Tanto per dirne una, Conte, Letta e Speranza si sono visti per la scelta di un candidato comune alla coalizione dei partiti di centro-sinistra da mandare al Quirinale. Tutti restano, intanto, col fiato sospeso in attesa delle decisioni di Berlusconi, le cui possibilità quirinalizie sembrano però evaporare. L’operazione “scoiattolo” condotta con la complicità di Sgarbi non ha avuto l’esito sperato. Questa missione, intrapresa per ordine di Berlusconi, è stata condotta soprattutto in quella vasta palude che è il gruppo misto, aggregazione di figuri transumati una o più volte da un gruppo all’altro, non è andata a buon fine. È servita soprattutto a dare l’ennesima dimostrazione della caduta di stile e dell’assenza di credibilità di una classe politica che finisce inevitabilmente col contare sempre meno.

 

Il bravo Berlusconi (si fa per dire) pensava di essere eterno e voleva sentirsi protagonista, cullandosi ancora nell’illusione di contare qualcosa. Il problema è che quella sua è sempre stata una figura divisiva sia a livello di opinione pubblica che di partiti. Dati i suoi trascorsi, non gli era poi possibile affermare il prestigio e la credibilità del Paese all’estero. Il suo stesso partito sostiene la candidatura di Draghi.

 

Dal canto loro Salvini e la Meloni, che litigano su tutto, andavano a braccetto sull’inopportunità di candidare una figura come quella del Cavaliere. Per i suoi trascorsi ed il suo semplice essere, egli non possedeva quelle qualità aggreganti necessarie per salire al Colle. Dalla Leader di Fratelli d’Italia sappiamo solo che il candidato deve essere “un patriota”.

 

Ad aumentare l’incertezza, pesano anche le divisioni interne ai 5 Stelle con un Grillo sotto inchiesta per traffico di influenza. Per molti di loro una candidatura di Draghi è indigeribile. Alla fine, nessuno dei due schieramenti può vantare la maggioranza per eleggere il Presidente. Tradotto in soldoni, è necessario trovare un candidato capace non solo di corrispondere alle esigenze del momento, ma anche di andar bene ai due schieramenti.

 

Per il Quirinale adesso tutti fanno il nome del Premier anche se l’impressione mia è che malgrado tutte le pantomime del caso, i partiti al Quirinale Draghi non lo vogliano.

 

La situazione generale: malgrado il perdurare del Coronavirus, il rimbalzo del Paese dopo le recenti difficoltà può dirsi soddisfacente, il clima generale resta però sempre variabile ed il cittadino non può viver solo di patemi. Questa resta sempre una Nazione debole, fragile, mal governata ed in mano ad un sistema burocratico paralizzante. Il debito pubblico nazionale ha toccato livelli record, mentre per l’impiego delle donne e nuove nascite si è all’ultimo posto in Europa. Nell’Unione, intanto, raggiungono livelli record le infrazioni contro l’Italia.

 

Vediamo affacciarsi adesso un allarmante aumento dei prezzi che riguarda non solo l’energia ma anche l’alimentare, i trasporti e le materie prime. Di questa inflazione finora si è parlato poco benché negli Stati Uniti sia già a livelli record dall’inizio degli anni ottanta ed in Europa dai tempi dell’Euro: se dovesse perdurare, un aumento dei tassi sarebbe ineludibile e se vi è qualcosa della quale oggi il Paese non ha bisogno è proprio questo.

 

Se il Premier Draghi dovesse andare al Quirinale, ci sarebbe il rischio possa farlo per disperazione. Resterà a questo punto da vedere chi prenderà il suo posto a Palazzo Chigi: egli vorrà la certezza di non lasciarsi appresso problemi atti a complicare una situazione politica di per sé difficile. Dovrà soprattutto impegnarsi a rassicurare l’estero e tener conto dei mercati finanziari data la situazione nella quale versa il Paese. In un anno si sono avuti 180 miliardi di Euro in debito aggiuntivo e lo spread è il più alto da quando è arrivato al governo Conte.

 

Questo alla politica più di tanto non piace: perché dovrebbe esser proprio il Premier a suggerire chi lo dovrebbe sostituire a Palazzo Chigi? In mezzo a tanta debolezza, la politica si affanna su come può per recuperare qualcosa dello spazio perduto. Questa corsa al Quirinale si svolge in un momento difficile tra debito crescente, perdurare della pandemia ed una grave crisi alle porte dell’Europa che vede il Presidente russo Putin confrontarsi con l’Occidente.

 

Draghi a Palazzo Chigi resta una garanzia per tutti. Al Quirinale, infatti, renderebbe difficile la formazione di un nuovo governo. Nel bene come nel male, il suo nome è per il momento al centro di tutto, ma stia pur certo che presto verran fatti altri nomi e che nessuno, neppure tra gli allibratori di Londra, è certo sull’esito finale di questa elezione.

