Lettere Persiane - Anno 2012

Roma, Martedì 3 Gennaio 2012

 

 

Caro Ministro,

 

Come le avevo preannunciato, tutta una serie di fastidiosi impegni ed altri guai mi hanno impedito di risponderle prontamente. Me ne voglio scusare ma le mie difficoltà continuano ad intralciarmi sia l’esistenza che il lavoro.

 

Riguardo la sua richiesta per un permesso di soggiorno, vedrò cosa mi sarà possibile fare. Nelle mie attuali condizioni sono molto debole con il risultato che ho un potere contrattuale minimo. Per il resto, come lei sa, i Repubblicani contano purtroppo assai poco e non sono in molti a voler dare loro retta. Ho però adesso un amico mio che è stato nominato Sottosegretario agli Esteri. Dovrei mettermi in contatto con lui la settimana prossima ed intendo presentargli il suo caso. Le farò sapere il risultato appena possibile.

 

Nella sua ultima lettera ho potuto constatare il suo pessimismo riguardo le sorti dell’Europa. Ciò che lei dice è in parte vero ma credo che il progetto europeo andrà avanti e, con tutta probabilità, finirà con il realizzarsi. È da molti anni che ci si lavora e la posta in gioco è altissima. Se non ci dovesse riuscire sarebbe un colpo gravissimo non solo per tutto l’Occidente, ma anche per il resto del mondo. Si tratta infatti del più grande blocco economico, di quasi 500 milioni di persone e, anche, di oltre 2500 anni di storia, cultura e di civiltà. L’alternativa sarebbe la nostra irrilevanza a livello internazionale, alla quale farebbe presto seguito un inevitabile declino. L’Europa continuerebbe a trovarsi divisa in un grande numero di staterelli, ognuno dei quali senza mezzi, forza e massa critica sufficienti per riuscire a proiettarsi verso l’esterno e contare alcunché. In poche parole, finiremo tutti col diventare delle sorti di colonie di potenze più grandi, dinamiche e meglio organizzate. Credo dunque non si abbia alternativa: dobbiamo per forza andare avanti e operarci nella realizzazione di questo progetto che considero irreversibile.

 

Il recente vertice di Bruxelles, come spesso avviene per tutti questi eventi, non è stato minimamente risolutivo. Si è tentato un compromesso tra le tesi di Parigi e di Berlino che però non ha portato ancora indicazioni chiare su come affrontare l’attuale crisi. L’Inghilterra ha preferito tenersi fuori mentre i 17 Paesi che condividono la moneta comune hanno deciso di sottoscriverlo. A livello nazionale, la direzione va verso quella di impegnarsi a mantenere maggiore disciplina fiscale e finanziaria. Fin qui tutto bene perché più disciplina, coordinamento e trasparenza finanziaria sono cose positive. Il problema sta nel fatto che, in tempo di recessione, un accordo tendente a costringere rigore ed austerità finirà con l’avere conseguenze negative sui Paesi più deboli ed indebitati.

 

 

L’aspetto positivo è che si sono compiuti i primi passi verso un accordo fiscale in seno all’eurozona, con regole sostenute da sanzioni automatiche che vincolino le finanze pubbliche. Importante è anche stata la decisione presa dalla BCE di mettere a disposizione qualcosa come 500 miliardi di Euro in soccorso agli istituti di credito in difficoltà.

 

Giunti a questo punto, penso che non sarebbe di beneficio a nessuno uscire dall’eurozona, come non lo sarebbe per coloro che continueranno a farne parte. Manca ancora purtroppo quell’unione fiscale, finanziaria e politica che sola potrebbe permettere all’Europa di continuare ad esistere, prosperare e proiettarsi nel mondo. Dovremo seguire bene gli eventi di quest’anno che penso risulteranno fondamentali per il futuro del nostro Paese e di tutto il continente.

 

Qui da noi il nuovo Governo si sta impegnando ad affrontare la crisi. Sono state varate le prime misure di austerità che finiranno col pesare soprattutto sulla classe media e sui soliti noti. Si tratta fondamentalmente di aumenti fiscali, rincari delle tariffe e della benzina e adeguamento e riforma del sistema pensionistico. Restiamo ora in attesa della seconda parte che dovrà riguardare la crescita e lo sviluppo: riforma dello Stato, privatizzazioni, evasione fiscale, riduzione dei costi della politica e competitività. Non mi trovo ad esser d’accordo su tutto ma è anche vero che il Governo ha dovuto agire in gran fretta non essendoci davvero tempo da perdere. Prevedo grosse difficoltà per l’anno corrente: abbassamento del tenore di vita, calo dei consumi, aumento della disoccupazione e delle difficoltà aziendali, probabili tensioni sociali.

 

Andando alle faccende di casa sua, sarei curioso di avere la sua opinione riguardo al recente incontro a Riyad tra il capo dei Servizi Segreti Iraniano, il suo omologo Saudita ed il Ministro degli Interni, Principe Nayef Al-Saud. Quali informazioni sono a sua disposizione? Stessa curiosità avrei anche sulle recenti manovre navali vicino a Hormuz e le minacce di chiudere lo stretto. Che effetto ha tutto ciò sugli equilibri politici interni al suo Paese?

 

Augurandomi che lei stia bene, le invio tutti i miei più cordiali saluti.

 

A presto,

 

EA. 

 

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