 

Una partenza al buio: tra poche ore si va al voto in assenza di una seppur minima intesa: trent’anni di sgretolamento del sistema politico hanno reso difficilissimo trovare un accordo su chi possa dirigere il governo: prima si è dovuto pescare un Conte, adesso dal capello si è fatto uscire un Draghi. L’emergere di questi personaggi, venuti da altri ambienti, è l’ultima dimostrazione della crisi nella quale versa politica. Il Paese si trova in una fase di stallo nella quale nessuno vuol dir di sì a nulla e tutti sono sempre pronti a dire no a tutto.

 

Con Draghi in corsa vediamo intanto emergere i nomi di nuove figure tra queste Amato, la Casellati e Casini, ai quali si son presto aggiunti i nomi di Ricciardi, fondatore della comunità di sant’Egidio, e della Belloni, attualmente a capo del Copasir. Il primo non è ben gradito dal PD, ossia da Letta, che tanto di buon occhio non lo vede. Gli altri due non li reputo idonei e credo che per il semplice fatto che si sia pronunciato il loro nome vuol dire che non sono materiale da elezione. Presto se ne vedranno di altri.

 

Da questi brevi cenni avrà capito che la politica si affaccia a questa elezione in una situazione di muro contro muro: trovare un accordo non credo sarà cosa semplice. Mattarella ha ottant’anni e la domanda è: chi ne prenderà il posto? Se dovesse esser Draghi, vi è già chi teme una crisi di governo prematura. In ballo sono la stabilità del Paese e il rilancio dell’economia. Date le circostanze, gran parte del gioco si svolgerà dietro le quinte nel corso di incontri riservati. In assenza di un candidato ufficiale, nulla è certo e si prevedono tempi lunghi.

 

Due parole sulla presidenza della Repubblica: In Italia, quella del Presidente della Repubblica, in base alla costituzione ed alla tradizione, è una posizione onorifica che non da un gran potere. Al contrario di quella francese, o di quella americana, la nostra non è una Repubblica presidenziale ma parlamentare: a dirigere il governo è il Presidente del Consiglio. In circostanze gravi, il Presidente della Repubblica può però avere un rilevante peso decisionale, cosa che gli consente di intervenire in soccorso alla politica o risolvere le crisi di Governo, che in Italia sono quasi quotidiane.

 

Per eleggerlo servono i voti dei mille e nove così detti grandi elettori. Nel corso delle prime tre votazioni è necessaria una maggioranza di due terzi. Dalla quarta in poi ne basta una semplice. In passato si è giunti fino a trentatré votazioni. Con una al giorno ci è voluto un mese. Tra poco scopriremo la durata di questa elezione: i giochi sono aperti.

 

Con tutte le forze politiche al governo, salvo Fratelli d’Italia, sarà interessante vedere la dialettica tra di loro. Come menzionato in precedenza, se dovesse venir eletto Draghi vi è chi teme una crisi di governo con elezioni anticipate. La sola favorevole a questo sbocco è la Meloni, che con i suoi è l’unica a stare all’opposizione. Salvini, benché privo dei numeri di una volta, ha comunque una capacità di influenzare la scelta e lo stesso può fare il Partito Democratico. Al momento è difficile dire cosa possano decidere i 5 Stelle: alcuni sono favorevoli alla candidatura di Draghi, altri, come Conte, contrari.

 

Considerazioni finali: per il momento, la candidatura di Draghi sembra a mio parere aver la meglio: nessuno ha la sua credibilità internazionale, cosa che per un Paese così profondamente indebitato ed inaffidabile come il nostro è a dir poco indispensabile.

 

In questo momento i casi sono due:

 

- se Draghi resta a Palazzo Chigi la legislatura si prolungherà per un altro anno, il governo potrà giungere fino al termine del suo mandato e lui potrà portare a termine il compito per il quale è stato scelto.

 

- se Draghi dovesse salire al Colle, vi rimarrà per sette anni ma non controllerà più Palazzo Chigi e questo apre un nuovo problema: chi sarà il futuro Premier, quale la sua azione politica e quali risultati potrà ottenere?

 

Per il momento ad occupare la scena è sempre lui. Altri nomi stanno però spuntando e nessuno è in grado di stabilire l’esito di queste elezioni, meno di tutti io, privo purtroppo di doti profetiche. L’unica cosa che posso dire è che date le attuali circostanze, chiunque verrà eletto Presidente non potrà esserlo che con un’ampia maggioranza di voti e non credo questa maggioranza potrà essere raggiunta in poche votazioni. Posso solo contemplare, con invidia, come si sono svolte le cose in Germania a seguito dell’uscita della Merkel dalla scena politica.

 

Mi auguro di essere riuscito a condensarle in modo accettabile questi ultimi due mesi di sviluppi italiani. Come al solito le chiederò informazioni sull’agire del Presidente Raisi e del suo Governo, non solo nel contesto domestico ma anche in quello regionale. Quali sviluppi considera possibili con l’Arabia Saudita e gli stati del Golfo? Cosa pensa potrà accadere con il negoziato di Vienna sul nucleare?

 

In attesa di una sua risposta le invio i miei auguri per l’anno nuovo, anche se non è quello suo, insieme ai miei più cordiali saluti. A questi aggiungo quelli di Mario Spadari che mi ha detto non vederla da tanti anni e chiede anche lui sue notizie. Spero a presto,

 

EA

 

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